Riforma Gelmini: università e scuola superiore, tagli su tagli

Il Ministro della Pubblica (d)Istruzione, Mariastella Gelmini, promuove una riforma-slogan: “tagli per tutti”, università, scuola superiore e primaria.

di Carmine Gazzanni

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Lo sciopero della fame. Questa pare essere l’unica risposta che potrebbe attirare l’attenzione del Governo sulle centinaia di migliaia di precari che saranno sbattuti fuori  dalle aule e dagli istituti scolastici dopo la riforma del ministro Gelmini. A iniziare sono stati tre precari palermitani, Salvatore Altadonna, Giacomo Russo e Pietro Di Grusa (quest’ultimo, addirittura, ha deciso di partecipare nonostante problemi vascolari, tant’è che ha rinunciato anche a prendere la cardioaspirina, ma, a causa di un malumore, dopo tre giorni, ha dovuto rinunciare). Poi hanno aderito altri “nuovi disoccupati” a Pordenone, Pisa, Benevento e Milano. E da oggi, ha annunciato l’USP di Salerno, altri precari sciopereranno anche lì. Intanto il Governo pare non dare alcuna risposta. Ma, a questo punto, poniamoci noi alcune domande: perché mai una decisione così drastica come lo sciopero della fame? La risposta è da ritrovare nei provvedimenti di Gelmini & co.

TAGLI SU TAGLI

Il Ministro Gelmini, prima dell’inizio delle vacanze estive, andava ripetendo che “questa manovra fa salva sia l’Università che la ricerca, non ci sono tagli in questi settori”. Non è così, anzi: si continua sulla stessa strada dell’anno scolastico appena trascorso. La Finanziaria del 2008, infatti, aveva  stabilito misure che hanno portato (e stanno portando) a tagli del 25% sulla pulizia scolastica, meno 140 mila posti di lavoro tra docenti e Ata, meno 8 miliardi alla scuola pubblica entro il 2011. E ancora: tagli agli insegnanti di sostegno, eliminazione degli specialisti, carenza di fondi per piccole uscite didattiche, aule più affollate (si è arrivati anche a 32 alunni per aula) e quindi meno sicure.

Ora, con la nuova riforma, dobbiamo aggiungere a quanto già detto il blocco degli aumenti di stipendio e dei rinnovi contrattuali. E, inoltre, non ci sarà più alcun premio per gli insegnanti meritevoli. Nel 2008, infatti, venne stipulato un accordo che prevedeva l’istituzione di un fondo da destinare agli insegnanti più virtuosi. Chiaramente una promessa non mantenuta: con questo provvedimento, infatti, si toglie anche tale fondo per gli insegnati meritevoli e lo si utilizza per risanare il disavanzo delle scuole italiane (le scuole in Italia, infatti, sono creditrici nei confronti dello Stato per migliaia e migliaia di euro).

Proprio per la drammaticità di questi tagli, la Fcl-Cgil ha diramato un fascicolo informativo “per saperne di più, per difendere e garantire la qualità della scuola pubblica”. In questo opuscolo troviamo un capitolo dedicato proprio ai precari, in cui si  ricorda che, quanto previsto nella legge finanziaria del 2007 (150.000 docenti e 30.000 Ata), è stato ancora una volta disatteso e “per l’a.s. 2010/2011 sono state previste solo 16.500 assunzioni a fronte di quasi 100.000 posti vacanti”. E la situazione sarà ancora più drammatica rispetto all’anno scorso: “a fronte dei tagli operati, circa 20.000 lavoratori quest’anno non avranno la possibilità di un contratto annuale”.

Ma andiamo avanti. La riforma prevede anche il “pensionamento forzoso” di coloro, docenti e Ata, che hanno raggiunto i 40 anni di contributi. Portavoce della protesta di costoro è il Professor Giovanni Falcetta, che abbiamo contattato. Il Professore sta lottando anche per vie giudiziarie contro un provvedimento non solo ingiusto (una recente Direttiva della UE vieta, ai fini del licenziamento, la discriminazione per età), ma anche, per alcuni aspetti, illegale: il pensionamento coatto è “prescritto come obbligatorio solo dalla nota Miur prot. n. AOODGPER 1053 del 29/1/2010 e dalla nota Miur prot. AOODGPER 2261 del 25/2/2010”. Ma tali note non hanno alcun valore di legge, come ribadisce anche la sentenza della Cassazione del 5 gennaio 2010: “La violazione di circolari ministeriali non può costituire motivo di ricorso per cassazione sotto il profilo della violazione di legge, non contenendo le circolari norme di diritto, ma essendo piuttosto qualificabili come atti unilaterali”.

Proprio per questi motivi Falcetta sta presentando diversi ricorsi, riportando risultati ambivalenti. C’è chi ha dato torto ai “rottamati”, come il Tribunale di Crema, che ha respinto i reclami “per assoluta mancanza di fondamenti giuridici, sia di legislazione ordinaria che di legittimità costituzionale”. Questo, tuttavia, solamente perché i giudici, sulla base di valanghe di sentenze favorevoli ai ricorrenti, hanno dovuto ammettere, in conclusione della loro Ordinanza, che “la fattispecie è nuova” e che “ancora la giurisprudenza è molto controversa”. C’è chi, però, ha dato piena ragione ai precari, come il Tribunale di Paola. Nella carte, in questo caso, leggiamo che la Corte “accoglie il ricorso e […] dichiara il diritto di Rinaldi Salvatore (precario che si era rivolto al tribunale, ndr) a rimanere in servizio nel profilo di docente a tempo indeterminato […] con assegnazione delle medesime funzioni”.

CHI NON SARA’ COLPITO DAI TAGLI

Bisogna, tuttavia, essere molto precisi. Nel provvedimento c’è sì un taglio per la scuola pubblica, ma non un taglio dei fondi pubblici per le scuole private (qualche mese fa si parlava di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuola private). Tutto questo sebbene l’Articolo 33 della Costituzione affermi che: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato“.

E ancora. Come rivela “Il Fatto Quotidiano” non sono previsti tagli per gli insegnanti di religione. Anzi, aumentano: “26.000 in servizio, di cui 14.000 di ruolo”. E occhio a due particolarità: la cattedra si ottiene solo grazie al “placet” del vescovo, ma gli insegnanti sono pagati dallo Stato Italiano; e inoltre, qualora qualcuno di questi rinunci all’insegnamento di religione per insegnare qualche altra materia in conformità con l’abilitazione posseduta, resta nell’organico scolastico e per questo sicuramente troverà un altro posto. Un modo, insomma, per evitare tutta la trafila del “periodo-supplenze” che ogni giovane che vuole gettarsi nel mondo dell’insegnamento deve affrontare.

SCUOLA DELL’INFANZIA

Come denuncia la Cgil, anche quest’anno “la scuola dell’infanzia continuerà ad essere spinta verso un ruolo di mera assistenza”. Infatti, al contrario di quanto voglia far credere il Ministro, non sono previsti aumenti di organico, ma sono stati confermati i posti dell’anno scorso, che comunque rimangono insufficienti, tant’è che le liste di attesa rimangono lunghe con la conseguente esclusione di numerosi bambini e bambine dalla scuola. La riforma non contempla né risorse per gli anticipi, né corsi di formazione per il personale già in servizio e questo fa sì che, molto spesso, i docenti svolgano un ruolo improprio.  A rimetterci, logicamente, è il livello pedagogico e scolastico offerto: “si continuerà a negare ai bambini dai 3 ai 6 anni il giusto percorso didattico ed educativo”.

SCUOLA PRIMARIA

Come molti già sapranno il Ministro ha intenzione di abolire la figura dell’insegnate di inglese, tant’è che è stato offerto un corso per permettere a tutti i docenti di insegnare la lingua. Corso, che la Cgil ha definito “sbrigativo”. Si tende, in questo modo, a far passare la figura del maestro “tuttologo” che ha il compito di impartire un’educazione scolastica a 360 gradi. Impossibile! Inoltre, con i tagli previsti, molte famiglie non potranno ricorrere al tempo pieno (modulo a 40 ore). L’esempio più eclatante ci viene dal Lazio: 24.241 famiglie avevano chiesto il tempo pieno per i loro figli. Con la riduzione d’organico, però, solo 20.408 studenti potranno essere accontentati (almeno secondo le prime previsioni diffuse dalla Flc-Cgil). E perché questo? Perché qui, nel Lazio, c’è stato un taglio di 189 maestri.

SCUOLA MEDIA

Le conseguenze della riforma, anche in questo caso, sviliscono il livello culturale ed educativo impartito dagli insegnanti. Innanzitutto diminuirà il monte ore settimanale, in quanto si passa da 33 a 29; le aule saranno più affollate (le prime dovranno avere come divisore 27, le seconde e le terze 20); le ore di lettere passeranno da 11 a 9. Inoltre, per via della saturazione delle cattedre molto probabilmente gli insegnanti avranno un numero di aule spropositato. Lo stesso dicasi per il personale Ata: la loro riduzione mette in questione l’apertura degli istituti nelle ore pomeridiane per attività integrative.

SCUOLA SUPERIORE

Anche qui le misure svelano come la riforma abbia principalmente fini economici e non pedagogici. E’, infatti, prevista una riduzione delle ore settimanali (27 ore nel primo biennio), che peseranno soprattutto negli istituti in cui erano previste sperimentazioni (difficilmente troveranno spazio), e una cancellazione di alcuni insegnamenti (fra tutti spicca la cancellazione di diritto ed economia). La Cgil, inoltre, registra una scarsa attenzione alle discipline scientifiche, proprio nel periodo in cui l’OCSE rivela uno spaventoso deficit su queste aree degli studenti italiani.

UNIVERSITA’

Per quanto riguarda l‘università il discorso è, in parte, diverso. Come sappiamo ci sono tagli che falcidiano tutte le università, virtuose e non. Ed è proprio questo che a molti pare non andare giù: i tagli non sono mirati (come dovrebbero essere), ma indiscriminati. Conti alla mano, infatti, in alcuni atenei si continua a sperperare in maniera sconsiderata aprendo corsi inutili. Basti pensare alla sola Università di Siena: i debiti qui ammontano a 110 milioni di euro. E ancora: in Italia sono attivi 5.500 corsi di laurea, 37 dei quali con un solo studente e 327 che non superano i 15 iscritti. Ma il tragicomico viene adesso, i nomi di alcuni corsi: si va da Scienze del fiore e del verde a Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto; da Storia delle donne e di genere a Scienze e turismo alpino; da Beni enogastronomici a Ortofrutticola internazionale; e ancora Chimica dei materiali e tecnologie ceramiche; Tecniche erboristiche e Scienza della Pace.

Per lo meno non possiamo dire di non avere fantasia …

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