RIFORMA FORNERO/ Via libera ad articolo 18 e ammortizzatori sociali. Resta l’enigma degli esodati

Il governo ieri ha incassato le prime due delle quattro fiducie poste sulla riforma del lavoro e s’accinge ad ottenere il voto finale previsto per oggi pomeriggio. Approvazione, dunque, a tempi di record. Andiamo a vedere, nei fatti, cosa ieri è stato approvato. Ma c’è dell’altro. La riforma, infatti, otterrà il via libera della Camera senza che però non sia stato risolto uno soltanto dei problemi grossi come macigni che pesano sul testo del ddl. A cominciare, per esempio, dal numero degli esodati: la riforma non conosce, ad oggi, il numero di quanti con esattezza potranno essere.

di Carmine Gazzanni

riforma_fornero_fiducia_passaSi sapeva sin da principio: il governo ha incassato i primi due voti di fiducia sul disegno di legge per la riforma del mercato del lavoro ed oggi chiuderà la pratica con l’approvazione definitiva. Ancora una volta, dunque, il peso dell’Europa è stato determinante. Si era detto sin da principio: approviamo in fretta per presentarci più forti il 28 e 29 giugno al consiglio europeo. Anzi il presidente del Consiglio ieri anche anche annunciato che domani, subito dopo il voto finale, scriverà al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, per sottolineare i “progressi” dell’Italia nelle riforme strutturali.

Non mancano, tuttavia, i mal di pancia. D’altronde, l’abbiamo detto più volte: è su questa riforma che si giocheranno le prossime alleanze politiche e la stabilità stessa dei partiti. Il motivo è presto detto: bisognerà vedere se i partiti di maggioranza –a cominciare dal Pd – riusciranno a mantenere una coesione interna evitando spaccature. E il lavoro potrebbe essere, appunto, uno dei motivi centrali di una rottura interna. Basti vedere, nei giorni scorsi, l’emersione di una corrente antimontiana all’interno del Partito Democratico, in apertura rottura con la linea ufficiale assunta dal partito. Stesso dicasi anche per il Pdl, cosciente che anche e soprattutto l’appoggio al governo Monti potrebbe essere stato determinante per gli ultimi scarsi risultati elettorali.

Come detto, però, ieri questi mal di pancia sono emersi. Ma, come sempre in questi casi, è bastata una promesse per zittire tutti. Mario Monti, infatti, si è solennemente impegnato nell’aula della Camera di intervenere presto con modifiche al testo, nei punti chiesti da Pd e Pdl. Ha promesso un “impegno del governo” per modificare con successivi provvedimenti la riforma nella parte della flessibilità interna, come richiesto da Pdl, nonché sugli ammortizzatori sociali, come invece voluto dal Pd. Una promessa, insomma. Tanto è bastato per far tacere tutti. Tant’è che alcune domande sorgono spontanee: ma perché nessuno mai di Pd e Pdl (se non i mal di pancia interni, come abbiamo detto) hanno parlato di questi problemi interni in sedi istituzionali? Perché non hanno chiesto un intervento del governo prima che si approvasse? Insomma, chiedere modifiche a giochi fatti sembrerebbe avere tanto un gioco demagogico.

I problemi nel testo della riforma invece ci sono eccome. A cominciare dal numero degli esodati. Dal numero di quei poveri cristi: lavoratori che avevano già scelto le dimissioni dalla propria azienda sapendo di essere molto vicini alla pensione. E invece si ritroverebbero oggi senza stipendio e senza pensione non per un anno che già sarebbe una cosa intollerabile per chi vive del proprio stipendio, ma addirittura per 5 o 6 anni. Ebbene, ad oggi il governo non conosce il numero di quanti lavoratori siano. Non è dato sapere. Abbiamo assistito nei giorni scorsi al giochetto dei numeri, senza che, nei fatti, poi Elsa Fornero si sia più espressa in materia. Insomma, è stata approvata una riforma senza avere la benché minima idea delle conseguenze che questa stessa potrebbe avere. E, soprattutto, su quanti lavoratori.

Tra i provvedimenti approvati ieri, l’articolo 18 e la nuova struttura degli ammortizzatori sociali. Infiltrato.it si è soffermato sulle questioni approfonditamente. Cerchiamo di capire cosa potrebbe cambiare da qui a poco.

L’articolo 18 è stato un parto. Dopo tanto parlare sulla necessità di abolirlo in toto, anche per le pressioni dei sindacati che hanno trovato l’appoggio dell’Idv (unico partito nell’arco parlamentare a garantire un appoggio alle forze sindacali), si è deciso di reintegrarlo. Ma, in realtà, è una farsa: in caso di licenziamento discriminatorio, economico o disciplinare illegittimo, il giudice “ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro”. Tutto risolto, sembrerebbe. E invece no. Nei fatti a decidere se sia il caso di reintegrare sarà il giudice. E, a quanto pare, in maniera del tutto arbitraria. Nella riforma, infatti, si dice che il giudice, per quanto riguarda il licenziamento economico, è tenuto ad applicare il reintegro immediato “nell’ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustifico motivo oggettivo”. Ma in cosa consista questa insussistenza non è specificato. Stesso dicasi per il licenziamento disciplinare: reintegro previsto se “il fatto non sussiste”. Tante parole, dunque, ma poca chiarezza.

Passiamo agli ammortizzatori sociali. La riforma, in pratica, ha smantellato l’attuale sistema, per crearne uno che non include effettivamente i lavoratori discontinui: “la c.d. mini ASpI – come è scritto nel documento a firma Idv sulle pregiudiziali di costituzionalità della riforma (pregiudiziali bocciate solo pochi giorni fa) – viene riconosciuta per la metà delle settimane su cui sono stati versati i contributi, producendo un taglio rispetto al valore dell’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti attualmente corrisposta; la previsione di copertura figurativa delle settimane lavorate nel biennio mobile, cumulata alla riduzione della durata di erogazione dell’indennità, produce un peggioramento significativo dei diritti previdenziali”. A non essere inclusi nemmeno i collaboratori a progetto. Senza dimenticare, peraltro, che sono in tanti a ritenere che la previsione di spesa per i nuovi ammortizzatori potrebbe essere insufficiente.

Oggi sono attesi, come detto, gli altri due voti di fiducia e, dunque, il via libera della Camera alla riforma. Una riforma che non conosce la concretezza dei problemi – vedi gli esodati – che affronta. Ma c’è fretta: ce lo chiede l’Europa d’altronde.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.