RIFORMA ELETTORALE/ Quando l’ipocrisia è al potere. Dopo tanto blaterare, arriva il Superporcellum.

Un voto inutile è utile se serve a eleggere qualcuno” diceva Totò nei panni dell’indimenticabile Antonio La Trippa ne Gli Onorevoli. Forse il trio ABC dovrebbe riguardare quel film. Troverebbe tanti tratti in comune con quello che stanno facendo: tanta demagogia e tanta ipocrisia. Per un solo risultato: la legge elettorale sarà peggio dell’attuale con nessuno voto di preferenza e una coalizione che si deciderà soltanto dopo, nelle segrete stanze del potere. Alle spalle dei cittadini.

di Carmine Gazzanni

Porcellum_Vignetta_di_BertelliHanno una gran paura dell’ondata di antipolitica. Temono le forze disobbedienti di Di Pietro e Grillo. Potevano dimostrare uno slancio di buon senso per riportare il cittadino a credere nei grandi partiti, ma niente. Il potere è sempre il potere. Ed eccolo lì, allora, il Superporcellum, una legge elettorale pensata, concepita, studiata solo e soltanto per ostacolare chi è scomodo, per lasciare nell’ombra chi potrebbe dar fastidio. Dunque, per non consentire il normale svolgimento del processo democratico.

Esagerazioni? Assolutamente no. Dopo la porcata di Calderoli, per ben cinque anni di seguito si è detto dell’esigenza di cambiare legge elettorale. Nessuno avrebbe mai pensato che, alla fine, si sarebbe deciso per una riforma che avrebbe messo ulteriormente tra parentesi il volere del cittadino. Basta poco per rendersene conto.

La bozza di riforma, che presumibilmente sarà presentata il 29 agosto, dovrebbe prevedere una soglia di sbarramento (4% o 5%), il diritto di tribuna per i partiti che non riescono ad eleggere parlamentari, l’abbandono del maggioritario ripristinando il sistema proporzionale, la cancellazione dell’attuale premio di maggioranza, l’indicazione del candidato premier sulle liste e la riduzione del numero dei parlamentari: dagli attuali 945 a 750 (500 deputati e 250 senatori).

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Tre, poi, i colpi di genio. Primo: premio di maggioranza del 10-15% al partito più votato. Un particolare non da poco dato che un sistema così concepito non esiste da nessuna parte al mondo se non in Grecia, un Paese che – diciamocela tutta – non ha brillato negli ultimi anni per stabilità politica. E allora perché si è deciso tale criterio? Semplice: Pdl, Udc e soprattutto Pd che tanto ha insistito a riguardo vivono una paura  che non permette loro di dormire sonni tranquilli. Il loro incubo risponde ai nomi di Grillo e Di Pietro. Temono che possano collezionare voti, che possano estromette il potere di palazzo che detengono. Insomma, l’obiettivo è far fuori i dissidenti, mantenere lo status quo e continuare a godere dei soliti interessi di corte.

Secondo: non ci sarà alcun ritorno alle preferenze. Tanto parlare per nulla. Niente di niente. Come detto, un post-Porcellum. Anzi, un Porcellum al quadrato, dato che, stando alla bozza, c’è un altro particolare non da poco: le coalizioni – ecco il terzo colpo di genio non verranno decise prima (e dunque non saranno note all’elettorato), ma soltanto dopo dai partiti stessi. Che, dunque, nelle segrete stanze potranno fare il bello e il cattivo tempo. Un esempio per intenderci: un elettore di sinistra decide di dar sostegno al Partito Democratico. Lo vota, ma il Pd, dopo le urne, decide di allearsi con Casini. Quanto sarà tenuto conto, in questo modo, del reale volere dell’elettore x?

Ipocrisia, dunque. Demagogia e politichese a gogò. E paura, anzi terrore. Brama di potere. Ecco la sintesi dell’ennesima porcata che verrà presentata a giorni e su cui la maggioranza  è tutta compatta. Né potrebbe essere altrimenti. È ovvio a tutti, infatti, che il ritardo nel concepire la legge elettorale sia dovuto semplicemente al fatto che Alfano, Bersani e Casini hanno pensato prima alle possibili alleanze per le prossime politiche. Si sono insomma messi a tavolino per pensare e concepire una riforma che potesse accontentare un po’ tutti e che tenesse conto proprio di quegli accordicchi già decisi e che diventeranno espliciti tra qualche mese, quando saremo più a ridosso delle elezioni.

Per il momento, però, una certezza c’è. Finchè il cittadino sarà tenuto lontano dal potere decisionale con una legge elettorale finta, che lo chiama al voto ma soltanto per prenderlo in giro, non cambierà nulla. Dopo venti anni di Berlusconi, niente è cambiato. E nulla cambierà. Non ci sarà alcuna nuova stagione democratica. Semplicemente perché l’oligarchia partitica continua a proteggere se stessa, illudendo e blaterando di presunti cambiamenti. E lo sappiamo bene: quando comanda l’oligarchia non c’è spazio per la democrazia. Tertium non datur.

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