RIFORMA DEL LAVORO/ Bersani e Casini verso l’alleanza, dimenticati i lavoratori . No alle pregiudiziali di costituzionalità

Fiducie su fiducie. Prima con il ddl anticorruzione (tre), ora con la riforma del lavoro. Il governo continua sulla sua strada: non è ammessa alcuna discussione ed ecco allora l’ennesimo voto di fiducia. Ed è proprio per questo che Italia dei Valori e Lega Nord hanno presentato, una per parte, due pregiudiziali di costituzionalità. Diversi articoli – nel procedimento di approvazione e nella sostanza stessa del provvedimento – sarebbero stati violati. Il Parlamento, com’era immaginabile, ha respinto (60 favorevoli, 372 contrari). Eppure qualche dubbio …

di Carmine Gazzanni

bersani_casini_alleati_riforma_lavoroAnche oggi a tener banco è la riforma del lavoro. Si apre per il Parlamento italiano un periodo rovente con ben quattro voti di fiducia che, salvo sorprese, porteranno a fine settimana all’approvazione ultima della riforma del lavoro targata Elsa Fornero.

C’è qualcosa, però, che non quadra. Ad iniziare dalla modalità a cui è ricorso (peraltro per l’ennesima volta) l’esecutivo: zero discussione in Aula e voto di fiducia. Per accorciare i tempi? Probabilmente sì. Ma certamente anche per non correre il rischio di non essere sbugiardato in Parlamento. È nei fatti, d’altronde, che questa riforma non trovi consenso da più parti. Non solo Idv e Lega, ma anche pezzi importanti di maggioranza. Soprattutto all’interno del Partito Democratico. Agli ormai noti anti-montiani Pietro Ichino e Stefano Fassina si è aggiunto per ultimo Cesare Damiano che proprio oggi ha dichiarato: “In un periodo di recessione rischiamo di essere tutti esodati”. Frecciatina diretta proprio al ministro Elsa Fornero.

Ma la questione, peraltro, sarebbe profondamente più ingarbugliata di come possa apparire. Di mezzo non c’è solo la discussione sui numeri degli esodati o sull’articolo 18. Stando perlomeno a quanto esposto oggi da Italia dei Valori e Lega Nord, infatti, la riforma verrebbe meno ad alcuni principi fondanti della nostra Costituzione. A cominciare dalle modalità attraverso cui sarà approvata la riforma: dopo il voto di fiducia al Senato, questa settimana saranno, come detto, ben quattro i voti di fiducia. Nessuna discussione, dunque. Nessuno atto illegale, sia chiaro. Il voto di fiducia è previsto dalla nostra Costituzione (art.74). Ma è anche vero che l’articolo 70 recita: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. La discussione in Aula, d’altronde, è un tratto peculiare dell’attività democratica. Eppure, con un colpo di mano, il governo ha deciso di alterare il normale iter parlamentare che avrebbe previsto la discussione e la votazione uno per uno dei 77 articoli della riforma. E, raggruppandoli, in 4 macro-articoli ha previsto rispettivi voti di fiducia.

Ma c’è di più. In gioco, stando sempre alle pregiudiziali, ci sarebbero tanti e tanti articoli costituzionali (a cominciare dal primo): “Il ddl governativo non si limita a modificare singole disposizioni o singole discipline regolate dal diritto del lavoro – si legge nel documento Idv – ma lo novella nella sua totalità intervenendo su ogni suo aspetto e in alcuni casi introducendo discipline ex novo che sostituiscono le previgenti”. È nei fatti, d’altronde, che la riforma, al di là di tante parole, preveda una sorta di erosione del lavoro a tempo determinato. Tale erosione – si legge ancora nelle pregiudiziali – “si manifesta nella certificazione di una precarietà che non risiede nell’onere del lavoratore di adattarsi a cambiare più lavori, ma nel mantenimento di un sistema che priva il lavoro della giusta retribuzione e non garantisce continuità e adeguatezza di versamenti contributivi e coperture assicurative”. Basti pensare, ad esempio, all’eliminazione della causalità nei contratti a tempo determinato, all’aumento del rapporto tra lavoratori dell’azienda e apprendisti. Senza dimenticare, per giunta, la possibilità di continuare ad assumerne di nuovi anche se non vengono stabilizzati quelli già impiegati. Senza dimenticare, peraltro, la questione sull’articolo 18: così come concepito, la tutela reale nel caso di insussistenza di licenziamenti motivati da ragioni economiche è rimessa interamente alla discrezionalità del giudice e non prevista esplicitamente come sanzione per l’illegittimità del licenziamento (e per altro, come abbiamo dimostrato, così come concepita sarà difficile che qualcuno faccia ricorso). E poi l’ingiustizia del fondo di solidarietà che esclude dalla copertura i lavoratori occupati in imprese con meno di 15 dipendenti.

Niente da fare. In Parlamento continua questa corsa contro il tempo per approvare la riforma. Favorevoli alle pregiudiziali solo 60, contrari 372: “la Camera respinge. 372 parlamentari, in pratica, favorevoli a non essere affatto coinvolti nella riforma. Tanti Ponzio Pilato che un giorno potranno dire: è tutta colpa dell’esecutivo, hanno posto la fiducia. Noi non c’entriamo nulla. È l’Europa che ce lo chiede, dicono in tanti. Giustificazione tanto vana quanto futile. Eppure Pierluigi Mantini (Udc), intervenendo in Aula, ha parlato, riferendosi a Lega e Idv, di “attentato contro l’interesse nazionale”, proprio perché – non sia mai – non possiamo scontentare l’Europa. Stesso parere anche per Luigi Bobba (Pd): le pregiudiziali sarebbero un atto “arbitrario e in contrasto con una lettura sistematica delle leggi dei rapporti di lavoro”. Giuliano Cazzola (Pdl), infine, ha parlato di “grande confusione” nei documenti presentati da Idv e Lega. La maggioranza, dunque, resta unita e coesa intorno a Mario Monti ed Elsa Fornero.

Ma c’è di più. In gioco non c’è soltanto una riforma. Di mezzo ci sono accordi elettorali. È sul lavoro, infatti, che si potrebbero giocare alleanze determinanti per il futuro. Non a caso oggi Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani si sono espressi senza veli e nascondimenti. Il leader dell’Udc ha affermato: “la strada è un governo politico per risollevare il paese e, in un rapporto tra le due famiglie del Ppe e Pse, arrivare a Stati uniti d’Europa”, ha detto il leader Udc. In pratica una dichiarazione d’amore di Casini a Bersani il quale, prontamente, ha contraccambiato: “È la logica delle cose che porta a un patto di questo genere”. E questa riforma è un primo passo importante per il sodalizio. Chissà che cosa ne penseranno la Cgil e la base del Pd …

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