Riccardo Nuti è il nuovo capogruppo alla Camera del M5S: “Rodotà disinformato. E i dissidenti sono nel posto sbagliato.”

La chiarezza non gli manca di certo. Riccardo Nuti è uno dei pasdaran del Movimento e, secondo noi a ragione, spiega che Rodotà ha parlato senza conoscere nel dettaglio i numeri delle elezioni, che raccontano tutt’altro rispetto al can can mediatico. Sui presunti dissidenti all’interno dei 5 Stelle è altrettanto tranciante: “Forse sono nel posto sbagliato.” Nella sua prima intervista da capogruppo, rilasciata al Corriere, Nuti non si lascia pregare e non le manda a dire.

 

Riccardo_Nuti-capogruppo_m5s_camera«Vieni, che ti portiamo nelle segrete stanze del Kgb». Scherza Nicola Biondo, capo della Comunicazione alla Camera. In ottemperanza al nuovo corso, l’intervista si fa dal vivo, alla presenza degli addetti alla Comunicazione. Telecamere della «Cosa», la tv del Movimento, non se ne vedono, ma non si può dire. «Sai, al telefono abbiamo avuto molte fregature — dice Biondo — Meglio vedersi in faccia». Arriva Riccardo Nuti, nuovo capogruppo alla Camera, sottratto all’assemblea in corso. Succede a una febbricitante Roberta Lombardi, per il sollievo di alcuni che ne avevano già chiesto l’allontanamento. Fama da pasdaran, mascella da duro, Nuti sfoggia accento marcato palermitano e sorrisi concilianti. Sorrisi che si spengono quando si parla dei «dissidenti».

Cominciamo dall’intervista del «Corriere» a Stefano Rodotà.Deluso dalle critiche?

«E perché? Rimane una persona valida, con la quale condividiamo tante battaglie. Ci dispiace solo che abbia fatto critiche non avendo un’informazione corretta».

Grillo non ha reagito con questo understatement: gli ha dato dell’«ottuagenario sbrinato dal mausoleo e miracolato dalla rete».

«Ha usato il suo linguaggio, vi stupite ancora?»

Un po’. E comunque Rodotà era il vostro mito. Avete scandito e urlato il suo nome per giorni.

«Lo candideremmo ancora al Quirinale ».

Ma come? Grillo gli ha dato il benservito, augurandogli di rifondare la sinistra.

«Lo ha detto Rodotà della sinistra. E comunque sono stati gli elettori a votarlo ».

Rodotà dice che la rete non basta.

«Vero, lo sappiamo anche noi. Da sempre noi siamo rete e banchetti».

Ora anche tv, pare. Grillo e Casaleggio vi faranno lezione.

«Andremo in tv, ma non nei pollai».

Per Rodotà serve più presenza sul territorio.

«Scopre l’acqua calda».

Aggiunge che certi vostri candidati erano sbagliati.

«La gente vota i personaggi, più che i programmi. E per questo è più difficile per noi».

Il Professore dice che i parlamentari devono essere liberi di fare politica.

«Lo sono. Il voto sul Porcellum con Giachetti è stata una mossa politica decisa da noi in Affari costituzionali».

Quindi smentisce Vito Crimi? Aveva detto che i parlamentari a 5 Stelle non devono occuparsi di strategie politiche.

«Bisogna vedere se lo ha detto davvero».

Lo ha detto a noi, confermiamo.

«Allora diciamo che non devono occuparsi di alleanze».

T o r n a n d o a Rodotà, prima di lui era finita nella polvere Milena Gabanelli. È una strage di miti.

«Quel servizio di Report era pieno di cavolate. Ma la Gabanelli rimane una signora giornalista. Mica la buttiamo nella discarica».

Veramente avete minacciato di fare causa a Report.

«Lo sta dicendo lei».

Lo ha detto il senatore Lello Ciampolillo.

«Se ci sono gli estremi si ricorre contro quel servizio, che era tendenzioso, faceva capire cose non vere. Ma questo non significa buttare tutto Report».

L’impressione è che al primo accenno critico si diventa vostri nemici. Anche i vostri parlamentari: appena accennano un’opinione minimamente divergente, diventano mele marce da far cadere e buttare.

«Nel Movimento ognuno può esprimere liberamente la sua opinione. Ma non può andare contro lo Statuto, la Carta di Firenze e il codice di comportamento ».

Esprimere un’opinione sulla linea politica è normale.

«Ognuno può parlare, ma dentro le nostre regole».

E se lo fa lo stesso? È un dissidente da espellere?

«Voi li chiamate dissidenti, io invece disinformati. Non sanno le regole».

I «disinformati» che fine faranno?

«Uno all’inizio ci parla. Una, due, tre volte. Noi in questo siamo quasi masochisti, parliamo, parliamo. Poi, se non lo capisci, figlio mio, amen. Ci siamo visti. Restiamo amici».

Amici ma non troppo. Facciamo un esempio: Tommaso Currò.

«Ecco, parliamo di Tommaso. È uno che ha detto che il nostro Movimento deve diventare partito. Libero di dirlo, ma deve anche chiedersi: sono finito nel posto giusto? Se non è così, non posso costringerlo a restare». E se lui vuole restare? Espulsione? «Democrazia non è anarchia».

Ce ne sono altri di «disinformati»?

Si parla di una decina almeno.

«Non lo so. Sulle posizioni di Currò c’è Adriano Zaccagnini».

E sono due. Vi farebbero un favore ad andarsene? Anche perché c’è questa storia delle «merde», come le chiama la Lombardi, che rivelano le vostre informazioni.

«Non è detto che siano loro le merde ».

Le state cercando?

«No, ho altro da fare. E comunque non saremmo felici se se ne andassero: vorrebbe dire che non hanno capito dove si sono candidati».

La Lombardi è stata molto criticata.

«Gli errori ci stanno. Nessuno di noi era esperto. Non so se altri al suo posto sarebbero riusciti a fare meglio».

Com’è finita la vicenda della diaria?

«È finita che quello che non è rendicontato sarà restituito. Chi protestava ci ha ripensato. Anche Zaccagnini, pare».

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Alessandro Trocino su Corriere.it

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