RENATO FARINA/ L’agente Betulla del (vero) “caso Sallusti”: storia di un Onorevole spia

Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”, è stato condannato a un anno e due mesi di reclusione per diffamazione, perchè ritenuto colpevole della pubblicazione di un articolo uscito sul quotidiano “Libero” il 18 febbraio 2007 sul delicato tema dell’aborto. Lo pseudonimo con il quale era firmato, Dreyfuss, suonava come quello di un qualcuno che ha intrattenuto “strani” rapporti  con i servizi segreti. E infatti, dal nulla, si è palesato l’agente Betulla.

di Viviana Pizzi

renato_farina_e_sallustiAll’indomani della sentenza di condanna per il suo collega direttore, non aveva confessato le sue colpe: a far uscire pubblicamente il nome di Renato Farina ci ha pensato Vittorio Feltri nella trasmissione “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa. Solo dopo quella confessione Farina – ora onorevole Pdl – si è presentato a Montecitorio svelando l’arcano: “Dreyfuss sono io, non è giusto che paghi Sallusti”.

La sua confessione tardiva ha scatenato più di un vespaio polemico: oltre allo stesso Feltri anche Enrico Mentana lo ha accusato di aver “confessato quando era ormai troppo tardi”.

L’ex giornalista Renato Farina ha sostenuto che esiste la possibilità di ottenere una revisione del processo Sallusti: “Non possono far finta di non aver sentito la mia confessione. Se Sallusti decide di scontare la pena si potrebbe verificare una doppia ingiustizia”.

Nel suo ambiente, quello dei giornalisti e dei parlamentari, Farina è un personaggio molto conosciuto. Ma il popolo, quello che tutti i giorni leggeva i suoi scritti, è forse poco al corrente del suo passato, fatto di poche luci e troppe ombre.

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Quando era iscritto all’ordine dei giornalisti, nella categoria professionisti, ed era vicedirettore di Libero ha ammesso una colpa che lo ha portato alla radiazione: aveva rapporti diretti con i servizi segreti italiani, forniva informazioni e pubblicava notizie false in cambio di denaro. I meno addentro nella questione si chiedono come mai questa cosa fosse vietata: esiste una legge (la numero 801 del 1977) che proibisce espressamente ai giornalisti professionisti di intrattenere rapporti con i servizi segreti.

Certo, agendo in quel modo non ha meritato il carcere il nostro “Dreyfuss”, ma il 27 marzo 2007 è stato radiato. Non prima di essersi dimesso spontaneamente…

La sua carriera, come mostra anche l’articolo antiabortista incriminato, inizia sotto l’influsso cattolico: la sua laurea in Filosofia infatti arriva dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal 1978 al 1993 scrisse sul settimanale cattolico “Il Sabato” dove fu il primo giornalista non jugoslavo a parlare delle apparizioni della Madonna a Medjugorie.

Ha lavorato poi a stretto contatto con il suo accusatore di oggi, Vittorio Feltri, come vicedirettore de “Il Giornale” e fino all’ottobre 2006 è stato vicedirettore di “Libero” il quotidiano che nel luglio del 2000 aveva fondato proprio insieme a Feltri.

Dopo lo scandalo Sismi e l’iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito del processo per la vicenda di Abu Omar è stato eletto alla Camera nel collegio Lombardia 2, diciassettesimo nelle liste Pdl, di cui è attualmente membro del Consiglio Direttivo.

Quali sono le cose che avrebbero portato Renato Farina a non ammettere subito di essere l’autore dell’articolo incriminato? Perché potrebbe aver paura di finire in carcere?

In realtà i suoi guai giudiziari iniziano nel 2006 quando la magistratura indaga sui suoi rapporti con alcuni membri del Sismi. Nel 2004, stando a quanto ha riferito proprio Farina, ricevette dall’allora direttore del Sismi l’ordine di recuperare da Al Jazeera le immagini dell’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi. Il suo nome in codice, Betulla, nascerebbe proprio da questa operazione. Ma nel curriculum vitae di Renato Farina viene annoverata anche la colpa di aver fornito ai servizi segreti informazioni sul rapimento di Giuliana Sgrena.

Tramite Pio Pompa gli viene chiesto anche di scrivere articoli contro Romano Prodi, pubblicati il 9 giugno 2006, nei quali lo accusava di aver appoggiato la pratica dei trasferimenti quando era presidente della Commissione Europea. Notizia rivelatasi poi completamente infondata e falsa ma inventata ad arte per delegittimare l’ex presidente del Consiglio. Renato Farina è stato anche condannato a sei mesi di reclusione per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sul rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar. Al contrario di Sallusti oggi, lui scelse di patteggiare la pena, commutata in una multa di 6.800,00 euro. L’accusa nei suoi confronti era stata quella di aver organizzato una falsa intervista con i magistrati che si occupavano del fatto soltanto per raccogliere informazioni sull’indagine.

Non solo di favoreggiamento è costellato il cammino giudiziario di quest’uomo dai mille segreti: infatti nel luglio di quest’anno è stato anche condannato per falso in atto pubblico, mentre era già parlamentare del Pdl. Il motivo? Il 12 febbraio aveva fatto visita a Lele Mora insieme a un’altra persona che non era autorizzata ad accedere al penitenziario.

Il gup di Milano lo ha condannato a due anni e otto mesi di reclusione. Non gli sono state concesse né la sospensione condizionale della pena e nemmeno le attenuanti generiche. La condanna non è ancora definitiva ma Farina, al pari di Sallusti, potrebbe finire dietro le sbarre di un penitenziario. E forse proprio per evitare che la sua posizione giudiziaria si aggravi ancora di più avrà pensato di non dire subito la verità e di confessare soltanto quando la condanna di Sallusti fosse diventata definitiva.

Farina, come detto, ora è parlamentare del Pdl e la sua attività sembra essere abbastanza intensa. Secondo dati ufficiali è stato presente nell’80% delle votazioni alla Camera e da quanto ci risulta, è impegnato in disegni di legge ed altre attività che lo renderebbero un parlamentare non fannullone.

Ma c’è un dato che fa riflettere: sulle 8.563 votazioni alle quali ha partecipato ben 166 volte ha votato contro i dettami del suo partito, mettendo in atto i cosiddetti “voti ribelli” che sono l’1,55% della sua carriera politica.

Spesso è protagonista di firme di “atti trasversali” insieme a colleghi dello schieramento opposto: infatti ,in molti lavori, il suo nome risulta affiancato da quelli di Giovanni Sanga, Ivano Strizzolo, Lanfranco Tenaglia e Federico Testa. La stranezza risiede nel fatto che tutti e quattro i parlamentari hanno la tessera del Partito Democratico. Ma il suo nome è stato notato anche in atti firmati anche da Bruno Tabacci del Gruppo Misto, da Mario Tassone e Nunzio Francesco Testa appartenenti all’Udc (partito che in questa legislatura si trova nello schieramento opposto rispetto a quello del popolo della Libertà).

Insomma Renato Farina sembra essere l’uomo dai mille volti: l’ultimo, quello di Dreyfuss, che nel caso il “processo Sallusti” venga revisionato, rischia di aggiungere ai due anni e otto mesi di carcere già ottenuti, anche un’altra condanna. E chissà se riuscirà nuovamente ad entrare in Parlamento per evitare la detenzione dietro le sbarre.

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