REGIONI/ Bocciati i tagli. E il Consiglio laziale, pur fermo da un mese, già costa 10 milioni ai cittadini

La notizia sarebbe assurda se non fosse vera. Dalle dimissioni di Renata Polverini ad oggi il Consiglio laziale è costato ai cittadini 10,3 milioni di euro. Aule deserte, nessun provvedimento adottato e, nonostante questo, ogni giorno vengono 346 mila euro tra stipendi, “sostegni”, “beni e servizi”. E, intanto, ieri il Parlamento ha detto no ai tagli ai costi degli enti regionali: “incide sull’autonomia degli enti”.

 

di Carmine Gazzanni

renata-polverini-in-consiglio-regione-lazioNiente da fare. “Parere contrario”. La Commissione bicamerale per gli Affari Regionali si è espressa con un secco no sul decreto governativo riguardante il taglio dei costi della politica regionali e degli enti locali. Nemmeno quanto accaduto nei giorni scorsi in Lombardia e in Lazio (ma non solo) ha convinto il Parlamento sulla necessità di una razionalizzazione delle spese e di un controllo maggiore da parte della Corte dei Conti sui bilanci regionali e dei partiti. Il motivo del parere contrario andrebbe ritrovato in un vizio di forma: così come concepita – hanno fatto sapere dalla Commissione – il decreto mina l’autonomia degli enti locali.

{module Inchieste integrato adsense}

Ma cosa prevedeva il testo? Si sarebbero introdotti tagli ai vitalizi e ai compensi, riduzione del numero di consiglieri e di commissioni, oltreché – come detto – un controllo maggiore sui bilanci dei partiti. Invece, almeno per il momento, i Fiorito di tutta Italia possono esultare: niente sarà toccato loro. La Commissione, infatti, pur ritenendo “apprezzabile” tali misure, ha ravvisato “l’opportunità di un rafforzamento di una leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali in merito al contenimento della spesa”. Senza dimenticare, peraltro, che dubbi sono stati sollevati anche sulla “compatibilità del provvedimento” con quanto prescrive il Titolo V della Costituzione (quello appunto sull’autonoma degli enti locali).

Insomma, bisognerà aspettare ancora molto prima di poter vedere – semmai ci saranno – dei tagli importanti alle strutture amministrative. Così come posto dalla Commissione, infatti, sembrerebbe che l’unica strada percorribile sia quella di una riforma costituzionale che, ovviamente, richiederebbe decisamente maggiore tempo rispetto all’iter di una legge ordinaria.

Intanto, però, i numeri parlano da soli. E sono numeri decisamente pesanti. Secondo quanto ricostruito da Carlo Picozza oggi su La Repubblica, il Consiglio regionale del Lazio, dal giorno delle dimissioni di Renata Polverini ad oggi, è costato ai cittadini oltre 10 milioni di euro. Per la precisione 10 milioni e 399 mila euro. 346 mila euro al giorno. Una spesa folle, soprattutto se si considera che, ovviamente, dal 28 settembre (giorno delle dimissioni della Polverini) le aule sono completamente deserte e che nessun provvedimento è stato attuato. Nonostante questo, però, i soldi se ne sono andati a palate. Innanzitutto per i lauti stipendi dei 71 consiglieri laziali (in totale circa 2 milioni). Non solo. Poi ci sono i 3 milioni e 400 mila euro a cui hanno diritto gli stessi consiglieri (e, manco a dirlo, in aggiunta ai 2 milioni di prima) come “sostegnoper mantenere vivo il rapporto con gli elettori.

In che modo? Ma ovviamente con “tarallucci e vino”: sagre, feste, cene, aperitivi regali. Insomma, tutti quei mezzucci che – a vedere gli ultimi scandali regionali – servono (e non poco) a creare e mantenere una fitta rete clientelare. E ancora. Non possiamo dimenticarci dei 2 milioni e 700 mila euro che se ne vanno per “beni e servizi“. Stiamo parlando dei tanti e tanti benefits di cui godono i consiglieri e assessori regionali: telefonini, giornali, viaggi, consumazioni e via dicendo. E poi 450 mila euro per i 17 gruppi consiliari (anche se assolutamente inattivi) di cui otto formati da un solo componente; 666 mila euro per le consulenze esterne e 800 mila euro, infine, se ne vanno per il mantenimento della sede della Pisana. Totale, come detto, oltre 10 milioni di euro.

Ma niente da fare. I tagli non ci saranno. D’altronde, quando ci sono vizi di forma…

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.