Regime berlusconiano e democrazia stuprata: cosa resta?

Nella democrazia stuprata dal regime berlusconiano il dissenso non è ammesso, pena dossieraggio. Cosa resta della démos cràtos? Chiedi a Tucidide.

 

Tucidide_BearzotSilvio Berlusconi ha superato questa settimana dure prove “istituzionali” che lo hanno confermato a capo di questo Governo. Ma attenzione: quanto potrà durare ancora questo “teatrino” messo in piedi dallo stesso Presidente del Consiglio?

In questi anni, infatti, abbiamo sentito, visto, commentato di tutto: attacchi reiterati alla magistratura, alle forze di opposizione, a giornali. Tutti rei di creare un “clima di odio” e di alzare barricate ogni qualvolta sia “necessario” e doveroso, a detta loro, il dialogo. E poi ancora: leggi dal dubbio interesse collettivo, compravendita di parlamentari, presunti interventi miracolosi (vedi L’Aquila e Napoli) poi smentiti dalla realtà dei fatti. E a capo di questo teatrino lui, Silvio Berlusconi. Insomma, come ha detto Pier Luigi Bersani nel suo mirato e lodevole intervento alla Camera, il Presidente del Consiglio “è l’impresario di questo teatrino”.

Siamo in pratica in presenza di un esecutivo (il Governo) che si sta arrogando anche i compiti del legislativo, svuotando dei suoi poteri il Parlamento, il quale non ha altro che un compito formale, quello di ufficializzare leggi che sono parto non della volontà legislativa, ma volontà di pochi, della cosiddetta “cricca” che cerca di muovere ogni pedina nel modo giusto.

E chi si oppone? Non c’è spazio per i dissidenti: siano essi Boffo, Fini, Di Pietro, Travaglio, Ezio Mauro, Napolitano o la magistratura non conta; tutti vengono colpiti dalla stessa politica diffamatoria, dalla stessa politica fatta di dossieraggio e da una malsano modo di fare e intendere il giornalismo.

L’unica cosa ammessa è il silenzio. Bisogna tacere. Si approvano leggi ad uso e consumo personale? Zitti. Si illudono persone promettendo mari e monti e poi abbandonando tutti, chi ancora in casermoni, chi in mezzo alla “monnezza”? Zitti. Si svantaggiano palesemente alcune aziende ed alcuni giornali con provvedimenti ad hoc soltanto per avvantaggiare gli interessi del capo? Zitti. Si vive in uno Stato nel quale le percentuali di xenofobia e atti razzisti cresce vertiginosamente per via di un partito che conta nelle sue file anche molti ministri? Ancora una volta zitti.

E allora la domanda è d’obbligo: in una tale situazione cosa è rimasto della nostra democrazia? Per farci un’idea leggiamo un passo di Tucidide, autore greco del V secolo. Il brano è un passo conosciuto meglio come “Il discorso di Pericle”, brano che si ritrova su tutte le antologie liceali di letteratura greca. In questo passo Tucidide, per bocca di Pericle, parla della sua Atene:

Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così

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