REFERENDUM/ Martedì i quesiti Idv sul lavoro. Il Pd al valico: o per i referendum o per il Monti-bis

Ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, cancellato dal governo Monti con la riforma Fornero, e ripristino del valore universale dei diritti previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellato dal governo Berlusconi. Questi i due quesiti referendari che martedì saranno presentati da Antonio Di Pietro in Cassazione. Il leader Idv ha aperto a tutte le forze politiche e sociali in questa battaglia. Ma avverte il Pd: o con noi, o con Mario Monti.

di Vivana Pizzi

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Un Antonio Di Pietro a 360 gradi quello andato di scena oggi a Termoli. Al centro del convegno quanto accadrà martedì in Cassazione, quando verranno presentati i due quesiti referendari sul lavoro, uno sul ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori – cancellato dal governo Monti con la riforma Fornero – e l’altro sul ripristino del valore universale dei diritti previsti dal contratto nazionale di lavoro – cancellato dal governo Berlusconi. Una battaglia – quella sul lavoro – molto cara all’Idv. Ciononostante è proprio questo uno dei punti di maggiore divergenza tra Di Pietro e Bersani. Basti, d’altronde, pensare a quanto accaduto per la riforma Fornero. Il leader Idv, a riguardo, ha parlato chiaro: “L’Italia dei Valori è una formazione politica che chiede voti alle fasce sociali più deboli. Per questo è stato proposto un programma che verrà illustrato a Vasto. Il voto all’Italia dei Valori è un voto di protesta e che, soprattutto, dà un’alternativa. A cominciare dalla questione lavoro. Martedì alle ore undici ci incontreremo con chi vuole presentare i quesiti referendari sul lavoro e sul diritto ad essere riassunto dopo essere licenziato. L’Idv non è sola ma costruisce alternativa a differenza di partiti che si stanno allontanando da questo progetto. Ci saremo io, Vendola, Cofferati, Romagnuoli, Rodotà, Ferrero, Landini e tanti altri, per indicare un progetto politico e cercare di far rinsavire il Pd che cerca alleanze per governare con un progetto opposto a quello che il suo elettorale vorrebbe. Il Pd dovrà decidere se andare con  proposte alternative al Monti: solo allora avrà le porte aperte. Se vorrà andare con l’Udc e seguire quella strada sarà un problema loro”.

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Insomma, il Pd è avvertito: o si sposa la campagna referendaria o si è per il Monti-bis. Due posizioni assolutamente lontane che richiedono una posizione ferma dei democratici che, fino ad ora, è mancata: “Se il Pd vuole andare con l’Udc problemi suoi, noi stiamo costruendo una nuova alternativa a Monti e non siamo soli”. È da qui, dunque – dal lavoro – che Antonio Di Pietro parte.

Nel corso dell’incontro, però, si sono toccati anche altri argomenti centrali. Uno su tutti, la legge elettorale. A riguardo il leader Idv si è rivolto direttamente anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, proprio oggi, ha sostenuto che bisogna votare “entro e non oltre aprile 2013” con una nuova legge elettorale. “Caro Presidente – ha sostenuto Di Pietro – ha scoperto l’acqua calda. Le Camere scadono ogni cinque anni. Siccome dopo scade anche lei, è necessario votare prima. Bisogna fare in modo che sia il nuovo parlamento a scegliere  il nuovo Presidente della Repubblica. La matematica non è un’opinione. Bisogna farlo per dovere istituzionale. Perché non manda un messaggio alle Camere, come suo dovere istituzionale,  per chiedere di fare una nuova legge elettorale? Per ridare ai cittadini il diritto di scegliersi chi mandare in Parlamento e chi mandare a casa. Bisogna poi  stabilire prima quali sono le coalizioni e poi votare, ma la legge elettorale che stanno mettendo in campo è quella della prima Repubblica. Quella che dice ai cittadini: “Votate prima e poi noi decideremo le alleanze”.

Al centro del dibattito anche il ddl anticorruzione – soltanto ieri Di Pietro d’altronde ha rilanciato la questione con un video – nei riguardi del quale il suo interlocutore è, ancora, Napolitano: “Signor Presidente della Repubblica, mi rivolgo ancora una volta a lei:  lo sa che la legge anticorruzione è una legge pro corruzione. Hanno eliminato il reato di concussione. Mai visto un pubblico ufficiale minacciare con la pistola per avere i soldi. Mettevano il fascicolo da parte. Facevano in modo che bisognava pagare la tangente. Oggi con la nuova riforma chi viene spinto a pagare la tangente è complice. Nessuno andrà dal giudice a denunciare. Basta leggi per salvare la poltrona e la propria impunità”.

Spazio, poi, anche alle questioni molisane, soprattutto in vista della sentenza del Consiglio Di Stato che deciderà il sedici ottobre se votare per il rinnovo del consiglio regionale o meno. “Ci sono alleanze da mettere alla prova così come  deve avvenire anche in campo nazionale – ha sottolineato – bisogna costruire anche qui in Molise come in Italia una coalizione alternativa al potere di Michele Iorio. Sono qui volutamente insieme al candidato presidente Paolo Di Laura Frattura per dire che sono pronto a ripetere l’esperienza del voto. Abbiamo deciso di giocare di nuovo e di ripetere tutto con la stessa squadra e le stesse persone. Abbiamo un programma da mettere in campo. Un elemento principale è quello della nostra ferma opposizione alle trivellazioni nel mare adriatico contro le quali stiamo lavorando da tempo. Non sono funzionali a nessuno e sono sicuro che non verrà ritrovato alcun tipo di petrolio”.

Bisogna sbattere fuori Michele Iorio, dunque. E, con lui, il sistema familistico messo in campo per la gestione della cosa pubblica in Molise. “Ho chiesto e ottenuto in materia di sanità – ha continuato Di Pietro – un incontro con i commissari. Essi hanno dovuto riconoscere che la deriva alla quale si assiste viene fuori dalla gestione che Iorio ha apportato in questi anni favorendo la sua famiglia. Chiederò l’intervento della magistratura affinchè venga fatta luce su cose poco chiare che si sono verificate in questi anni”.

Di Pietro è tornato anche sulla situazione della riduzione dei consiglieri regionali. “Le elezioni si devono fare al più presto– ha sostenuto – non dobbiamo permettere che qualche furbetto utilizzi questa situazione per chiedere di modificare una legge elettorale che non ha bisogno di modifiche. Si voti subito e per eleggere venti consiglieri”.

Anche il consigliere regionale Paolo Di Laura Frattura ha inteso aggiungere qualcosa riguardo il suo programma elettorale. “Stiamo portando avanti – ha sottolineato Frattura – un programma che miri all’unità della coalizione. Non capisco chi invece mira alla distruzione. Noi siamo convinti che il sedici ottobre il Consiglio di Stato non ribalti la sentenza del Tar Molise e andremo a nuove elezioni. Dobbiamo votare subito e con venti consiglieri. Lavoriamo per la Solagrital, per lo Zuccherificio e per tutti coloro che ora sono in difficoltà”.

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