REFERENDUM LAVORO/ Il fronte si allarga e le alleanze si delineano. E nel Pd cominciano i malumori

Oggi in Cassazione si presenteranno Di Pietro, Vendola, Ferrero, Landini, Cofferati, Romagnuoli e Rodotà per chiedere gli adeguamenti necessari alla riforma del lavoro voluta dal ministro Elsa Fornero. Quesiti, dunque, che vanno in netta opposizione con la politica del governo Monti. La giornata di oggi è cruciale anche e soprattutto per quanto riguarda le future alleanze. Chi si schiererà contro i referendum ingrosserà il fronte Udc pro Monti. Chi firmerà farà parte, o potrà farlo, dei “non allineati”.

 

di Viviana Pizzi

459-0-20120910_134721_6C15D51ARestituire al popolo quanto gli è stato sottratto: la possibilità di avere più potere decisionale nelle loro scelte lavorative. Cosa che il Governo Monti è riuscito a cancellare con un colpo di spugna con la riforma del Lavoro firmata dal ministro Elsa Fornero. È quanto si propone il comitato referendario che oggi si presenta in Cassazione per presentare due quesiti refendari: uno per il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e l’altro per il ripristino della libertà di contrattazione (abrogazione dell’articolo 8 del decreto-legge n.138 del 2011). La raccolta delle firme, che inizierà a metà ottobre, andrà di pari passo con quella ai due referendum IdV contro la Casta: abolizione della diaria dei parlamentari e abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.

Nello specifico i cittadini potranno, qualora i referendum passassero e fossero votati, prendere la parola e decidere su ciò che li riguarda. Il passo più importante rappresenta la possibilità di essere reintegrati qualora si venga licenziati senza “giusta causa”. Per intenderci, buttati fuori dal proprio posto di lavoro senza aver fatto nulla per meritarlo, oppure per un capriccio del proprio superiore.

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Ma c’è di più: nel mondo del lavoro italiano, in tutti i campi, spesso si è costretti a firmare contratti di lavoro che non sono in linea con quelli che andrebbero applicati. Ebbene sì: se i referendum passassero sarebbero gli stessi lavoratori a chiedere di veder applicato il contratto nazionale.

Si tratta di una vera e propria “rivoluzione” per il mondo del lavoro italiano schiacciato dal Governo Monti secondo il quale su queste tematiche “tutto è stato ormai deciso”.

Ma chi si presenterà oggi davanti ai giudici che dovranno decidere se ammettere o meno i quesiti referendari? Di certo Antonio Di Pietro. Con lui ci saranno, come annunciato dallo stesso leader dell’Italia dei Valori, anche il segretario nazionale di Sel Nichi Vendola e poi Landini, Cofferati, Romagnuoli, Rodotà e Ferrero.

Ma perché la questione lavoro e questi referendum sono così importanti. Non soltanto per i lavoratori ma anche per le alleanze politiche che si verranno a delineare in vista delle elezioni politiche in programma nel 2013.

Di Pietro parla chiaro: “Vogliamo costruire un’alternativa riformista al Governo Monti basata sui programmi”. E il lavoro è il punto focale di ciò che  i non allineati vogliono portare ai tavoli di discussione romani.

Due sono le posizioni che vanno analizzate in tal senso: quella di Sinistra Ecologia e Libertà e quella del Partito Democratico.

Per Nichi Vendola essere presente oggi a Roma per appoggiare i referendum significa scegliere. Significa decidere se stare con i non allineati oppure con chi (in questo caso l’Udc) si schiera apertamente a favore delle politiche del Governo Monti. Il governatore della Puglia non potrà certo seguire Pierferdinando Casini qualora appoggi con la sua firma quesiti che sono in netto contrasto con la riforma Fornero tanto cara all’Unione di Centro. Partito che, peraltro, in queste ore ha apertamente chiesto a Mario Monti di formare un governo bis spaccandosi anche con i “possibili alleati” del Partito Democratico che invece si dicono pronti a governare il Paese.

I referendum saranno importanti anche per lo stesso Pd. Il segretario Pierluigi Bersani non andrà in Cassazione. Ma qualche parlamentare del suo partito potrebbe invece decidere di appoggiare i quesiti referendari. D’altronde hanno già espresso la loro personale opinione favorevole ai referendum autorevoli uomini Pd come l’onorevole Vincenzo Vita e Sergio Cofferati. Ma i problemi del Partito Democratico non finiscono qui. Infatti Bersani è contestato dalla sua stessa base che vorrebbe distaccarsi dalle politiche del governo Monti e sostenere gli stessi referendum.

Anche su questo Di Pietro è stato chiaro: “Se il Partito Democratico decide di rompere con le politiche del Governo Monti le porte sono aperte, se dovesse seguire l’Udc e l’attuale premier sono problemi suoi”.

Il quadro è quindi chiaro. La foto di Vasto si potrebbe ricomporre (Pd, Idv e Sel), ma resta necessario che i tre partiti condividano i programmi sul delicato mondo del lavoro. Condivisione fondamentale in un Paese in piena recessione dove un operaio – ma anche un impiegato di un’azienda privata – decide poco (o nulla) sul proprio futuro occupazionale.

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