REFERENDUM INDENNITÀ/ Di Pietro e Grillo contro l’Unione Popolare: “È una bufala”

Il referendum anticasta è promosso dall’Unione Popolare, microscopico partito guidato da Maria Di Prato, imprenditrice passata per Confindustria – si occupava di ogm per conto degli Industriali di Roma – e prestata alla politica, con un passato tra le fila di Dc e Udc. Che ci fa una così, fino a ieri pappa e ciccia con la Casta, nel ruolo di rivoluzionaria? Secondo Di Pietro, Grillo e altri sta mettendo in scena una farsa, perché la raccolta firme per il referendum che dovrebbe tagliare le indennità parlamentari in realtà sarebbe una bufala. Una buffonata. Probabilmente una truffa per intascare i rimborsi.

di Carlo Flai

grillo_di_pietro_contro_referendum_bufalaChi è che non sposerebbe una causa al grido di “tagliamo gli stipendi d’oro dei parlamentari”? Oggi come oggi, nessuno o quasi. Un’iniziativa lodevole, ci mancherebbe altro. Peccato solo che non serva a nulla, che le firme raccolte non risultino valide e che i promotori – targati Unione Popolare – siano stati screditati da più parti. In primis da Di Pietro e Grillo.

Il comico genovese è intervenuto il 20 luglio sulla sua pagina facebook per specificare che “il Movimento 5 Stelle non sta raccogliendo le firme per il referendum anticasta perché, allo stato attuale delle cose, sono una bufala. “

Il sito web Linkiesta, che ha seguito da vicino la vicenda, spiega nei dettagli il perché: la legge che disciplina la materia referendaria (Legge 25 maggio 1970, n. 352) “impedisce di svolgere un referendum nell’anno in cui ci sono le elezioni politiche, in questo caso il 2013. E, di conseguenza, che non si possono depositare le firme raccolte quest’anno (cosa che, allo stato attuale delle cose, andrebbe fatta entro il 30 settembre). E se le depositasse a gennaio per svolgere il referendum nel 2014? Si può, ma allora bisognerebbe ricominciare da capo la raccolta, almeno da ottobre, perché – spiega l’articolo 28 – «le firme devono essere depositate entro tre mesi dall’inizio della raccolta».”

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Questa tirata d’orecchi era stata preceduta dalla sculacciata di Antonio Di Pietro che – messo in mezzo – il 18 luglio aveva smentito di essere uno dei promotori (di quel referendum bufala) e di non “azzeccarci” niente con l’Unione Popolare: “L’Italia dei Valori, attualmente non sta raccogliendo firme per nessun referendum, per un semplice ma importante motivo, perché sarebbe inutile.” I motivi enunciati da Di Pietro sono i medesimi di cui sopra.

Ma il leader Idv è andato oltre, sostenendo che “noi dell’Italia dei Valori partiremo con la raccolta di firme per tre referendum dall’inizio di ottobre in poi, per i tre mesi previsti dalla legge, depositando le firme in Cassazione i primi di gennaio 2013. I quesiti riguarderanno l’abrogazione dell’art.8 che indebolisce la rappresentanza e la tutela sindacale, l’abrogazione delle parti della riforma del lavoro del ministro Fornero che cancellano l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori prevedendo di fatto la libertà di licenziamento, ed infine l’abolizione totale del finanziamento pubblico dei partiti.”

La chiosa finale la lasciamo al Fatto Quotidiano, che valuta la questione sotto diversi aspetti: “Calendario alla mano, l’ortodossia costituzionale rende carta straccia le firme e apre semmai una finestra temporale – stavolta legittima – in autunno, da ottobre a dicembre, con eventuale deposito a gennaio e svolgimento nel 2014.”

Quindi, le firme raccolte dall’UP sono illegittime e quelle che si accinge a raccogliere Di Pietro rispettano la Costituzione. Particolare non da poco, ma “emerso solo in corso d’opera, gettando il sospetto su tutta l’operazione con accuse di dilettantismo, populismo, malafede da parte di alcuni firmatari prima e del movimento di Grillo poi.”

Bene o male, l’importante è che se ne parli, questa è la prima regola della pubblicità che, ovviamente, non ha fatto eccezione nemmeno stavolta: “se fino a venti giorni fa nessuno ci dava attenzione – raccontano i promotori – alla fine dobbiamo ringraziare chi ci ha attaccati perché da lì in poi il gruppo Up di Facebook è passato da 3mila iscritti a 25mila”.

Nell’epoca in cui lo spirito critico viene spesso sostituito dal conformismo imperante, il boom di iscritti ad un movimento farsa fa schizzare alle stelle lo spread del disgusto. Ancora una volta dobbiamo ringraziare la rete e le sentinelle dell’etere, la cui velocità nell’ammazzare bufale è pari solo a quella di Bolt.

E qui tiriamo un sospiro di sollievo.

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