REFERENDUM/ Che quorum! Meno male che Silvio c’è…

E se questo referendum dovesse davvero rappresentare la fine del berlusconismo targato Berlusconi, la prossima battaglia si combatterà sul terreno del controllo: chi vorrà prendere il suo posto farà di tutto per mascherare brama di potere e disinteresse per la res publica, come del resto fece il ducetto di Arcore, quando scese in campo circondato dall’alone del nuovo che avanza rispetto ai babbioni della Prima Repubblica. Sappiamo tutti com’è andata a finire, cerchiamo di non ripetere gli stessi errori.

di Andrea Succi

silvio-berlusconi10-quorum_raggiuntoIeri sera gli ultimi dati sull’affluenza elettorale promettevano bene. Quorum al 41%, con un’altra mezza giornata davanti per raggiungere l’agognata soglia del 50+1. Stamane, poco prima di mezzogiorno, a urne aperte, la dichiarazione sfrontata di Maroni: “Io ho solo il dato di ieri sera, non ci saranno altre rilevazioni della partecipazione fino alle 15, quando si chiudono i seggi. Però la proiezione fatta dagli esperti del ministero rispetto al dato di ieri fa pensare che si raggiungerà il quorum per tutti e quattro i referendum, anche senza considerare il voto degli italiani all’estero.”

Rete impazzita, passaparola virale su facebook, i più fiduciosi si lasciano andare alle prime esultanze. Ma c’è chi sente puzza di bluff dietro le parole di Maroni, un modo per calmare l’ondata popolare che rischierebbe di travolgere l’attuale esecutivo. Volente o nolente, i risultati referendari verranno politicizzati da entrambe le fazioni partitiche, sia che si vinca sia che si perda. È logico e naturale, a maggior ragione se consideriamo la fibrillazione del Parlamento italiano.

La marea arancione sale e poco dopo le 15 arriva il dato ufficiale: quorum superato. Per i 4 quesiti si dà per scontato un “sì” pieno: i falchi pronti a far saltare la consultazione popolare si sono infatti appellati all’astensionismo, chiedendo al partito del “no” di restare a casa o andare al mare. Ma questo si saprà con certezza solo tra qualche ora.

Chiaro che ora Berlusconi e le sue lobby economico-finanziarie, vera forza di un Cavaliere sempre più solo e abbandonato a se stesso, dovranno studiare bene la strategia da contrapporre alla volontà popolare. Abrogato il nucleare, toccherà trovare nuove forme di aiuto per gli amichetti capitalisti. E se l’acqua non si potrà privatizzare, allora diventerà prioritario inventarsi degli escamotage per fare profitto sulla pelle dei cittadini. Per non parlare poi del legittimo impedimento, un obbrobrio giuridico che rende tutti i cittadini uguali di fronte alla legge.

Per il ducetto Silvio, e per la sua cricca, questo proprio non è accettabile. Ok, toccherà presentarsi davanti ai giudici, ma non si sa mai che quelli chiudano un occhio.

A meno che…

A meno che l’ondata di rinnovamento che si respira nell’aria non terrà le antenne rizzate anche dopo questa probabile vittoria, controllando da vicino, con marcatura asfissiante, quelli che proveranno a (d)eludere la volontà popolare. E saranno tanti, agguerriti e incazzati – quindi poco lucidi – per i risultati dell’ultimo periodo.

Qualche giorno fa L’Espresso prospettava un colpo di Stato berlusconiano, nel caso lo scenario politico nazionale si faccia sempre più arancione. La libertà d’opinione, per alcuni, non è tollerabile. Soprattutto per il ducetto, un Re Mida al contrario, che chiama il suo popolo al voto e quelli rispondono picche, gli chiede di astenersi e quelli – impunemente – corrono ai seggi.

Meno male che Silvio c’è, come il ritornello del suo profetico inno. Profetico al contrario, ma questo chi poteva prevederlo? Tutti. Eccetto gli idioti di cui il ducetto ama circondarsi, sindrome che colpisce tutti i megalomani incapaci di confrontarsi con critiche costruttive e lungimiranti.

E se questo referendum dovesse davvero rappresentare la fine del berlusconismo targato Berlusconi, la prossima battaglia si combatterà sul terreno del controllo: chi vorrà prendere il suo posto farà di tutto per mascherare brama di potere e disinteresse per la res publica, come del resto fece il ducetto di Arcore, quando scese in campo circondato dall’alone del nuovo che avanza rispetto ai babbioni della Prima Repubblica. Sappiamo tutti com’è andata a finire, cerchiamo di non ripetere gli stessi errori.

 

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