REFERENDUM ARTICOLO 18/ Di Pietro consegna le firme. Vendola lo segue. Bersani sta a guardare

I referendum sull’articolo diciotto sono diventati inevitabilmente terreno di scontro politico. Non c’è dubbio che anche da qui potrebbe cambiare ed evolversi le alleanze in vista delle elezioni 2013. Per il momento, però, i tre leader preferiscono non legare la questione lavoro con quella elezioni politiche. C’è ancora spazio per una ricomposizione della foto di Vasto?

 

di Viviana Pizzi

bersani_di_pietro_vendolaIl primo a chiedere di rimanere sui temi del lavoro e non sconfinare oltre è stato il numero uno di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola che invita alla calma e al giudizio di merito sull’utilità dell’articolo diciotto: “Vorrei che la polemica politica non invadesse completamente il campo del merito: i  referendum servono a fare esprimere il popolo italiano quindi a far valere la democrazia sulla qualità del lavoro”.

‘La riforma Fornero – ha aggiunto poi Vendola – dice che quando un lavoratore viene licenziato senza giusta causa il giudice può ordinare l’indennizzo non più il reintegro. Io penso che uno degli elementi della civiltà del lavoro di decenni di lotte e di sangue hanno segnato il fatto che i diritti non si possono monetizzare, bisogna reintegrare”.

Nessuna rottura, dunque, tra Pd e Sel. A sgomberare da ogni dubbio ci ha pensato lo stesso segretario Pd Pierluigi Bersani. “Sono destituite di fondamento – ha sottolineato – le ricostruzioni di stampa e le dichiarazioni che vengono attribuite al segretario del Pd, secondo le quali Bersani sarebbe irato per la scelta di Sel di promuovere i referendum. Per il Pd, il referendum – il cui svolgimento e’ peraltro precluso per legge nell’anno in cui si tengono le elezioni politiche – e’ uno strumento inadatto per affrontare il tema dei rapporti di lavoro. E questo stanno spiegando in questi giorni i rappresentanti del Pd, a cominciare dal Segretario Bersani. Ma ciò non mette in discussione il percorso per la formazione di un governo di centrosinistra”.

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Anche il leader dei democratici ha poi detto la sua sulla questione lavoro. La sua linea, però, resta profondamente differente da quella di Vendola. Spada tratta a difesa della riforma Fornero: “Le riforme sono come dei figli, poi i figli crescono si migliorano, si può migliorare quella del lavoro e quella delle pensioni, con un’aggiustata sugli esodati. Sulla riforma Sacconi sono d’accordo con Vendola, ma stiamo parlando della strategia referendaria, sul merito discuteremo”.

Insomma niente burrasca tra Pd e Sel. E forse anche per questo il leader Idv Antonio Di Pietro rinnova quanto sostenuto anche nei giorni scorsi: apertura del suo partito alle forze di centrosinistra per ricomporre l’ormai famosa foto di Vasto. “Lavoro per ricostruire l’area riformista, partendo da Vasto per mettere insieme solidarietà, legalità e sviluppo – ha sostenuto Di Pietro dal suo blog – Molti dei nostri temi combaciano con quelli del Pd, di Sel, e soprattutto con le attese dei tantissimi cittadini che non si sentono rappresentati nelle istituzioni. Allora credo che sia necessario avere la responsabilità di trovare un denominatore comune per impedire che al governo tornino Berlusconi e le sue politiche, fatte solo a proprio vantaggio”.

Antonio Di Pietro guarda anche oltre. Dal suo blog si dice pronto, a breve, anche a togliere il suo nome dal simbolo del partito e a dar vita ad un’univa formazione riformista, in concerto con gli altri partiti. Ma – su questo è chiaro – è proprio dal lavoro, da questi referendum che bisogna ripartire. Vogliamo ripristinare l’articolo 18 – continua Di Pietro dal suo blog –  perché se un giudice dice che un licenziamento è stato ingiusto deve esserci una riparazione vera, cioè il reintegro. Infine vogliamo che si torni alla sostanza della contrattazione nazionale, perché da 60 anni abbiamo imparato che deve esseri cuna base di stipendio uguale per tutti e che non ci si può affidare solo alla legge del più forte.
Su questa base, con umiltà  e pazienza, vogliamo confrontarci con gli altri partiti per costruire una coalizione. Il nostro obiettivo è sempre stato e resta bipolarista. In queste elezioni ci sarà ancora il mio nome sul simbolo del partito, anche perché, con la legge che stanno preparando, ciascun partito avrà il suo candidato premier e deve essere chiaro per i cittadini qual è il nostro, quello dell’Italia dei Valori. Ma in prospettiva io penso non solo a togliere il mio nome ma anche il simbolo dell’IdV, per dare vita a una formazione riformista unica nell’ottica di un sistema bipolare
”.

Sui temi referendari, infine, ha voluto dire la sua anche il responsabile lavoro e welfare dell’Idv Maurizio Zipponi il quale ha risposto sul tecnicismo posto da Bersani secondo cui i quesiti non potrebbero essere proposti nel 2013, perché nello stesso anno si torna alle elezioni.

”Rassicuriamo il segretario del Pd – ha sottolineato Zipponi – che l’Italia dei Valori ha la presunzione di conoscere la leggi che regolano la materia referendaria e sappiamo bene quando si svolgeranno. Così come sappiamo che se il Pd dovesse rinsavire, ricostruendo una vera area di centrosinistra, alternativa al centrodestra e in discontinuità  con il governo Monti, si vincerebbero le elezioni e il nuovo esecutivo dovrebbe legiferare coerentemente con i quesiti referendari. Qualora, invece, dovesse proseguire l’inseguimento burocratico dell’Udc, proponendo all’infinito un governo Monti, i referendum servirebbero a segnare una forte inversione di tendenza sui temi del lavoro e dei privilegi della Casta. In ogni caso – sottolinea Zipponi -, sia che si tratti di un nuovo governo riformatore che di un’opposizione, per l’IdV conta dare la parola e il voto ai cittadini per far diventare il tema del lavoro e suoi diritti, insieme con la lotta alla precarietà’ tra i giovani, la vera carta d’identità  per chi vuole cambiare il Paese”.

Insomma, la partita è ancora aperta. Ma è da qui – dal lavoro – che tutti, insieme, dovrebbero ripartire.

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