REFERENDUM ANTI CASTA/ Sardegna, raggiunto il quorum: abolite 4 province, ridotte le indennità dei consiglieri

Nella terra che da sempre fa storia a sé rispetto al resto d’Italia, con una lingua propria, con un giornale locale – L’Unione Sarda – che fa oltre un milione di lettori, con una fortissima identità comune, con una voglia reazionaria interpretata al meglio dal movimento dei pastori, sta succedendo qualcosa che i grandi media hanno volutamente ignorato. Una rivoluzione anti-casta che potrebbe spazzare via gran parte del marciume che abita in Parlamento.

di AS

sardegna-referendum-anti_castaDieci i quesiti referendari regionali promossi dal Movimento Referendario Sardo (di cui fanno parte ’Italia dei Valori, la Base Sardegna e Riformatori Sardi), per i quali si poteva votare solo nella giornata di ieri. I più attesi? Quelli abrogativi sull’abolizione delle quattro province istituite di recente (2001) – vale a dire Medio Campidano, Olbia Tempio, Carbonia Iglesias e Ogliastra – e quello per ridurre le indennità dei consiglieri regionali.

I promotori del referendum, Italia dei Valori in testa, esultano perché la partita si è giocata tutta sul votare sì e, quindi, chi si è recati alle urne lo ha fatto – nella stragrande maggioranza – per abolire i privilegi della Casta. Quorum al 33,3%, affluenza al 35,5%. Seppur di pochissimo, l’Italia intera prende una lezione di civiltà.

Con i sardi c’è poco da scherzare, quando si mettono in testa una cosa nessuno riuscirà a distoglierli dall’obiettivo. E l’avevano promesso: ve la faremo pagare, rivolti ai componenti di quella Casta che troppo spesso ha svenduto non solo le loro terre ma persino la dignità di un popolo che – come diceva lo scrittore David Hernert Lawrence – “è fuori dal tempo e dalla storia, è come la libertà stessa”. Inimmaginabile mettergli i piedi in testa.

Figurarsi se a provarci sono gli esponenti della Casta. Risposta: al rogo la Casta.

Gli altri cinque quesiti referendari, tutti consultivi, chiedevano agli elettori se “abolire le altre quattro Province storiche (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano), portare da 80 a 50 il numero dei componenti del Parlamento sardo, cancellare i consigli di amministrazione degli enti regionali, istituire un’Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto autonomistico, eleggere direttamente il presidente della Regione attraverso le primarie.”

Una rivoluzione appunto.

Che nasconde il segreto di Pulcinella: la Casta si può rottamare.

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