REDDITOMETRO/ Una follia: lo studio di settore applicato ai privati. Ecco perché è “solo” una furbata

Si tratta dell’ultima follia del Governo Monti per verificare la spesa degli italiani e gli eventuali reati fiscali. Uno strumento con mille problemi, creato da chi vuole controllare i cittadini con l’obiettivo dichiarato di recuperare 120 milioni di euro all’anno di sommerso. Briciole, se paragonate ai capitali non tassati che finiscono nelle banche svizzere e su cui nessuno muove un dito. Forti con i deboli, deboli con i forti. Chi ci guadagna? Ma le banche, of course.

 

di Viviana Pizzi

redditometro_follia_italianaL’ultima novità del governo Monti si chiama redditometro pubblicata venerdì scorso in Gazzetta Ufficiale. Un modo per misurare le spese dei cittadini. Una specie di “occhio del Grande Fratello” posizionato nei portafogli degli italiani per vedere quanto spendono e se evadono le tasse.

Si tratta comunque di uno strumento che ha molto di perfettibile perché ci sono molte variabili di cui non tiene conto. Una di queste è il lavoro che svolge chi guadagna un certo reddito e tutte le cose di cui dispone per vivere. L’unico dato, incontrovertibile è che se si spende il 20% in più di quello che le tabelle prevedono scatta il controllo dell’Agenzia delle entrate. La quale presume di avere a che fare con un evasore fiscale sempre e comunque.


QUALI I PARAMETRI CHE VENGONO UTILIZZATI PER IL CONTROLLO DEL REDDITO?

I controlli si applicheranno a partire dai redditi del 2009. Tra i beni sotto la lente di ingrandimento i ce ne sono di 26 tipi tenendo in considerazione anche 56 tipi di servizi a cui viene applicata la telecamera dell’occhio vigile.

Tra questi risulta esserci la manutenzione dell’automobile. Quando il contribuente viene sottoposto a verifica dell’Agenzia delle Entrate è la stessa che verifica qual’è la spesa media per una simile manutenzione e tra il valore dichiarato e quello medio gli imputerebbe il maggiore.

Qui è facile superare la soglia consentita. Perché nella previsione di spesa non è certo inglobato il numero dei guasti che l’auto può avere. Non è detto infatti che due Fiat Punto con la stessa cilindrata e con la stessa carrozzeria possano avere la stessa resistenza. Può accadere che una delle due vetture, a causa di un incidente, possa subire più danni e quindi superare la soglia consentita.

Il fisco tiene anche conto della spesa media familiare. Lo fa catalogando i nuclei in undici macroschemi: single con meno di 35 anni, tra i 35 e 64 e più di 65. Coppie senza figli con meno di 35 anni, tra i 35 e i 64 e oltre i 65 anni. Coppie con uno, due o tre figli; monogenitore e altre tipologie.

A ognuna di queste viene attribuito un valore di spesa in base al reddito che chi lavora percepisce e alla collocazione geografica. Ci sono infatti tabelle riferite al nord ovest, al nord est, al centro e al sud e alle isole.


UNA SERIE DI ESEMPI E LE LORO FALLE

Una coppia con un figlio residente a Milano l’Istat ipotizza una spesa alimentare di 7 mila euro annui. Se i figli diventano due la spesa diventa di 7715,64 euro. A Roma invece il valore scende di 7027, 32 euro all’anno mentre a Napoli sale a 7608,84.

L’Istat però non tiene conto di due variabili importanti: uno è l’età dei figli a carico e l’altro è la possibilità di reperire altrimenti le risorse per mangiare e bere. Logico sarebbe pensare che una famiglia con un figlio neonato possa spendere meno di un nucleo con un bambino di cinque anni. Il primo presumibilmente per i primi mesi dovrebbe mangiare solo latte materno mentre il secondo si nutre ormai come un adulto. Logico sarebbe infatti pensare anche che una famiglia che vive in città ma in periferia possa spendere meno in generi alimentari magari perché davanti alla propria abitazione può possedere un piccolo giardinetto con  tanto di galline che produrrebbe uova e frutta che non sarebbe necessario acquistare al supermercato.

Quindi di cosa si parla? Di un ulteriore strumento che serve a controllare ulteriormente la vita degli italiani. Ci sono altri nei nell’organizzazione che non permettono di controllare la spesa reale delle famiglie: non compaiono nelle voci spesa l’assicurazione dell’auto, che viene ricavata all’anagrafe, non c’è la spesa per l’energia elettrica ricavata incrociando banche dati.


LA GENERICITÀ DELLA DIVISIONE GEOGRAFICA

Per Nord, Centro e Sud per calcolare la spesa si tengono presenti i dati di Milano, Roma e Napoli. Questo significa che chi vive a Torino può prendere per buoni i dati del capoluogo lombardo. Niente di più generico se si considera che la vita, nel capoluogo piemontese, è di certo più costosa rispetto a quello lombardo. Un chilo di pane costa di più rispetto a Milano. Quindi per un torinese e sarà più facile superare quella soglia del 20% rispetto ai valori che richiede l’Istat. I parametri del capoluogo lombardo valgono anche per i comuni della valle del Canavese (in provincia di Torino) dove le campagne abbondano e anche i contadini che se la sbrigano da soli.

Lo stesso vale per Roma e Pescara. Una famiglia del capoluogo abruzzese per mangiare spenderà di meno di una della capitale. Non fa niente perché il governo Monti, autore di questa riforma, si è dimenticato che i romani stessi possono sforare quel 20% prima dei pescaresi.

E anche al sud con Napoli. Città con un costo della vita di certo più elevato rispetto ad Avellino o meno elevato di Bari.  Non esistono per il momento riscontri per il Nord Est e le Isole. L’Istat, in base al costo della vita calcolerà di mese in mese quanto si può spendere.


COSA VIENE CONTROLLATO?

I controlli si suddividono in sette categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazione e contributi, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, investimenti immobiliari e mobiliari netti e altre spese.

Un grande fratello vero quello che riguarda la casa: si guarda quante abitazioni un nucleo possiede, se ha acceso mutui per comprarle, se le ha ristrutturate, se ha avuto accesso ad intermediazioni immobiliari, fino alla paga per i collaboratori domestici, la spesa per gli elettrodomestici nuovi e gli arredi. Per le bollette di luce, gas e telefono si procede ai controlli incrociati con le società di fornitura.

Vengono controllati il numero di automobili in possesso, delle minicar, dei caravan, moto, natanti e imbarcazioni aeromobili, mezzi di trasporto in leasing.

Nel settore assicurazioni viene controllata la responsabilità civile, incendio e furto, la vita i danni e gli infortuni e le spese sanitarie per le malattie e infine il versamento di tutti i contributi previdenziali.

Le spese nel settore istruzione sono quelle forse più controllate: si guarda se si frequenta l’asilo nido, la scuola per l’infanzia, la primaria (elementare) e la secondaria (medie e licei). Si controlla anche la spesa per i corsi di lingue straniere, soggiorni studio all’estero, corsi universitari, tutoraggio e corsi di preparazione agli esami (Cepu), scuole di specializzazione, master e canoni di locazione per i figli all’università. Niente lasciato al caso quindi.

Si controllano anche le spese per le attività sportive, circoli culturali, circoli ricreativi, cavalli, abbonamenti pay tv, giochi on line, abbonamenti e eventi culturali, viaggi organizzati, alberghi, centri benessere. Si possono in teoria controllare anche gli acquisti di oggetti di antiquariato, gioielli e preziosi, le spese per il veterinario, le donazioni alle onlus e gli assegni corrisposti al coniuge.

Si controllano anche le quote di partecipazione nelle società, i fondi di investimento, i derivati, i certificati di deposito, i pronti contro termine, i buoni postale fruttiferi, conti di deposito, la valuta estera, l’oro e addirittura l’acquisto di francobolli.


COME SI DEVE DIFENDERE IL CONTRIBUENTE SEGNALATO?

Se verificando tutti questi parametri appena elencati la spesa di una famiglia supera del 20% la spesa prevista dall’Istat l’Agenzia delle entrate comincerà a controllare. L’obiettivo è quello di recuperare 120 milioni di euro di tasse evase. Peccato però che non possano essere controllati anche i regali in denaro che un nucleo familiare giovane riceve dalla propria famiglia di origine.

Ad esempio se una famiglia con un bambino piccolo e con un solo stipendio di cinquecento euro mensili ha bisogno di comprare un elettrodomestico che gli occorre non sempre aspetta. Molto spesso sono i genitori dei freschi sposini a consegnare una somma di denaro ai propri figli che di fatto acquistano la lavatrice o il forno che gli può servire per lavare i vestitini dell’infante. Le famiglie più consolidate invece potrebbero ricorrere a denaro risparmiato negli anni precedenti al 2009. In entrambi i casi al controllo del fisco potrebbe capitare che una di queste due tipologie di famiglie abbia speso il 20% in più di quanto secondo l’Istat poteva spendere. Per lo Stato  scatta l’ipotesi di evasione fiscale mentre nella realtà altro non si è che figli poco abbienti che ricevono regali dai genitori o di gente che negli anni ha saputo mettere i soldi da parte, magari sotto il mattone prima che lo Stato (sempre il Governo Monti) obbligasse ad aprire conti correnti controllati a chi percepisce stipendi o pensioni superiori ai mille euro al mese.

Che si fa in questi casi? Il contribuente segnalato dovrà dimostrare che le spese sostenute sono derivate dalle cause appena spiegate. Per evitare guai è possibile fare il redditest sul sito dell’Agenzia delle entrate.

UNA FAMIGLIA UGUALE ALL’AZIENDA? IMPOSSIBILE

La furbata del Governo Monti per recuperare ancora una volta soldi ai cittadini, mantenendo però inalterati i privilegi alla casta, è quella di calcolare che le spese della famiglia possono essere controllate come quelle di un’azienda. I bilanci di quest’ultima sono sempre uguali e sono quasi sempre lontani da qualsiasi tipo di imprevisto.

Cosa invece che nelle famiglie può accadere e di frequente pure. Anche in una monoreddito con 500 euro al mese può capitare che il figlio si ammali, che la mamma anche se giovane debba andare dal dentista per una carie che l’Istat non prevedeva. Allora Monti cosa prevede? Non spendere per non superare i parametri assegnati? Noi crediamo che sia una cosa alquanto impossibile perché è proprio la salute che viene prima di tutto. Questa del redditometro è un’altra macelleria sociale che colpisce ancora una volta i cittadini che vivranno in uno stato di “polizia finanziaria”. Anche quelli onesti  che non hanno mai cercato di nascondere le proprie spese. Tutto sotto controllo per fare gli utili di chi? Naturalmente delle banche che sono le uniche che davvero stanno guadagnando dall’ingresso del governo Monti.

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