REDDITOMETRO/ Tutto da rifare? Solo in campagna elettorale. Ma il rischio tritacarne è reale.

Rischia di essere una nuova incompiuta il decreto sul redditometro pubblicato il 4 gennaio scorso sulla Gazzetta Ufficiale. Con un retroscena che vede anche uno scontro tra l’ex presidente del consiglio Mario Monti e l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il sistema delle cento voci da controllare è stato giudicato intrusivo dallo stesso governatore tecnico che – dopo averlo fortemente voluto – ora, in odore di elezioni e alla ricerca spasmodica di voti, prende le distanze.

 

di Viviana Pizzi

GLI EFFETTI SUL REDDITOMETRO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Quella che vorrebbe mettere in pratica Mario Monti non è un dietrofront ma si tratterebbe di una correzione all’ultimo secondo che parte dal depotenziamento degli elementi statistici per il calcolo della spesa delle famiglie.

In un momento in cui l’attività di controllo fiscale non è ancora partito il numero due dell’Agenzia delle Entrate Marco Di Capua fa sapere che uno dei correttivi alla manovra pensata dal Governo Monti viene dal non considerare ai fini dello scostamento tra reddito e spesa, la variabile di mille euro al mese che si traduce in 12 mila euro l’anno. Questo vuol dire che per lo Stato una famiglia dovrebbe spendere 15 mila euro l’anno non viene controllata fino a quando la spesa non sia superiore ai 27mila euro.

Quella di dodicimila euro l’anno non è altro che una fascia di tolleranza assoluta che mette al riparo le famiglie soprattutto dagli effetti paradossali delle medie Istat sui consumi. Un provvedimento che arriverebbe in extremis, proprio alla vigilia dell’inizio dei controlli ma soprattutto alla vigilia delle elezioni dove Mario Monti è candidato premier e deve riuscire a vincere per soddisfare le richieste dei banchieri del Bilderberg che gli hanno chiesto di candidarsi.

 

MODIFICA? OCCORRE UN NUOVO PROVVEDIMENTO

Per modificare quanto pubblicato il 4 gennaio scorso, una misura che aveva mandato nel panico milioni di italiani, ci vorrebbe un nuovo provvedimento legislativo. Nel quale sia corretta o addirittura eliminata la componente statistica.

Soltanto dopo le lamentele degli italiani è stato compreso dai tecnici che i valori medi di consumo delle famiglie, per quanto dovessero essere classificati in base alla numerosità e alla residenza geografica, possono non rispecchiare la posizione dei singoli.

Gli italiani ringraziano, meglio tardi che mai, non si può però non notare che questo del redditometro non è altro che l’ennesimo pasticcio all’italiana dove non è chiaro cosa deve essere controllato e come. Soprattutto perché le regole cambiano in corso d’opera e per funzioni che potrebbero essere squisitamente propagandistico elettorali.

Che cosa resterebbe uguale? Il confronto tra capacità di spesa e il reddito dichiarato dal contribuente.

Una caratteristica che dovrebbe spingere chi va a dichiarare i redditi ad essere più sinceri possibile. Solo l’effettiva differenza porterebbe l’agenzia delle entrate a controllare per davvero e solo allora il presunto colpevole dovrebbe spiegare come ha speso il proprio denaro.

 

CORTE DEI CONTI: UTILIZZARE LO STRUMENTO CON CAUTELA

Sul pasticciaccio del redditometro si è espresso anche il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino. Il quale teme evidentemente che possano essere commessi degli errori dovuti anche alla buona fede.

Bisogna evitare un uso disinvolto delle informazioni non verificate – ha dichiarato – ma è necessario auspicare che gli uffici abbiano massima attenzione e cautela nell’uso dei dati”.

Il monito è arrivato dal palco del convegno “L’anagrafe tributaria nella prospettiva del federalismo fiscale”.

Esistono situazioni – ha sottolineato Giampaolino – in cui la titolarità formale di utenze e canoni non coincide con coloro che ne supportano l’onere finanziario. In questi casi occorrerà che gli uffici procedano con grande attenzione per arrivare all’effettiva titolarità soggettiva”.

redditometro_follia_italianaSulle dichiarazioni di Giampaolino è facile fare un esempio: nelle case che vengono affittate spesso le utenze di bollette come luce e gas sono intestate al proprietario dell’immobile. Chi le paga nei fatti è però l’inquilino. Quindi nel calcolare la spesa del titolare della casa locata si dovrebbero anche sottrarre le spese per queste bollette. Non facile soprattutto quando l’affitto è in nero. Il controllo però risulterebbe necessario in caso di uno sforamento significativo della spesa.

 

MONTI NEL CAOS: LA NORMA RISALE AL 2010

In vista delle elezioni però lo scontro politico è inevitabile. E tocca proprio Monti e Tremonti.

Al primo di certo non sono piaciute le note del presidente della Corte dei Conti. Per giustificarsi ha sottolineato che l’iter per cambiare il regolamento del redditometro è partito dal 2010 quando al governo c’era Berlusconi e il ministro dell’Economia era Giulio Tremonti.

Con la legge del 2010 era previsto il recupero di un gettito fiscale che doveva variare tra i 700 e gli 800 milioni di euro l’anno già a partire dal 2011. Cosa che però, come ha ricordato lo stesso Monti non è mai avvenuta. Gettando ombre sulla validità dell’azione governativa di Tremonti.

C’è di più però: nella primavera del 2012 il governo tecnico fece il punto sull’andamento dei conti pubblici e specificò che non venivano considerati alla voce entrate i 9 miliardi di euro della manovra finanziaria 2010 firmata Tremonti. Tutti dovevano derivare da provvedimenti di lotta all’evasione.

 

LA RISPOSTA DI TREMONTI: LE CENTO VOCI DI SPESOMETRO LE HA INTRODOTTE MONTI

L’ex ministro Giulio Tremonti non lascia passare tempo e risponde immediatamente alle accuse mossegli da Mario Monti. Le sue dure dichiarazioni nascondono però anche una necessità di chiarimento soprattutto in campagna elettorale.

 

Non solo non ho adottato nessun decreto applicativo contenente le ‘cento voci’ di redditometro– ha dichiarato a Rtl 102.5 –  ma comunque non avrei firmato un decreto del tipo di quello di Monti, esteso a così vasto spettro, basato su statistiche di massa, di riflesso così intrusivo“.

Oggi – ha aggiunto Tremonti- se dopo pochi giorni sta ritirando il decreto non bisogna essere tecnici per capire che c’è qualcosa di serio che non funziona. E’ vero – continua – che a monte c’era una norma di legge risalente al maggio 2010, una norma che sostituiva con uno nuovo il vecchio redditometro. Un aggiornamento del sistema reso opportuno dal fatto che il vecchio redditometro era basato su simboli di ricchezza arcaici e folkloristici, simboli che andavano dai cavalli ai club esclusivi. In ogni caso la norma del maggio 2010 non era direttamente operativa“.

Una botta e risposta tra i due politici che sa di campagna elettorale e di rimbalzo delle responsabilità.

 

LE VOCI CONTESTATE

Per controllare la spesa degli italiani si suddivideva il territorio in cinque macro aree geografiche controllate costantemente dall’Istat: Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole.

I controlli si suddividono in sette categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazione e contributi, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, investimenti immobiliari e mobiliari netti e altre spese.

Un grande fratello vero quello che riguarda la casa: si guarda quante abitazioni un nucleo possiede, se ha acceso mutui per comprarle, se le ha ristrutturate, se ha avuto accesso ad intermediazioni immobiliari, fino alla paga per i collaboratori domestici, la spesa per gli elettrodomestici nuovi e gli arredi. Per le bollette di luce, gas e telefono si procede ai controlli incrociati con le società di fornitura.

Vengono controllati il numero di automobili in possesso, delle minicar, dei caravan, moto, natanti e imbarcazioni aeromobili, mezzi di trasporto in leasing.

Nel settore assicurazioni viene controllata la responsabilità civile, incendio e furto, la vita i danni e gli infortuni e le spese sanitarie per le malattie e infine il versamento di tutti i contributi previdenziali.

Le spese nel settore istruzione sono quelle forse più controllate: si guarda se si frequenta l’asilo nido, la scuola per l’infanzia, la primaria (elementare) e la secondaria (medie e licei). Si controlla anche la spesa per i corsi di lingue straniere, soggiorni studio all’estero, corsi universitari, tutoraggio e corsi di preparazione agli esami (Cepu), scuole di specializzazione, master e canoni di locazione per i figli all’università. Niente lasciato al caso quindi.

Si controllano anche le spese per le attività sportive, circoli culturali, circoli ricreativi, cavalli, abbonamenti pay tv, giochi on line, abbonamenti e eventi culturali, viaggi organizzati, alberghi, centri benessere.

Si possono in teoria controllare anche gli acquisti di oggetti di antiquariato, gioielli e preziosi, le spese per il veterinario, le donazioni alle onlus e gli assegni corrisposti al coniuge.

Si controllano anche le quote di partecipazione nelle società, i fondi di investimento, i derivati, i certificati di deposito, i pronti contro termine, i buoni postale fruttiferi, conti di deposito, la valuta estera, l’oro e addirittura l’acquisto di francobolli.

Se tutto finirà come una bolla di sapone lo sapremo nei prossimi giorni. Che sia un pasticcio all’italiana è un dato di fatto.

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