Quirinarie, ecco chi sarà il candidato alla Presidenza della Repubblica: come volevasi dimostrare…

Come avevamo preannunciato sabato il nome indicato dai 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica non è stato individuato nella rosa dei 4 tra magistrati (Caselli e Imposimato) e costituzionalisti (Rodotà e Zagrebesky) che certamente avrebbero potuto lavorare meglio degli altri in lizza, tra cui comici, giornalisti e politicanti di vecchio corso. Ma l’elezione si è conclusa e i “grillini” hanno scelto. Male, secondo noi. Ecco perché.

 

di Andrea Succi

candidato-presidente_gabanelliCon un comunicato stringato pubblicato sul blog, Grillo ha chiuso la farsa delle quirinarie.

Si è conclusa la verifica dei voti assegnati ai nove candidati per la Presidenza della Repubblica. Di seguito la classifica completa. Ringrazio chi ha votato che, ricordo, doveva essere iscritto al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012 con un documento di identità digitalizzato.

1. Gabanelli Milena Jole

2. Strada Luigi detto Gino

3. Rodotà’ Stefano

4. Zagrebelsky Gustavo

5. Imposimato Ferdinando

6. Bonino Emma

7. Caselli Gian Carlo

8. Prodi Romano

9. Fo Dario

Milena Gabanelli, dunque, sarà la candidata del M5S per succedere a Giorgio Napolitano, risultando la più votata. Chissà, forse l’onda lunga della puntata di Report su “Romanzo Capitale” ha prodotti i suoi effetti anche sulle Quirinarie, perché – francamente – si tratta di un nome fin troppo naïf.

Per carità, nulla questio sulla professionalità della Gabanelli – anche se qualcuno ricorderà le polemiche scatenate da Paolo Barnard – una delle migliori (la migliore?) giornalista d’inchiesta in Italia. Ma innanzitutto fa quantomeno sorridere il fatto che un Movimento che critica – per usare un eufemismo – i giornalisti, che vuole chiudere l’albo, abolire i finanziamenti pubblici alla stampa (o almeno quei pochi che restano) e ridurre la Rai ad una sola rete, indichi come nome alla Presidenza proprio una giornalista Rai, seppur una delle migliori rappresentanti di categoria.

E poi non crediamo che abbia la tenuta politico-istituzionale per farsi portavoce di un’intera nazione e prendersi sulle spalle un Paese che si avvia verso il Presidenzialismo, quindi con un ruolo non solo di facciata ma fin troppo decisivo per gli equilibri e la stabilità italiana. Perché? Ma santo iddio, non basta mica saper fare le inchieste per andarsi a sedere sul Colle del Quirinale. Altrimenti perché non Travaglio? O Stella, precursore dell’argomento Casta tanto caro ai grillini? O Ferruccio Pinotti, cultore e profondo conoscitore dei poteri occulti (e non) che angosciano l’Italia? O Roberto D’Agostino, lo sferzante Dago?

Purtroppo l’Italia sta diventando il Paese dove tutti possono fare tutto: l’Avvocato fa il commercialista, il medico fa l’avvocato, l’animatore turistico fa il capogruppo, il giornalista fa il politico, l’idraulico lo spazzino e via così.

Giusto per fare un esempio che non dista troppo dall’Italia, prendiamo il caso della Francia.

Oltralpe esiste una scuola di altissima specializzazione per chi vuole occuparsi di Cosa Pubblica, l’Istituto di studi politici di Parigi (Institut d’études politiques conosciuto come Sciences Po) che – nonostante le critiche per la selettività che favorirebbe solo i privilegiati – è riuscita a formare Francois Mitterrand, Jacques Chirac, Georges Pompidou e François Hollande mentre Nicolas Sarkozy ha frequentato senza ottenere il diploma (e si è vista la differenza con gli altri), vale a dire gli ultimi 5 presidenti della Nazione francese, oltre a personalità politiche di spicco quali Lionel Jospin, Dominique de Villepin, Laurent Fabius e Alain Juppé.

Con questo vogliamo dire che chi studia per fare il giornalista non deve poi lanciarsi (o farsi lanciare), in maniera piuttosto ardita, in avventure dove non ha la minima esperienza. E, soprattutto, sarebbe ora di formare anche in Italia una classe dirigente, come accade in Francia, evitando dilettanti allo sbaraglio o improvvisati che anelano solo ed esclusivamente al potere e al denaro.

Ecco perché crediamo che la Gabanelli non sia la persona più adatta per il Quirinale.

Ammesso che questo ragionamento possa essere d’aiuto, tocca rispondere alla conseguente domanda/critica che ci verrebbe rivolta: allora chi? Perché non fate un nome? Vi nascondente dietro la solita critica fine a se stessa?

No. E se anche fosse, sarebbe persino legittimo per chi fa il nostro mestiere esporre una critica, dura e profonda, senza dover per forza indicare una soluzione. Anche perché non tocca a noi trovarla. Persino la Gabanelli, per restare in tema, ha chiuso la puntata di “Romanzo Capitale”, dove attaccava pesantemente la giunta Alemanno, con un “non saprei chi potrebbe cambiare lo status quo.”

Normale e giusto che sia così.

Eppure noi un nome ce l’abbiamo.

Partiamo da un presupposto: se la crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo è colpa principalmente degli squali bancari, forse è il caso di eleggere a paladino degli italiani chi quegli squali li caccia – e spesso con successo – ogni giorno. Parliamo di Elio Lannutti, Presidente Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi) che – seppur con un passato anch’egli nella carta stampata – da anni si occupa di tutt’altro, impegnato in politica e candidatosi da indipendente con l’Italia dei Valori, cui ha dato lustro con battaglie che nessuno in Italia ha combattuto quanto lui.

Ma, ed ecco perché sarebbe il candidato secondo noi ideale (e quindi che non ce la potrà mai fare) ha votato – in dissenso con l’Idv e le altre forze politiche – sia contro la mannaia del Fiscal Compact che contro il Mes. Cioè, i due veri problemi del futuro (immediato e non) dell’Italia.

Scusate se è poco.

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