Quirinale, l’inciucio Pd-Pdl cala il jolly: l’impresentabile Finocchiaro. E Bersani farà il premier

Dal Palazzo romano s’ode uno spiffero più forte degli altri. Secondo fonti accreditate il tavolo Bersani-Berlusconi avrebbe prodotto un mega inciucio che copre le caselle del Quirinale, della Presidenza del Consiglio e dell’immunità (o impunità che dir si voglia) al Cav. La quadra si è trovata nel nome dell’impresentabile Anna Finocchiaro al Colle, con conseguente incarico a Bersani per la formazione di un Governo e tanti ringraziamenti a Silvio per l’appoggio. L’Italia e gli italiani? Echissenefotte più, oramai.

 

di Viviana Pizzi

impresentabile_anna_finocchiaroLa senatrice siciliana sarebbe l’unica in grado di garantire gli equilibri necessari per una stabilità governativa anche al di fuori del Colle più importante della politica italiana. Un nome che piace a Silvio Berlusconi (vedremo il perché nelle prossime righe) e che garantisce a Pierluigi Bersani l’incarico da presidente del Consiglio dei Ministri al quale ha puntato sin dal giorno in cui ha vinto le primarie del centrosinistra, sconfiggendo il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Con l’ex magistrato al Colle il segretario del Pd non solo arriverebbe alla guida di Palazzo Chigi senza problemi, ma riuscirebbe anche a nascondere sotto la cenere, i problemi di leadership che il suo partito gli sta dando. Una specie di salvagente per il leader del centrosinistra che permetterebbe di fermare qualsiasi terremoto politico a breve termine.

Nei giorni precedenti all’accordo, stando ad indiscrezioni di Palazzo (confermate anche da Dagospia), Bersani si voleva presentare all’accordo con un solo nome. Ma il Pdl, tramite i suoi ambasciatori occulti, aveva risposto picche.

Il segretario Pd il nome lo ha poi fatto sapere direttamente al Presidente della Repubblica in carica Giorgio Napolitano. Si tratta proprio di Anna Finocchiaro una donna che in apparenza potrebbe dare tutto al Pd senza scontentare il Pdl. L’unica resistenza dei democratici resterebbe proprio l’incarico al Governo per Bersani.

In primis però il Pdl aveva fatto tre nomi: Giorgio Napolitano, Giuliano Amato e Franco Marini tutti e tre di centrosinistra. L’attuale Capo dello Stato considera concluso il suo settennato e non è disponibile al bis.

Sul nome di Franco Marini invece sarebbero forti le opposizioni della parte del Pd non cattolico. Il nome di Amato aveva invece visto una forte alzata di scudi da parte della Lega Nord fatto che ha molto raffreddato gli entusiasmi dei bersaniani.

Sul nome di Anna Finocchiaro invece è proprio il partito di Roberto Maroni a non far trapelare alcuna opposizione. E nella trattativa con il Pdl è e resta l’unico nome spendibile anche perché è donna e, ribadiamo, farebbe un grosso effetto nei confronti della politica europea e mondiale. La siciliana sarebbe l’unica in grado di rimandare le elezioni a data da destinarsi. Consultazioni popolari che sia il Pd di Bersani che il Pdl di Berlusconi vuole rinviare il più possibile per serrare meglio i ranghi.


FINOCCHIARO MIGLIORE SOLUZIONE? TUTT’ALTRO PENSANDO AI “PRECEDENTI SICILIANI” DEL MARITO MELCHIORRE FIDELBO

anna_finocchiaro_e_maritoCi sono però dei fatti che non depongono certo a favore di Anna Finocchiaro. Inchieste giudiziarie che non la coinvolgono direttamente ma che le fanno perdere di credibilità agli occhi della nazione.

Suo marito Melchiorre Fidelbo è stato rinviato a giudizio insieme ad Antonio Scavone senatore Pdl eletto in Sicilia per abuso d’ufficio e truffa aggravata in merito alla vicenda della costruzione della casa della salute di Giarre. I magistrati hanno accusato il politico di aver affidato, senza una gara, un appalto da due milioni di euro proprio al consorte di Anna Finocchiaro che è costato anche a lui prima l’iscrizione nel registro degli indagati e poi il rinvio a giudizio.

Che cosa rappresentava Fidelbo in quella trattativa? Il trait d’union tra Pd e Pdl con una concessione che avrebbe messo d’accordo entrambi i partiti. Come avviene oggi in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica e dell’assegnazione dell’incarico di Governo. Se i precedenti sono quelli che andremo a raccontare per il nostro Paese non si prospetta nulla di buono.

 

LA RICOSTRUZIONE DELL’INCHIESTA GIUDIZIARIA SICILIANA

Della vicenda infiltrato.it si era già occupato quando Anna Finocchiaro aveva ottenuto la candidatura al Senato nelle liste Pd della Puglia.

Tutto ha avuto inizio nel luglio del 2007 quando il consorte, in qualità di amministratore della Solsamb Srl, vince l’appalto per la costruzione della casa della salute di Giarre, in provincia di Catania. L’opera viene inaugurata il 15 novembre 2010.

Nel mese di agosto viene presentato dal consorzio Sanità Digitale un progetto di 1,2 milioni di euro, che serviva alla Costruzione della casa della Salute di Giarre. All’interno del consorzio, come riportato anche dal Fatto Quotidiano, le quote risultano così suddivise: un 5% al dipartimento di Anatomia dell’Università di Catania guidato dal Prof. Salvatore Sciacca, e altrettanto all’Azienda Sanitaria 3 di Catania “guidata ai tempi dal manager Mpa Antonio Scavone; la Tnet Srl con il 40% e la Solsamb Srl amministrata dal marito di Anna Finocchiaro che detiene il 50%.”

Un’inchiesta che venne monitorata dalla Guardia di Finanza di Catania perché per l’assegnazione dell’appalto alla Solsamb non era stato indetto nessun bando di gara come denunciò l’assessore regionale Massimo Russo.

NEL 2010 (CON LOMBARDO ALLA PRESIDENZA DELLA GIUNTA) ECCO LA CONVENZIONE E IL TAGLIO DEL NASTRO

La vicenda risulta essere un intreccio tra legami politici e imprenditoriali. Se nel 2007  (quando tutto ebbe inizio) il governatore siciliano era Totò Cuffaro nel 2010 la Regione era guidata da Raffaele Lombardo che aveva battuto nelle elezioni del 2008 la stessa Anna Finocchiaro.

Il 30 luglio 2010 l’azienda sanitaria guidata dal manager Giuseppe Calaciura, molto vicino al partito del governatore (l’Mpa), sigla la convenzione con la Solsamb di Fidelbo.

Qualche mese più tardi il Pd entra in Giunta proprio con il sostegno di Anna Finocchiaro.

Era  il 21 settembre dello stesso anno, quando tra ribaltoni e scontenti Lombardo vara la sua quarta giunta. Quattro gli esponenti dell’Mpa Massimo Russo e Caterina Chinnici, l’avvocato Gaetano Armao e il docente universitario Elio D’Antrassi. Marco Venturi, Pier Carmelo Russo e Mario Centorrino, anche loro riconfermati, sono attribuibili al Pd, che avrebbe indicato anche il prefetto Giosuè Marino, new entry nella squadra di Lombardo.

In quota Udc c’è il professor Andrea Piraino. Vicino all’Api di Rutelli viene indicato Sebastiano Messineo.

Il 15 novembre così, giorno dell’inaugurazione del centro, si trovano sul posto sia gli ex oppositori del Pd sia gli assessori dell’Mpa. Finiscono sulla rete i filmati dei cittadini di Giarre che protestano perché qualche settimana prima era stato chiuso l’ospedale pubblico.

 

L’INDAGINE E IL RINVIO A GIUDIZIO

fidelbo_e_finocchiaro_inauguranoDopo la denuncia di Massimo Russo gli ispettori sollecitati scrissero una dettagliata relazione di dieci pagine che finì in Commissione Sanità. Furono loro stessi ad accertare che “l’appalto alla Solsambsarebbe stato affidato in violazione della legge sulla libera concorrenza perché si trattava di mettere a disposizione somme di rilevanza comunitaria”. Sulla base della documentazione acquisita e delle analisi svolte Russo annunciò la revoca dell’appalto. Fu allora che Melchiorre Fidelbo chiese un’audizione alla Commissione Sanità dell’Ars per spiegare quale fosse il rilievo scientifico del progetto sperimentale “Casa della Salute”.

Nel biennio 2011- 2012 le indagini sono andate avanti. Il 24 ottobre del 2012 è il gup di Catania Marina Rizza a procedere al rinvio a giudizio di quattro persone: oltre a Fidelbo (marito della Finocchiaro) e Antonio Scavone (candidato Pdl al Senato) vengono accusati di abuso d’ufficio e truffa aggravata anche l’ex direttore amministrativo Giuseppe Calaciuta e il direttore amministrativo dell’asp Giovanni Puglisi.

Viene stabilito invece il non luogo a procedere per la responsabile del procedimento Elisabetta Caponnetto.

Secondo il Gip e la procura “l’atto avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Solsamb consistito nell’affidamento diretto alla società di una prima anticipazione di 175 mila euro”.

Insomma un’ indagine che getta più di un’ombra sul futuro Presidente della Repubblica voluto da Pd e Pdl. Un fatto che sa di inciucio e di casta: nulla a che fare con il rinnovamento che Bersani e Berlusconi vorrebbero spacciare attraverso la figura della prima donna al Quirinale.

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