PROTESTA STUDENTI/ Manifestazioni in 90 città contro la svendita della scuola pubblica

In mezza Italia gli studenti di superiori e università hanno protestato contro la legge ex Aprea e contro i tagli all’istruzione pubblica. Un risveglio di coscienza che non avveniva da anni. I provvedimenti del governo hanno stancato davvero tutti. Le manifestazioni più imponenti a Roma e Milano. Ad Ancona e Bologna la Cgil in sostegno. In Sardegna anche uno striscione degli operai Alcoa Sulcis.  

di Viviana Pizzi  

protesta_studenti11Sembra di essere tornati ai tempi delle pantere di studenti che protestavano contro il sistema politico italiano. Oggi l’Italia, quella dei giovani che vogliono bene alla propria formazione culturale e sperano in un futuro migliore, si è risvegliata. Le contestazioni ai governi che sembravano sopite da dicembre 2011, quando si protestava contro Berlusconi, sono tornate a farsi sentire. Non più cortei per non andare a scuola magari per un termosifone malfunzionante o per le aule sporche.

Oggi in novanta città italiane si è manifestato contro la svendita della scuola pubblica e la distruzione dell’università, istituzioni che passano da culla della cultura ad aziende statali in grado di produrre un sapere sempre più funzionale al supermercato. A spiegare le motivazioni della protesta ci hanno pensato gli appartenenti alla Rete della Conoscenza: “Siamo in piazza oggi – ha dichiarato Roberto Campanelli coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – per contestare la nostra totale contrarietà alla legge ex Aprea che eliminerebbe le rappresentanze degli studenti all’interno dei Consigli di Istituto limitando gli spazi di democrazia già ampiamente ridotti nelle scuole negli ultimi anni e permetterebbe ai privati di entrare nelle nostre scuole come sta accadendo in Università a seguito dell’approvazione nel 2010 della Legge Gelmini”.

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Insieme agli studenti delle scuole superiori ci sono anche gli universitari “per dimostrare che non sono disponibili a fare passi indietro sui temi della conoscenza e per ribadire la netta contrarietà all’aumento delle tasse per i fuori corso voluta dal ministro Profumo e alla diminuzione dei fondi sul diritto di studio, provvedimento quest’ultimo che non permetterà a tanti giovani meritevoli di iscriversi all’Università”. La protesta è ampiamente appoggiata anche dagli insegnanti.

Infatti proprio nell’estate scorsa una delegazione di precari è arrivata persino davanti alle aule di Montecitorio per dire no alla legge ex Aprea. “Da anni – dissero i docenti in quell’occasione – assistiamo impotenti a norme che peggiorano la qualità dell’insegnamento, ci troviamo di fronte ad accorpamento di classi che provocano il fenomeno del pollaio, scarsa edilizia scolastica, incremento dei costi a carico delle famiglie e aumento del precariato tra gli insegnanti”.

A Roma si sono presentati direttamente davanti alla sede del Parlamento europeo per mettere uno striscione. “Una scuola di qualità ce la chiede l’Europa”, queste le parole che vi campeggiavano. L’Europa infatti chiede di ridurre l’abbandono scolastico del 10%, di aumentare il numero dei laureati, di raggiungere il traguardo dell’85% dei 22enni diplomati, l’Europa chiede una sistema d’istruzione di qualità. Nella capitale hanno anche sottolineato che la scuola non è in vendita, protestando da piazza Santissimi Apostoli per arrivare davanti alla prefettura. La protesta della Cgil si unisce a quella degli studenti per chiedere uno Stato di qualità.  

Milano ci hanno pensato i collettivi Laps per le superiori e Link per gli universitari ad organizzare le manifestazioni. Qui le ultime vicende che hanno travolto il Pirellone non potevano non mescolarsi nei motivi della protesta. Tra gli striscioni compariva proprio questa scritta “Fuori la Mafia dalla Regione”. La marcia si conclude a Palazzo Lombardia. I due temi principali restano la lotta contro la Legge Aprea e le dimissioni di Formigoni.

A Torino sono state lanciate carote contro la sede del Miur, contestando la frase del ministro Profumo in cui si diceva che con gli studenti bisogna usare il bastone e le carote. Nel capoluogo piemontese si era già protestato la scorsa settimana e le manifestazioni erano state represse dalla Polizia.

A Bologna come a Roma la protesta si è unita a quella della Cgil. “Ci scusiamo per il disagio ma stiamo scioperando per voi”, questo lo striscione più rappresentativo. In piazza erano circa 800 e in maggioranza delle scuole superiori.

Ad Ancona sono scesi in piazza anche i docenti: erano circa 500 insieme ai loro studenti ed hanno attraversato a piedi la Galleria del Risorgimento. I disagi si sono fatti sentire perché è stata bloccata la circolazione delle auto. In testa al corteo, diretti verso la sede della Regione e scortati da polizia e carabinieri, striscioni con scritto “La scuola non e’ un bancomat” e “Prufumo, l’unico inadeguato sei tu. La protesta è uscita anche fuori dal continente“.

A Cagliari e Oristano sono scesi in piazza in circa seicento. Insieme a loro anche gli operai dell’Alcoa di Portovesme, che si sono uniti con uno striscione. Per i lavoratori della scuola è stata un’adesione allo sciopero nazionale indetto dalla Flc-Cgil contro la spending review, che  sottrae risorse al settore della istruzione pubblica sarda già in ginocchio, e per chiedere il rinnovo del contratto scaduto nel 2009 e l’ingresso di giovani e precari.

A Udine, oltre alle motivazioni della legge ex Aprea si uniscono anche aspetti del tutto politici. “Protestiamo anche contro il corteo di Forza Nuova in programma il 28 ottobre in città. A quelli che parlano di libertà di parola noi rispondiamo che nessun dialogo è possibile tra i carnefici e le vittime e che nessuna libertà di parola può essere concessa alla propaganda nazifascista”.

A Campobasso erano poco più di cento e hanno attraversato le vie della città, partendo dal Liceo Scientifico e finendo a Piazza Prefettura. Si manifestava per lo più contro la legge ex Aprea chiedendo al governo di restituire la scuola a chi la frequenta. Nel capoluogo molisano sono confluite anche le manifestazioni dei piccoli comuni. E anche lì dove la protesta degli studenti ha sempre registrato i minimi storici si è fatta sentire.

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