Processo Ruby, chiesti 6 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici

Dopo aver definito la villetta di Arcore un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi ne ha chiesto la condanna a sei anni di reclusione per i reati di concussione e prostituzione minorile. La difesa andata in onda ieri sera su Canale 5 potrà esporre nuovamente la sua teoria in Tribunale nella prossima udienza.

 

di Viviana Pizzi

ilda_boccassini_fuori_di_testaDopo sei ore di requisitoria dove non ha risparmiato nessun dettaglio sul rubygate il pm Ilda Boccassini, scampata la possibilità che il processo fosse spostato a Brescia ha chiesto 6 anni di reclusione per Silvio Berlusconi.

Esortando i giudici a condannarlo sia per il reato di prostituzione minorile che per concussione. Pena base cinque per il reato di concussione e un anno per il secondo reato con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.


LA REQUISITORIA DI ILDA BOCCASSINI: ARCORE UN SISTEMA PROSTITUTIVO PER IL SODDISFACIMENTO SESSUALE DI SILVIO BERLUSCONI

Quella di Ilda Boccassini nel processo Ruby è stata una requisitoria fiume. Tra i passaggi più importanti possiamo sottolineare quello secondo il quale ad Arcore esisteva “un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi”. La pm non ha dubbi: Ruby si prostituiva e ha avuto rapporti intimi con il presidente del Pdl.

Per dare un senso alle sue affermazioni Ilda Boccassini ha iniziato a parlare con una disamina sulla prostituzione minorile secondo la quale non era stata rispettata, nel caso Ruby, la tutela del minore. Ha ricordato che nel frattempo per cambiare le regole sono intervenute due leggi importanti la numero 38 del febbraio 2006 e l’altra del 2008 volute dal governo Berlusconi.

Non ha mancato di ricostruire la storia criminale di Ruby Rubacuori piena di denunce per furto e affidamenti alla comunità. Ricordando anche la storia del 27 maggio 2010 quando Ruby arrivò a Milano e Berlusconi per salvarla coprì il fatto che viveva di espedienti e disse che era la nipote di Mubarak.

Al sistema prostitutivo creato  ad Arcore secondo la Boccassini partecipavano sia ragazze che esercitavano la professione che coloro che erano di “buona famiglia” e si trovavano la soltanto “per avvicinare il Cavaliere nella speranza di ottenere denaro o favori”.

Karima detta Ruby alla vigilia dell’incontro con Berlusconi aveva mostrato uno stile di vita e una disponibilità di denaro incompatibili con la sua condizione di immigrata. Infatti sarebbe stato dimostrato che il Cavaliere gli dava anche i soldi per vivere.

Quando arriva alla villa secondo la ricostruzione dell’accusa sono presenti anche Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Il pm li definisce “organizzatori del sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi” e sono imputati per questo reato in un processo a parte.

Secondo l’accusa sia Fede che Mora sapeva che Karima era minorenne. La stessa ragazza, sempre secondo il pm, lo aveva confidato al suo agente televisivo. Berlusconi invece no, ha dichiarato di non saperlo e di crederla 24enne. Ma la procura dice che questa circostanza è impossibile proprio perché Berlusconi e Fede, secondo quanto risulta, si dicevano tutto.

Ilda Boccassini ha anche ironizzato sul doppio lavoro della Minetti: consigliere regionale in Lombardia e addetta alla gestione del sistema Arcore. Boccassini per avvalorare la sua tesi accusatoria punta tutto anche sulle contraddizioni che Berlusconi e i suoi testimoni hanno portato avanti dentro e fuori il processo.

Berlusconi non si è difeso in aula– ha tuonato- ma fuori dall’aula”.

Fuori dal palazzo di Giustizia di Milano una sorta di contromanifestazione rispetto a quella di Brescia con cittadini che hanno esposto cartelloni in favore dell’azione della magistratura.

 

LA DIFESA IN ONDA SU CANALE 5: FLOP DI ASCOLTI. SUPERATA DA UN MEDICO IN FAMIGLIA E REPORT

Cosa diranno gli avvocati della difesa di Silvio Berlusconi è facilmente prevedibile. E’ tutto andato in scena nel programma flop di Canale 5 “La guerra dei vent’anni: Ruby ultimo atto”.

Uno speciale che è stato visto soltanto da un milione e mezzo di telespettatori pari al 5,88% di share. Superato sia dalla fiction “Un medico in famiglia” che ha totalizzato più di 5 milioni di ascoltatori con il 20% di share e da Report che ha raggiunto una percentuale del 10, 74% di share con 2.300.000 telespettatori.

Dai commentatori illustri del Fatto Quotidiano è stata definita una “faticosa macchina della disinformazione” ammettendo a testimoniare soltanto persone utili alla difesa. Secondo i quali ad Arcore si tenevano soltanto cene eleganti con ragazze che ancora oggi sono stipendiate da Berlusconi a 2500 euro al mese e camerieri, pianisti e cantanti che sono oggi sulla scena soltanto grazie all’ex premier.

Delle ragazze che avevano parlato di spogliarelli, danze erotiche e toccamenti nemmeno l’ombra. Di contro invece il programma presentato da Andrea Pamparana, fa vedere parti della villa di Arcore mai mostrate. Per illudere così l’ascoltatore e distrarlo dalla cosa più interessante: le accuse di concussione e di prostituzione minorile a carico di Silvio Berlusconi. Hanno dato voce ad Ambra Battilana (unica teste dell’accusa) soltanto per smontarne la credibilità.

E Berlusconi che pronuncia la frase choc, quella che dovrebbe indignare chi alle feste c’è stato e sa cosa significa, parlando di Ruby: “Le ho dato 57mila euro per avviare un centro estetico (mai aperto ndr) è una ragazza che ha commosso tutti raccontando la sua storia. Altro che sesso non poteva spingere ad altro che a commiserazione”.

Il programma, come ordinato dall’avvocato Nicolò Ghedini, si è speso molto anche per difenderlo dall’accusa di concussione. Parlando della famosa notte del 27 maggio 2010 quella della Questura di Milano in cui Berlusconi dice di non sapere l’età della ragazza e che la credesse davvero nipote di Mubarak. Disse che le telefonate tra Parigi e Milano furono soltanto per evitare un incidente diplomatico. Garantendo che parlò della marocchina direttamente a Mubarak in un precedente incontro internazionale. Circostanza però smentita dalla diplomazia egiziana.

Secondo il programma di ieri sera Berlusconi non avrebbe indotto nessuno a fare nulla ma aveva lasciato i funzionari di polizia liberi di fare ciò che volevano. Si guardano bene dal dire in che mani finì quella notte: a casa di una prostituta brasiliana, dopo essere stata affidata a Nicole Minetti”.

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