PRIMARIE PD E PDL/ Il trucco c’è: niente democrazia interna, zero privacy e poca partecipazione

Matteo Renzi è stato uno dei primi a farlo notare chiedendo l’intervento del Garante della Privacy. Secondo indiscrezioni rivelate da L’Espresso, dall’altra sponda sarebbe la pasionaria Daniela Santanchè a ponderare l’idea, in caso di sconfitta, di ricorrere al Tar. Giuste o sbagliate che siano le posizioni dei due, sono tanti i dubbi sul livello di partecipazione democratica delle primarie. Tanto nel Pd quanto nel Pdl. Una serie di ambiguità che non assicurano privacy, selezionano fin troppo l’elettorato, mettono il bastone tra le ruote a candidati scomodi.

 

di Antonio Acerbis

bersani_alfano_primarieEra il 23 ottobre quando il comitato a sostegno di Matteo Renzi chiede l’intervento del Garante della Privacy perché il cosiddetto comitato degli elettori lederebbe la legge sulla privacy. Precisamente una settimana dopo il sindaco di Firenze ottiene la risposta che cercava: “Il Garante Privacy – si legge nella nota del trenta ottobre – ha esaminato la segnalazione presentata dal Comitato per la candidatura di Matteo Renzi, nonché quelle pervenute da parte di privati cittadini interessati a prendere parte alle primarie del centrosinistra […] Riguardo l’Albo, il Garante ha preso atto che il Comitato, con apposita comunicazione inviata all’Autorità, ne ha escluso la diffusione. L’albo verrà utilizzato esclusivamente ai fini delle verifiche legate alle operazioni di voto”. Insomma, una prima vittoria per Matteo Renzi contro il segretario Bersani.

Stando infatti a quanto si legge, il Garante ha accolto il ricorso del sindaco di Firenze e ha escluso “la diffusione” del cosiddetto albo degli elettori. Il tutto, ovviamente, in nome della privacy. Qualcosa, però, non torna. Come osservato alcuni giorni fa da Guido Scorza sul suo blog su Il Fatto, la pratica per partecipare alle primarie rimane non solo ingarbugliata, ma addirittura ambigua. Col risultato finale che, se vuoi partecipare, devi rinunciare – ancora una volta – alla tua privacy. Cerchiamo di riepilogare, in maniera chiara e veloce, i complicati passaggi per partecipare alle primarie.

{module Aruba 160*600 ads}

Passo 1. Per partecipare bisogna innanzitutto sottoscrivere l’appello pubblico degli elettori di Italia Bene Comune e iscriversi all’albo degli elettori (anche tramite il sito www.primarieitaliabenecomune.it). Per inciso: proprio in seguito al comunicato del Garante, oggi nell’informativa che viene rilasciata a tutti gli aspiranti elettori del centrosinistra si sottolinea che i dati (nome, cognome e circostanza dell’avvenuta sottoscrizione dell’appello) non saranno in alcun modo pubblicati. Passo 2. L’aspirante elettore a questo punto, dopo aver letto tale informativa e dichiarato di aderire all’appello pubblico cliccando sul’apposito pulsante, viene indirizzato in un’altra pagina nella quale gli viene chiesto di fornire un lungo elenco di dati – alcuni contrassegnati come obbligatori ed altri come non obbligatori – e gli viene proposta una nuova informativa. Cosa si dice questa volta? Che i dati personali potranno essere trattati dal Comitato Italia Bene Comune oltre che per lo svolgimento delle primarie anche “per finalità di propaganda politica ed elettorale, anche per un periodo successivo alle Primarie”. In pratica, per marketing politico.

Nulla da ridire, dato che sotto l’informativa compaiono due caselle: autorizzo e non autorizzo. In altre parole, ognuno è libero di mantenere o meno la sua privacy. Ma in realtà non è affatto così. Come informa ancora Scorza, infatti, nel caso in cui si clicchi sull’icona non autorizzo, compare un messaggio di errore dal contenuto a dir poco ambiguo che informa che “il campo informativa privacy è obbligatorio. In altre parole, se non si acconsente al trattamento dei propri dati, non si può partecipare alle primarie. Tanto che se si ripete l’operazione cliccando su autorizzo, tutto fila liscio come l’olio.

La realtà, dunque, è sotto gli occhi di tutti: o si rinuncia alla propria privacy oppure non si può partecipare alle primarie. Fa niente ci sia anche un parere del Garante che obblighi a fare tutt’altro.

Ma spostiamoci sull’altra sponda. Se infatti nel Pd abbiamo primarie democratiche col trucco, le cose non vanno meglio a destra, nel Pdl. Secondo indiscrezioni rivelate soltanto ieri da L’Espresso, infatti, la pasionaria Daniela Santanchè – una delle sicure candidate alla leadership del centrodestra – sarebbe andata su tutte le furie dopo aver letto il regolamento delle primarie interne. Tanto che, in caso di sconfitta, avrebbe già pronto sul tavolo un bel ricorso al Tar. Sarebbe il primo caso nella storia mondiale che, per una questione del genere, interna ad un partito, si arrivi in un’aula di Tribunale. Ma, d’altronde, nulla deve sorprenderci quando parliamo di Santanchè. In questo caso, però, le responsabilità non sono tutte da ascrivere all’onorevole pidiellina, ma anche alla segreteria nazionale del partito, rea di aver concepito regole anche in questo caso dubbie. Una su tutte, l’obbligo per chi voglia candidarsi di raccogliere ben diecimila firme in almeno cinque regioni (in ogni regione non si possono raccogliere più di duemila firme) entro il 19 novembre (solo dieci giorni a disposizione), con la conseguente esclusione di chi finora è stato nelle retrovie – e dunque poco conosciuto – e che ora avrebbe voluto giocarsi la sua partita. In questo modo, giocoforza, il partito rimarrà nelle mani dei gerarchi che fino ad ora hanno comandato alle strette dipendenze di Silvio Berlusconi. Primarie farsa, dunque, anche in questo caso.

La domanda, allora, nasce spontanea: a chi ascrivere le responsabilità? Al sistema stesso delle primarie o ai due partiti che hanno pensato a regole e meccanismi tanto farlocchi? Noi non siamo nessuno per pronunciarci. Ma protendiamo per la seconda ipotesi.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.