PRIMARIE PD/ 3,5 mln di votanti: ora scontro Renzi-Bersani. Cosa succederà? Ecco gli scenari possibili

In fin dei conti, nessuna sorpresa. Tutto come previsto: sarà ballottaggio tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani con il segretario Pd che parte in forte vantaggio, soprattutto per il ruolo che potrebbe rivestire Nichi Vendola. Lo sguardo, ora, va al post-primarie: se dovesse vincere il segretario Pd porte aperte ai moderati, ma anche a Idv  (“con molti se”) e Sel; con Renzi, invece, fuori Casini, Di Pietro e – forse – anche Vendola. Ecco i possibili scenari che potrebbero profilarsi.

 

di Carmine Gazzanni

primarie_pd_successo_renzi_bersaniLa lunga (e fortunata: 3,5 milioni di votanti) giornata delle primarie ha consegnato un dato che parla chiaro: sarà ballottaggio tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi. A conti fatti, nessuna sorpresa. Tutto come previsto. I due si scontreranno nuovamente domenica prossima, il due dicembre. Una settimana a disposizione di Renzi per cercare di recuperare lo svantaggio nei confronti del segretario democratico; una settimana a disposizione di Bersani per affermarsi definitivamente sul rottamatore di Firenze. Decisivi saranno ovviamente i voti raccolti da Nichi Vendola. Il suo 15% potrebbe fare la differenza: per ora il leader di Sel – com’è nel suo stile – ha deciso di non sbilanciarsi, anche se è difficile pensare che possa protendere per un appoggio a Renzi dopo aver definito “fantapolitica” una sua possibile vittoria.

Insomma, a conti fatti è immaginabile che Vendola indirizzi i voti dei suoi a favore di Bersani. È anche vero, però, che a leggere il quadro dei risultati delle primarie un risultato salta agli occhi: se il segretario Pd è andato più che bene soprattutto nelle regioni meridionali, il sindaco di Firenze ha gareggiato alla pari (superandolo anche talvolta) nelle tradizionali regioni rosse. Così – ovviamente – in Toscana, così in Umbria, così nelle Marche. Semplice casualità? Difficile dirlo. Stando perlomeno a quanto si dice nel comitato a sostegno di Renzi questo dato non sarebbe casuale: la vicinanza di Bersani a Casini e alle politiche di Mario Monti sarebbe stata determinante nella sconfessione della linea di Bersani e nel conseguente sostegno al rottamatore, visto – appunto – come prosecutore di una possibile evoluzione (perlomeno generazionale) della politica italiana. Insomma, i giochi – sebbene protendano decisamente a favore di Bersani – potrebbero essere ancora aperti.

Tra una settimana, dunque, conosceremo il nome del candidato del centrosinistra per le prossime politiche. A questo punto, però, è inevitabile porsi una domanda: quale scenario dobbiamo aspettarci? Quale potrebbe essere la coalizione di centrosinistra che ci ritroveremo dinanzi? Dopo tanto parlare con chi si alleerà il Partito Democratico? Con Sel? Idv? Udc? Domande legittime, la cui risposta –ovviamente – dipende anche e soprattutto da chi vincerà il ballottaggio di domenica prossima. Un Bersani candidato premier potrebbe reggersi su alleanze profondamente differenti da quelle che potrebbero sostenere un Renzi candidato premier. A seconda di quale sarà il risultato definitivo di queste primarie, sapremo anche quali saranno le strade intraprese da altri protagonisti della vita politica italiana. A cominciare da Pierferdinando Casini, Antonio Di Pietro e, appunto, Nichi Vendola.


BERSANI CANDIDATO PREMIER. PORTE APERTE (UN PO’) A TUTTI – Durante il confronto televisivo Bersani ha parlato chiaro: “La mia coalizione? È questa qui…Poi sono pronto ad aprire una discussione per vedere se si può fare qualcosa con il Paese anche in un dialogo con le forze moderate”. Insomma, quello che vorrebbe il segretario Pd è un’alleanza che racchiuda, con i democratici, anche l’Udc di Casini e Sel. Non solo. Pochi giorni fa – non a caso prima delle votazioni di ieri – ha aperto anche all’Idv di Antonio Di Pietro che potrebbe rientrare nella coalizione sebbene “con molti se”. Un’apertura importante conseguente anche alle parole distensive dello stesso Di Pietro che, pochi giorni fa, aveva consigliato ai suoi militanti di partecipare alle primarie e di dare il proprio voto a Vendola o, appunto, a Bersani.

Insomma, in vista delle prossime politiche potrebbe succedere davvero di tutto. È vero anche, però, che l’anno di governo Monti non può essere messo tra parentesi (anche perché senz’altro influenzerà le scelte politiche della prossima legislatura). Ecco allora che se da una parte sembrerebbe più naturale un’alleanza che ricomponga il vecchio centrosinistra lasciando fuori l’Udc, è anche vero che il Pd, dopo la stagione Monti, ha maturato una linea politica che guarda più ai moderati che ai riformisti. Più al centro che a sinistra. Bisognerà ovviamente stipulare un programma di governo, ma non è detto che, nel caso in cui Bersani voglia tenersi vicino Casini (come pare), siano proprio Vendola e Di Pietro a cercare altre strade e altre alleanze. Anche perché è impensabile una coalizione che racchiuda formazioni profondamente diverse su tanti e tanti temi come Udc da una parte, Sel e Idv dall’altra. A meno che non si voglia perdere la faccia.

Tutto dipenderà, allora, dalle scelte che potrebbe prendere Bersani: l’alleanza con Casini, per i motivi sopra esposti, porterebbe nei fatti al rischio che Idv e Sel cerchino altri porti e altre strade. Sarebbe questa una decisione scellerata anche dal punto di vista dei numeri. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, il partito centrista si attesterebbe al sei per cento. Anche Sel viaggia intorno alla stessa percentuale. Sarebbe, a questo punto, più naturale un’alleanza con Di Pietro (ora al quattro per cento) che con Casini: meglio rinunciare a soli due punti percentuali (peraltro superlfui) piuttosto che a ideali e al proprio indirizzo politico originario.


RENZI CANDIDATO PREMIER. PORTE CHIUSE (UN PO’) A TUTTI – Discorso completamente diverso nel caso a vincere dovesse essere Matteo Renzi. “Nell’alleanza che abbiamo in testa non ci dovrebbe essere Casini…Di Casini ne abbiamo abbastanza dei nostri”. Queste le parole – cristalline – del rottamatore durante il confronto televisivo. Insomma, porte chiuse a Casini. Ma non solo a Casini. Nel caso in cui Renzi diventasse candidato premier del centrosinistra quasi certa un’esclusione anche dell’Idv di Antonio Di Pietro. È stato, questa volta, proprio l’ex pm a chiarire la questione: “La politica che vuole Renzi non mi piace”. Nessun appello, insomma. Bersani sì, Renzi no. Tanto che le indicazioni del leader Idv ai suoi militanti, come detto, sono state nitide: votate o Bersani o Vendola. Stop. Niente Renzi.

E Sel? Anche Vendola pare non gradire il sindaco di Firenze bollando una sua possibile vittoria addirittura come “fantapolitica”. Il rischio per il rottamatore, allora, è che alla fine rimanga da solo, con tanti democratici che potrebbero, peraltro, voltargli le spalle ed emigrare con i montiani dell’Udc. Renzi lo sa. Anzi: più che temere queste chiusure, le vede come un suo punto di forza. Significherebbe – a detta del rottamatore – mantenere una propria fisionomia politica, costante e stabile.

Il rischio, in realtà, c’è. Il Partito Democratico è senz’altro e di gran lunga il primo partito in Italia (secondo gli ultimi sondaggi è oltre il 30%) e c’è da credere che lo sarà anche alle prossime politiche. Se dovesse correre da solo, potrebbe sciupare la grossa occasione di governare stabilmente questo Paese dopo le tante sventurate esperienze passate. Per farlo – è ovvio – servono le alleanze. E servono quelle giuste. Quelle che racchiudono insideme movimenti e partiti che condividono valori, ideali, linee programmatiche. Ecco perché, se dovesse vincere Renzi, il primo passo da compiere sarebbe quello di scendere dal piedistallo che il rottamatore si è costruito e recuperare i rapporti con quei partiti – Idv e Sel – che, tradizionalmente, appartengono all’area di centrosinistra.

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