PRIMARIE/ L’analisi dei numeri: leggero astensionismo, l’asse Bersani-Vendola rottama Renzi

Sono circa 200 mila gli elettori che hanno scelto di non ritornare al voto per l’elezione del candidato premier del centrosinistra. I 3,1 milioni di domenica scorsa si sono trasformati nei 2,7 milioni di ieri. I renziani hanno quasi tutti riconfermato la preferenza al loro leader mentre aumentano le preferenze per Bersani, complice l’alleanza con Vendola dell’ultima settimana. Ora toccherà a lui ricostruire l’alleanza di centrosinistra antiberlusconiana e antimontiana. Una curiosità: Renzi vince solo nella sua Toscana.

 

di Viviana Pizzi

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Il primo dato che emerge dalle elezioni primarie del centrosinistra è la schiacciante vittoria del segretario del Pd Pierluigi Bersani che con 1.616.416 voti pari al 60.8% dei totali sconfigge nettamente il sindaco di Firenze Matteo Renzi che raggiunge i 1.040.263 pari al 39,1%.

 

L’AFFLUENZA ALLE URNE CALA DI DUECENTOMILA DI VOTI

Il secondo che è sotto gli occhi di tutti è relativo al numero di votanti che è diminuito sensibilmente. Se al primo turno si sono recati alle urne 3,1 milioni di elettori del centrosinistra contro i 2,9 milioni del secondo turno.

I fattori che hanno scatenato questa cosa potrebbero essere più di uno: il primo è il calo fisiologico di ogni ballottaggio. Chi al primo turno ha scelto di votare per Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato potrebbe aver scelto di rimanere a casa nonostante l’appello del presidente della Regione Puglia di votare per Bersani. Il secondo è stato relativo alle condizioni meteo proibitive della giornata di ieri che potrebbero aver condizionato le scelte degli elettori un po’ in tutta Italia.

Poi c’è la questione ammissione elettori al secondo turno, quelli che al primo per ragioni indipendenti dalla propria volontà non avevano potuto recarsi alle urne. Il comitato centrale, come è ben noto,  ne ha ammesse solo settemila bocciandone invece più di centottantamila. Il rischio era quello di lasciare che qualche elettore di centrodestra potesse inficiare il risultato elettorale ma la severità del comitato forse è sembrata anche eccessiva.

 

BERSANI AUMENTA, RENZI IN CALO

Il segretario Pierluigi Bersani ha convinto e, nonostante il numero dei votanti è stato in calo ha incrementato le preferenze a livello personale. Al primo turno aveva ottenuto 1.382.600 voti mentre al secondo 1.616.416 con una differenza di quasi 300mila preferenze. Da questi numeri si deduce una cosa visibile agli occhi di tutti. Di certo alcuni elettori dei candidati sconfitti hanno preferito non recarsi alle urne.  Ma qualcuno di questi, molto probabilmente proprio i vendoliani più affezionati, hanno colto il messaggio del loro politico di riferimento e hanno votato per Pierluigi Bersani. Probabilmente anche i settemila nuovi elettori (quelli registrati al secondo turno) hanno avvertito la necessità del cambiamento e hanno votato per il segretario del Pd

Al contrario i voti a favore del sindaco di Firenze sono in leggero calo. Dai 1.143.900 del primo turno si è passati ai 1.040.263 del secondo, complice l’astensionismo dovuto molto probabilmente proprio alle condizioni meteo sfavorevoli che hanno portato gli elettori al non voto. La maggior parte di essi però ha confermato il proprio voto ma Renzi non è riuscito ad andare oltre.

Chissà però che tra il 90% delle richieste  respinte di votare al ballottaggio non ci fossero proprio quei voti necessari al sindaco di Firenze per ridurre il gap con Bersani e vincere la tornata elettorale? Questo sarà difficile da sapere ma è un dato ipotizzabile.

 

I DATI NELLE REGIONI: RENZI RESTA IL VINCITORE IN TOSCANA

Se le elezioni primarie si fossero tenute solo in Toscana il vincitore della competizione sarebbe stato proprio il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Nella sua regione lo sfidante si impone con il 54,3% delle preferenze contro il 45,6% di Bersani con uno scarto del 9.3%. Certo nella sua Firenze e dove è nato per Renzi è stato anche più facile farsi conoscere. Lui stesso lo ha affermato dicendo: “Tranne in Toscana nelle altre regioni non sono riuscito a scrollarmi di dosso l’immagine del ragazzino”.  Una campagna elettorale che lì meglio di altrove ha avuto il suo effetto.

Nelle altre diciannove regioni è stato successo netto per Bersani: anche nella Valle d’Aosta, nel Piemonte, nell’Umbria e nelle Marche dove al primo turno si era imposto Renzi anche se con percentuali assottigliatissime.

Nella piccolissima regione la differenza tra Bersani e Renzi(53,6% contro 46.3%) è del 7,3%.In Umbria invece il differenziale minore di tutta Italia con il 4,7%. Nelle Marche invece sono le stesse percentuali della Toscana soltanto a candidato capovolto. E’ Infatti Bersani che arriva al 54,3% contro il 45,6% di Renzi con una differenza del 9.3%. Le tre regioni però in un certo senso si confermano le renziane per eccellenza. Sono le uniche infatti dove la differenza in percentuale è inferiore al 10%. Segno che gli elettori di Renzi hanno mollato ma di poco.

Il Piemonte invece (unica tra le regioni dove al primo turno aveva vinto il sindaco di Firenze) passa completamente nelle mani di Bersani che si aggiudica il 57,7% contro il 42,2% di Renzi rientrando a pieno titolo nelle regioni bersaniane doc.

Quali le regioni col maggiore differenziale? La regione con più bersaniani si conferma essere la Calabria dove tra il vincitore e lo sconfitto si è verificato lo scarto del 51,5% dei voti. Qui il segretario del Pd ha avuto il suo picco più alto (75,7% contro il 24,2% di Renzi) col il picco più basso. Con molta probabilità il comitato Bersani è riuscito a coinvolgere anche persone che avevano votato altri candidati e chi non era convinto del segretario nazionale ha preferito non recarsi alle urne.

Medaglia d’argento alla Sardegna  con il 73,2 contro il 26,7 con una differenza del 46,5 e di bronzo alla Basilicata con un 72,2%  contro il 27,7% con una differenza del 44,5%.

Quarto posto, poco fuori dal podio per quanto riguarda la percentuale di differenza voti, spetta alla Puglia. Qui Bersani ha raggiunto il 71% contro il 28,9% di Renzi. Tra i due lo scarto in percentuale è di 42,1%. Considerando che al primo turno il secondo eletto fu Vendola con il 35% dei voti è facile immaginare che i suoi corregionali abbiano interpretato alla lettera il messaggio e abbiano deciso di dirottare sul segretario del Pd i voti che furono del loro presidente della Regione al primo turno.

La vittoria di Bersani, numero più numero meno verso un risultato definitivo che si perfezionerà nelle prossime ore, resta tuttavia schiacciante. Ora è attorno a lui che dovrà essere costruita la nuova allenaza di centrosinistra che si candida a sconfiggere il berlusconismo.

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