PRIMARIE/ La maggioranza sconfessa Bersani. Che perde nelle “rosse” e vince nel berlusconiano Nord

Pierluigi Bersani vince le primarie del centrosinistra soltanto in apparenza. Quel suo 44,9%  dei votanti non rappresenta la maggioranza assoluta di chi ha scelto di recarsi alle urne ieri. Più della metà delle preferenze sono invece andate al duo Renzi – Vendola e il dato nasconde un significato ben preciso: gli italiani hanno punito la linea ufficiale del Pd che in quest’ultimo anno ha appoggiato il governo Monti. E analizzando il flusso elettorale delle singole regioni emerge un fatto preciso: Renzi si afferma in quelle cosiddette “rosse” e Bersani in quelle storicamente di centrodestra. Dulcis in fundo: gli elettori sono disposti a pagare pur di scegliere il proprio candidato.

 

di Viviana Pizzi

renzi_bersani_vendola_primarie_pdL’ultimo dato ufficiale parla di oltre  3,5 milioni di votanti alle elezioni primarie del centrosinistra: un successo di numeri che non era previsto nelle più rosee aspettative. Moltissimi infatti gli elettori che si sono registrati al voto direttamente al seggio e hanno effettuato la loro scelta tra i cinque disponibili: Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci.

Chi vincerà tra Bersani e Renzi lo sapremo domenica due dicembre dopo il ballottaggio. Una vittoria  è però senz’altro della democrazia e della voglia del popolo di scegliere chi candidare alla guida del governo. Un dato secondo il quale i partiti non sono ancora morti e c’è la speranza di cambiare qualcosa in un’Italia travolta dalla crisi economica e di valori.

Il numero di votanti ha anche sconfessato quanto dichiarato da Beppe Grillo secondo il quale le primarie del centrosinistra erano “un bromuro sociale, un calmante, servono a dare al popolo l’illusione di decidere, a pagamento (partecipare costa due euro), il premier che salverà l’Italia dal baratro”,

Il leader del Movimento Cinque Stelle ha anche affermato che “la buffonata odierna non eleggerà alcun candidato premier” perché “il posto è già occupato da Rigor Montis”. Sarà certo il secondo turno a stabilire il vincitore e ora è difficile fare previsioni ma per ora vince la voglia di un governo diverso da quello dell’ultimo anno.

 

LA METÀ DEI VOTI A RENZI E VENDOLA.

Per capire chi è il popolo che ha scelto di votare basta analizzarne i numeri. Il 44, 9% ha scelto Pierluigi Bersani, Matteo Renzi ha raggiunto il 35,5% , Nichi Vendola il 15,6%, Laura Puppato il 2,6% e infine Bruno Tabacci l’1,4%.

Una prima lettura potrebbe portare a pensare che il successo è del segretario nazionale Pierluigi Bersani. Invece se si vanno a sommare le percentuali ottenute da Matteo Renzi e Nichi Vendola si raggiunge il 51,1% delle preferenze. Questo significa che più di un milione e mezzo di voti sono andati al rottamatore del Pd e al leader di Sel che altro non sono che la maggioranza assoluta di chi ha scelto di recarsi alle urne nella giornata di ieri.

Che cosa significano i voti a Matteo Renzi e a Nichi Vendola? Una cosa molto semplice. Più della metà del popolo delle primarie ha detto no alle ultime scelte della segreteria nazionale del Pd, ossia l’appoggio al Governo Monti. Gli elettori non hanno sicuramente dimenticato il comportamento politico dell’ultimo anno del segretario Pierluigi Bersani, nonostante i recenti cambi di fronte. Hanno invece premiato il rottamatore e il presidente della Regione Puglia che si sono opposti sempre con fermezza alle logiche del governo delle banche.

Il 15% dei voti non sono bastati a Vendola a bissare i successi ottenuti nella sua Puglia ma saranno sicuramente quelli determinanti per la vittoria di uno o dell’altro candidato di domenica prossima. Per ora il segretario di Sel resta attendista. Dichiara soltanto di voler guardare chi porterà avanti anche i suoi programmi. La sua indicazione di voto però potrebbe essere decisiva.

 

LE REGIONI “ROSSE” SCELGONO RENZI

Per mesi la linea del Pd era una sola: cercare di dimostrare che l’unico uomo di sinistra a partecipare alle primarie era il segretario Pierluigi Bersani. Sul sindaco di Firenze ne sono state dette di cotte e di crude. E’ stato fatto passare anche come il cavallo di troia di Silvio Berlusconi all’interno della coalizione di centrosinistra.

Sarà davvero così? Stando ai voti espressi nelle regioni cosiddette “rosse” sembrerebbe proprio di no. Andiamo ora a vedere il perché. Regione rossa è certamente la sua Toscana. Qui Renzi addirittura riesce a raggiungere il 52% dei voti contro il 36% del segretario Bersani. Certamente la sua attività amministrativa al Comune di Firenze ha aiutato molto ma la sua è una vittoria storica contro la linea ufficiale del partito.

Vittoria di Renzi anche nella rossissima Umbria, dove per il centrodestra è quasi impossibile vincere anche un’elezione di quartiere. Renzi agguanta il 44,4% delle preferenze contro il 42,8% di Bersani. Non sono percentuali secche come quelle della Toscana ma il dato dovrebbe comunque far riflettere.

Nelle Marche il risultato è stato in bilico fino all’ultimo. Nella tarda serata di ieri Bersani veniva dato in vantaggio con il 41,6% contro il 41,1% di Renzi. In mattinata però è arrivata la sorpresa. Renzi aveva superato il suo avversario salendo al 42,11%. Il segretario del Pd si è fermato al 41,13%. La vittoria più schiacciante di Renzi proprio nella provincia più rossa (quella di Pesaro Urbino) dove ha raggiunto il 45,11% contro il 41,49% di Bersani).

Il segretario del Pd ha vinto soltanto in Emilia Romagna con il 48,5% contro il 39,2% di Matteo Renzi. Neanche qui però, se le primarie avessero riguardato solo questa regione, Bersani avrebbe vinto al primo turno.

Numeri che la dicono lunga sulla provenienza politica del sindaco di Firenze. Tutto sembrerebbe tranne che l’inviato di Silvio Berlusconi alle primarie del centrosinistra.

 

NELLE REGIONI DI CENTRODESTRA TRIONFA BERSANI

Nelle Regioni dove il centrodestra ha il suo peso elettorale ha vinto quasi ovunque Pierluigi Bersani. Le uniche due in controtendenza sono il Piemonte dove Renzi la spunta con il 41,1% contro il 39,7 di Bersani e la minuscola Valle D’Aosta dove il sindaco di Firenze raggiunge il 37,7% contro il 34,5% del segretario del Pd.

Nelle roccaforti del centrodestra la vittoria di Bersani è stata netta. In Calabria ha addirittura raggiunto lo storico 59,4% contro il 21,4% di Renzi. Qui si è registrata la differenza più alta che ha raggiunto 38 punti percentuali. Anche in Campania la vittoria del segretario è stata netta. Ha raggiunto infatti il 50,6% contro il 26,1 del primo cittadino fiorentino.

In Basilicata invece Bersani arriva al 55,9% contro il 22% di Renzi. Questa regione però ora è governata da una Giunta di centrosinistra. Nella Sardegna di Ugo Cappellacci (pdl) Il segretario Pd arriva al 52,8% contro il 24,2 del sindaco di Firenze. Risultati simili nell’altra isola la Sicilia dove Bersani agguanta il 51,3% delle preferenze contro il 30,3% di Renzi.

In Lombardia successo più contenuto con il segretario Pd che raggiunge il 45,7% contro il 37% di Renzi. Stessa cosa nel Veneto leghista anche se le percentuali sono davvero risicate. Il vittorioso ha raggiunto il 39,5% contro il 38,5% del secondo.

Affermazione anche nell’Abruzzo di Chiodi con il 45,9% delle preferenze contro il 32,5% dello sconfitto. In Friuli Venezia Giulia invece Bersani si afferma con il 43,9% contro il 37,8% di Renzi.

Nel Lazio di Renata Polverini il segretario Pd ha raggranellato il 46,9% delle preferenze contro il 29,4% di Renzi, quasi gli stessi numeri anche in Liguria con il 47,5% per Bersani e il 35% per Renzi.

Affermazione di Bersani anche nel feudo del Pdl molisano. Si afferma infatti con il 42,8% contro il 32,2% del sindaco di Firenze. Qui però c’è una sorpresa e si chiama Nichi Vendola che arriva al 23,4% dei voti. Come nel dato nazionale anche in questa regione vincono gli oppositori del governo Monti.

Vince Bersani anche in Trentino Alto Adige con il 45,7% dei voti contro il 34,7% di Renzi.

 

LA PUGLIA E L’EFFETTO VENDOLA

Unica regione dove non si è registrato il testa a testa tra Bersani e Renzi è stata la Puglia come forse del resto era anche prevedibile. Anche qui però la maggioranza dei voti va al segretario del Pd Pierluigi Bersani che arriva al 40,7% delle preferenze. Il secondo però è proprio il presidente della Regione Nichi Vendola che va venti punti più in alto della media nazionale raggiungendo il risultato del 35,3%. Tutto questo nonostante la figura del presidente di Sel fosse stata oscurata da indagini penali recenti finite tra l’altro con un processo non ancora istruito per abuso d’ufficio e un’assoluzione piena per lo stesso reato. Le politiche del governatore evidentemente fanno ancora presa.

Qui il sindaco di Firenze Matteo Renzi si ferma al 20,7%  facendo anche peggio della Calabria e raggiungendo la percentuale più bassa d’Italia. Ma è un caso particolare proprio perché in Puglia va ancora forte l’onda di Nichi Vendola. Anche qui come nel resto d’Italia però si conferma quello che è il dato che viene fuori da tutte le primarie. Gli italiani dicono no al governo Monti e un no ancora più convinto alle strategie di palazzo. In Italia queste elezioni hanno significato voglia di cambiamento e soprattutto necessità di vedere ai vertici del governo persone nuove e soprattutto giovani. Altro che Monti bis o tasse varie.

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