PRIMARIE/ Dichiarazioni strampalate, esposti dubbi, lotte interne. Il nemico del Pd resta il Pd

È un peccato. Le primarie potevano essere un grosso strumento per riavvicinare i disillusi alla politica. Ma quello che sembra è che il Pd stia sprecando un’altra occasione (l’ennesima). Forse la più importante perché in ballo ci sono non solo le politiche, ma anche l’opportunità di riportare a credere che la politica sia una “bella cosa”. Ma niente da fare: tra esposti, dichiarazioni di dubbia utilità, doppi giochi e poca trasparenza il Partito Democratico rischia di restare un’eterna promessa di cambiamento. Ecco, dunque, un piccolo sunto che raccoglie quanto accaduto nelle ultime settimane di campagna elettorale e che dimostra il fallimento di entrambi i candidati, i quali hanno pensato più a farsi guerra tra loro piuttosto che pensare al bene del partito.

 

di Carmine Gazzanni

pd_masochistaDopo il confronto di due giorni fa su Rai1 sembrava quasi che tra Renzi e Bersani, tutto d’un tratto, fosse cominciato a scorrere buon sangue. Qualche attacco di Renzi, certo. Ma tenue. Sta nel gioco. Nella classica dialettica politica. Per il resto battute, risatine, condivisioni di vedute. Invece niente: pura illusione. Sono bastate meno di 24 ore perché la pace (apparente) lasciasse spazio ad una guerra feroce tra le fronde renziane e bersaniane. Chi attacca da una parte, chi risponde dall’altra. Chi presenta un esposto, chi controbatte dall’altra. Alla fine rimangono soltanto parole, dichiarazioni smorzanti. Nulla più.

Il risultato di settimane di campagna elettorale – checché ne dicano Bersani e Renzi – è deludente: un pessimo spettacolo (ancora una volta) è stato offerto all’elettore. Le primarie avrebbero potuto essere una grande occasione per il Partito Democratico, non solo in vista di aprile (o marzo), ma anche per rilanciare la passione politica nel nostro Paese. Per la politica quella sana: un confronto tra due diversi candidati, schietto, onesto, programmatico. Invece niente. Quella di due giorni fa non è stata altro che una parentesi televisiva. Le settimane passate, in realtà, sono state all’insegna di liti furibonde, esposti, accuse reciproche e dichiarazioni strampalate. In altre parole, il Partito Democratico riesce ad uscire con le ossa rotte anche contro se stesso.

 

MATTEO RENZI, IL BERLUSCONI CHE AVANZA. MA ANCHE BERSANI SA IL FATTO SUO –Pierluigi Bersani ha la vocazione minoritaria, per questo cerca un accordo con Casini”; “non è in grado di voltare pagina, è per il catenaccio, mentre io sono per il gioco a tutto campo”; “il suo è un modello di sviluppo economico vecchio, basato sulle grandi opere, mentre io voglio concentrarmi sulla manutenzione”; “Bersani ha paura del voto. Farà fatica a governare”. Manca soltanto che ora Renzi riprenda la celebre affermazione di Alberto Sordi nei panni di Onofrio Del Grillo (“io so io e voi nun siete…”) ed è fatta. Battute a parte, è abbastanza evidente: la tattica che ha deciso di intraprendere Renzi, su saggio consiglio del suo spin doctor Giorgio Gori, è quella di attaccare. A testa bassa. Senza se e senza ma. Proprio come ha fatto più e più volte Silvio Berlusconi (altro noto Onofrio Del Grillo) nei momenti di pressione, politica e giudiziaria. Sarà semplicemente un caso? A onor del vero, però, anche Bersani non è stato da meno. “Renzi dimentica l’uguaglianza”; ha quel “tic sgradevole” nel distinguere “noi” e “loro”. Dello stesso tono anche il suo entourage. Alessandra Moretti, portavoce di Bersani: “I renziani sanno di perdere e vogliono buttarla in caciara delegittimando il partito democratico e il vincitore del ballottaggio”; Davide Zoggia, componente della segreteria del Pd: ”Renzi continua a parlare a vanvera di giustificazioni per chi non si è registrato per le primarie”. Per chi l’avesse dimenticato: stiamo parlando di due candidati – Renzi e Bersani – membri dello stesso partito …

BERSANI & CO, ECCO L’ESPOSTO: LA FURBATA DI RENZI – Se Renzi parla e sparla, Bersani si affida (anche) ai fatti. Dopo il confronto di due giorni fa, ieri il segretario Pd, insieme agli altri candidati alle primarie Vendola, Tabacci e Puppato, ha presentato un esposto al collegio dei garanti proprio contro il sindaco di Firenze. L’accusa consisterebbe nel fatto che la fondazione Big Bang di Renzi ha comprato pagine su La Stampa, Quotidiano Nazionale e Corriere della Sera per invitare al voto chi non ha partecipato al primo turno dato che basta soltanto una mail per averne diritto. “Anche chi non ha votato al primo turno può farlo al ballottaggio richiedendo la registrazione”, si legge, sottolineando che è possibile scrivere al coordinamento provinciale o in alternativa “inviare la richiesta tramite il sito domenicavoto.it“, ideato ad hoc dai renziani (si capisce, d’altronde, facilmente dalla grafica che riprende pari pari quella del sito del sindaco fiorentino). Insomma, una pagina in cui si scrive esplicitamente che basta un messaggio di posta elettronica per poter prendere parte al voto. Firmato: Matteo Renzi. Peccato però che, stando a quanto prescritto dall’articolo 7 delle primarie del centrosinistra, è vietato “ai candidati e ai loro sostenitori di ricorrere a qualsiasi forma di pubblicità a pagamento, come, ad esempio, spot su radio, televisioni, giornali, internet, o affitto di spazi su cartelloni pubblicitari”.

 

SEGRETARIO, MA CHE COMBINI? – Non c’è dubbio: Renzi ha giocato sporco. Non è stato da meno, però, il suo diretto avversario. Nonostante infatti Bersani abbia presentato l’esposto perché “le regole vanno rispettate”, ha dimenticato di guardare prima in casa sua. Secondo quanto appurato dall’Huffington Post e da Claudio Cesare de Il Foglio, anche i comitati del segretario democratico hanno comprato una pagina di un giornale. Si tratta dell’edizione di Cuneo de La Stampa in cui è stato pubblicato un “messaggio autofinanziato dai sottoscrittori in elenco”. Pochi i dubbi sull’origine dei finanziatori, visto che la pagina riporta in calce la scritta “Tutti x Bersani“. Insomma, si guarda la pagliuzza degli altri, ma non la trave in casa propria.

 

RENZI, CHI È SENZA PECCATO … – Me nella guerra a suon di esposti quello di Bersani non è stato il primo. Ad aprire le danze, come qualcuno ricorderà, è stato infatti Matteo Renzi il quale si era scagliato contro il regolamento delle primarie. Questo, si leggeva nel ricorso, avrebbe violato la legge della Privacy a partire dal “principio fondamentale” che garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento “alla riservatezza e al diritto alla protezione” dei dati personali: il tutto perché, per poter avere diritto al voto, bisogna necessariamente acconsentire al trattamento dei propri dati per fini politico-commerciali. E in effetti dubbi sul regolamento alle primarie a riguardo ci sono eccome: tutto molto ingarbugliato e – checché ne dica Bersani – poco trasparente. Peccato, però, che qualcosa non torna: il regolamento è stato votato all’unanimità. Dov’erano Matteo Renzi e i suoi sodali quando se ne parlava?

 

LE REGOLE DELLE PRIMARIE: OGNI GIORNO UNA NUOVA – Il risultato di questa assurda lotta interna è che l’elettore che non ha votato alle primarie non sa più cosa fare. Prima gli è stato detto di addurre valide motivazioni. Poi si è visto che così valide non dovevano essere dato che bastava anche solo un messaggio di posta per ottenere la tanto fatidica autorizzazione. Infine è arrivata ieri sera una nuova delibera secondo cui le autorizzazione “devono avere una consistenza ed una specificità personale delle motivazioni. Le motivazioni dell’impossibilità personale di registrarsi devono essere coerenti e credibili rispetto alla facoltà che era data di potersi registrare fisicamente oppure online nei 22 giorni compresi dal 4 novembre al 25 novembre”. Il risultato ovvio è che chi non è andato a votare al primo turno – anche se per valide motivazioni – e sta  pensando di andarci domenica prossima, si sentirà assolutamente scoraggiato da tali beghe interne. E alla fine deciderà di rimanere a casa.

 

LA TRASPARENZA “OSCURA” TARGATA PD – Tanto Bersani quanto Renzi hanno cercato in tutti i modi di rassicurare i propri elettori: i finanziamenti avverranno alla luce del sole e tutto sarà rendicontato. Peccato, però, che più di qualcosa non convince. Soprattutto in casa del segretario Pd. Come già documentato da Infiltrato.it, infatti, non sono pochi quelli che sospettano che il comitato TuttixBersani abbia usufruito anche di finanziamenti messi a disposizione dal partito stesso e non solo di finanziamenti privati. Ma andiamo allora a vedere cosa dice la rendicontazione bersaniana. Ad oggi le entrate sono in totale 98.407 euro, una cifra troppo esigua considerando tutti gli spostamenti effettuati dal comitato e da Bersani stesso. Non solo. Anche facendo un raffronto con il diretto sfidante – Matteo Renzi – ci si accorge che 98 mila euro non sembrerebbero essere sufficienti per una campagna così gravosa: gli uomini del sindaco di Firenze hanno raccolto oltre 160 mila euro. Quasi il doppio di quello raccolto da Bersani. Il quale, però, di certo non è uno sprovveduto: saprebbe dove chiedere i soldi se volesse. Alla scorsa campagna elettorale del 2006 Bersani riuscì a racimolare 98 mila euro da un solo finanziatore, la famiglia Riva, gli ex proprietari dell’Ilva di Taranto. Quello che incuriosisce però è anche altro. Nella rendicontazione (aggiornata a ieri 23 novembre) compaiono le spese per due sole iniziative: quella di Palermo (per cui sono stati spesi, tra manifesti e affitto del teatro, circa 5 mila euro) e – strano ma vero – quella di Ginevra, in Svizzera. Si legge infatti nella rendicontazione che l’organizzazione della manifestazione a Ginevra dello scorso 19 ottobre è costata 2.618 euro. Si dirà: considerando che si può votare anche dall’estero, è più che condivisibile una manifestazione transalpina. Vero. Perché, però, non compaiono le spese di tutti gli altri incontri tenuti da Bersani? Perché solo quelle di Palermo e Ginevra? Eppure Bersani ha girato parecchio in questi giorni. Ma, a leggere la rendicontazione, sembra quasi che il segretario Pd sia andato solo in Sicilia e in Svizzera.

Insomma, nonostante il Partito Democratico sia senza ombra di dubbio il primo partito in Italia, a furia di dichiarazioni dalla dubbia utilità, passi falsi e lotte interne, rischia di mettere a rischio quanto costruito fino ad ora. L’unica certezza è che – oggi come ieri – il Pd ha un solo grosso irriducibile avversario. Il Pd, appunto.

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