PRIMARIE/ Centrodestra, Centrosinistra e Cinquestelle: sondaggi e scenari

Da qui alla primavera 2013, quando gli italiani saranno chiamati a formare il nuovo parlamento, anno I dopo Monti (forse, visto che D’Alema lo lancia come futuro premier…), abbiamo due sole certezze: partiti di ogni coalizione, parlamentari o extra, e movimenti dovranno scegliere il candidato premier. E lo faranno con le primarie, una sorta di nomination in cui vinca il migliore. Se nel centrodestra il favorito è Alfano e nel Cinquestelle si vocifera di Roberto Fico come il più “fico”, nomen omen, nel centrosinistra le sorprese non mancano: Bersani arranca (21%), tallonato da Di Pietro (17%). E intanto spunta il terzo incomodo, Matteo Renzi.

di Mauro Marli

classifica_primarieQUI CENTROSINISTRA – E partiamo proprio dal giovane Renzi, che si sta organizzando a puntino per il suo personalissimo “Big Bang”: salto carpiato triplo, da sindaco a Presidente del Consiglio il passo è breve. Almeno così crede il capo dei rottamatori. E stando ai sondaggi (Ispo, giugno 2012) non gli si può dare troppi torti, visto che totalizza un buon 17%.

Chi stupisce, però, è Di Pietro, che ha il suo bel da fare a districarsi tra chi vuol mettergli i bastoni tra le ruote – e nel centrosinistra sono in tanti, soprattutto dopo la ferrea opposizione ai killeraggi sociali del governo Monti – e chi invece se lo coccola come una risorsa fondamentale per il futuro del Paese (ogni riferimento a Vendola è puramente voluto).

In quest’ottica il 17% di Di Pietro colpisce forse più del risultato di Renzi e gli permette di acquistare maggior peso politico agli occhi di chi vorrebbe il centrosinistra alleato di Casini, che – tra l’altro – viene scelto come vincitore delle primarie solo dall’8% degli elettori di centrosinistra e da nessuno del centrodestra. Come dire: Pierferdi, zeru tituli.

QUI CENTRODESTRA – Il padrone è sempre lui, Mr. Silvio Berlusconi da Arcore, camuffato sotto le mentite spoglie di Angelino Alfano, che il 47% dei votanti di centrodestra vorrebbe candidato Premier. A distanza siderale, lo inseguono – o meglio, non lo vedono proprio – un gruppetto di zombie: La Russa, Alemmano, Tremonti e Giuliano Ferrara.

Dopo aver criticato e dileggiato in lungo e in largo il metodo delle primarie, alla fine hanno dovuto ammettere che tanto male non è, lasciando che sia il popolo a scegliere.

Non pervenuti Fini e i suoi, che in verità si stanno organizzando con Montezemolo per “Italia Futura”: il più attivo è Bocchino che, manovrato dal mai domo Pomicino, sta portando uomini e mezzi economici sulla sponda del Presidente Ferrari. E chissà che questo non comporti un abbandonare a se stesso l’ex leader di An, sempre più solo dopo le sparate contro Berlusconi.

QUI CINQUESTELLE – Sebbene non ci siano sondaggi ufficiali riguardo al futuro candidato Premier, le voci che si rincorrono sul web danno come primattore il campano Roberto Fico, fedelissimo di Grillo, benvoluto da Casaleggio e apprezzato dalla base. Da questo scenario non dobbiamo però escludere il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia che, nonostante gli ultimi scazzi con il guru del comico genovese Gianroberto Casaleggio, ha un notevole seguito tra i ragazzi del Movimento e la giusta esperienza istituzionale per tentare il salto sulla poltrona più alta del Parlamento.

Molto probabilmente, e al netto di sorprese dell’ultima ora, dovrebbero essere loro i candidati più forti e credibili alla Presidenza del Consiglio. Davide Bono, il terzo Cinquestelle più conosciuto e mediatico, non sembra poter inserirsi in questa corsa a due.

Grillo ha già dato un indirizzo nella scelta del futuro candidato Premier: curriculum e votazioni sul web saranno le modalità delle primarie a cinquestelle. Tocca ora ragionare su come evitare possibili infiltrazioni di disturbatori o hacker “pagati” dalla controparte per indirizzare il risultato finale.

SCENARIO – I giochi sono ancora aperti, quindi, ma quello che traspare lascia presupporre una partita in cui i protagonisti potrebbero essere Alfano/Berlusconi nel centrodestra, uno tra Bersani e Di Pietro nel centrosinistra – a meno che Bersani non passi dall’altra parte e lasci campo libero al leader Idv – e un Cinquestelle che spezza il bipolarismo della Seconda Repubblica. Chiaro che se nella corsa alla Presidenza dovessero davvero inserirsi le liste civetta di Montezemolo e De Benedetti ci potremmo ritrovare di fronte ad un Parlamento frammentato dove le alleanze future sarebbero decisive.

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