Prescritto Berlusconi, condannato Iorio. U juocu sta’ finisciennu: banche vs precari

di Emiliano Morrone

Silvio Berlusconi non è stato assolto. Si è salvato grazie ai soldi, che gli hanno permesso di arrivare al potere, di farsi leggi e affari propri. La giustizia ha dovuto rilevare la prescrizione. Ai media asserviti e agli onorevoli del «Porcellum» sarà comunque difficile alterare i fatti. Lo sanno bene i legali deputati Niccolò GhediniPiero Longo, che per il Cavaliere, loro assistito e capo politico, avevano chiesto l’assoluzione.

Finale-di-partita-Regia-Massimo-CastriStavolta è improbabile che si ripeta il teatro televisivo del caso Andreotti, senatore a vita nonostante risultino in sentenza i suoi prescritti rapporti con la mafia, avuti fino al 1980. Il corrotto David Mills, l’avvocato dei paradisi fiscali di Berlusconi, fu invece condannato in via definitiva, troppo tardi per scontare la sua pena. Lo si scrive a futura memoria, se in Italia ha ancora un senso.

Interrogando la memoria oggettiva, mi fa specie che un collega come Carlo Vulpio, cronista navigato, parlando della prescrizione per Berlusconi debba nascondersi dietro l’accusa e l’invettiva debole, non in senso vattimiano. Nell’intervista rilasciata al nostro Carmine Gazzanni, Vulpio presenta una giustizia rossa, pronta a inveire contro un uomo e ad archiviare meccanicamente i Di Pietro e i Vendola. Mi fa specie che l’autore di Roba nostra, libro che contiene fatti e misfatti dell’inchiesta Why not, leggere per credere, liquidi la pratica richiamandosi al rispetto delle leggi (ad personam) votate in parlamento; in maggioranza supino al padrone, ex piduista, la cui storia racconta dei legami con Bettino Craxi e dell’assunzione come stalliere di Vittorio Mangano, «eroe» secondo il senatore Marcello Dell’Utri, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Mi fa specie che Vulpio sposti la discussione su Luigi de Magistris, definendolo un suo «mostro».

Qui, sia chiaro, non si intende santificare nessuno. Proprio per questo, come nostra consuetudine, proponiamo lo speciale della settimana con i fatti separati dalle opinioni. Da un lato la ricostruzione delle vicende, dall’altro l’approfondimento – senza censure, in barba ai sospetti espressi al telefono da Vulpio – con i pareri di filosofi e giornalisti.

Siamo convinti di alcune cose:

1) Berlusconi e Michele Iorio, governatore del Molise appena condannato per abuso d’ufficio, nel tempo hanno creato un sistema di rovinose affiliazioni politiche;

2) i sistemi, perversi, di Berlusconi e Iorio sono alla fine;

3) la risposta agli effetti causati, anzitutto la progressiva liquefazione dell’etica, prima che la distruzione del bene pubblico, non può che essere politica;

4) nessuno si può tirare fuori dalla compartecipazione ai due sistemi, anche se è stata marginale, passiva, rassegnata;

5) da qui in avanti, l’organizzazione di una nuova politica, non interessata né compressa entro il vecchio ordine dei partiti, deve partire da un impegno culturale e civile di trasmissione delle informazioni e dei saperi.

L’Infiltrato, con tutti i limiti del web, si propone di contribuire al cambiamento aprendo al confronto; mai sbrigativo o di superficie, come spesso è quello dei social network.

Per ultimo, dall’indagine di questo speciale sulla prescrizione in capo a Berlusconi, ricaviamo una lezione. Sta nella lettura politica del giornalista Andrea Colombo, che ha legato l’esito del processo a una sensibilità del giudice – non nel senso del tradimento dell’autonomia costituzionale – per l’esigenza di tenuta dell’attuale governo; del resto diversamente osservata da Gianni Vattimo.

Di là da tutto, chi oggi «regge le magnifiche sorti e progressive» ha bisogno degli spot dell’informazione e dell’appoggio in parlamento. Noi non ci illudiamo che i tecnici delle banche, nonostante il curriculum e il rigore formale, rispondano ai bisogni veri del popolo. Dei deboli, degli oppressi, dei giovani. Dei precari di questo tempo senza più memoria.

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