PRECARI INGV/ Il Governo Monti taglia cinque milioni di euro sulla sicurezza sismica. E l’Italia barcolla

Duecento ricercatori dell’Ingv rischiano il posto di lavoro dal primo gennaio 2013. Si tratta dell’80% dei lavoratori che operano sulla misurazione dell’intensità di sisma come quello dell’Aquila del 2009. Licenziarli significherebbe far venir meno la sicurezza sismica dell’intero Paese. Ecco perché stanno protestando, sostenuti da Cgil, Cisl, Uil e Idv.

 

di Viviana Pizzi

I tagli al settore della ricerca non lasciano nessuno tranquillo. In nome della spending review non si guarda in faccia proprio a nessuno nemmeno ai terremoti. Questa volta a rischiare il posto sono 200 precari dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Coloro che in pratica studiano l’andamento dei sisma e potrebbero aiutare a prevedere i movimenti tellurici della crosta terrestre.

Quelli che con i loro studi hanno monitorato il 20 e il 29 maggio di quest’anno il terremoto in Emilia Romagna che ha provocato ventisette  vittime. Gli stessi che sono stati i guardiani di quanto successo all’Aquila il 6 aprile 2009 quando morirono 309 persone e il 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia, un sisma che di morti ne fece 30.

 

LA SITUAZIONE CONTRATTUALE

ingv-sciopero_strilloIl 31 dicembre di quest’anno nei confronti di 200 lavoratori precari, che sono in pratica il 40% dei dipendenti della struttura, scadranno i contratti a tempo determinato che gli era stato somministrato. Alcuni di loro lavorano da 15 anni nell’istituto di ricerca . Nei prossimi giorni dovrebbe partire il nuovo contratto quadriennale che dovrebbe confermare il loro contratto di lavoro fino al 2016 ma finora questa stabilizzazione non si è ancora vista. Nonostante negli anni scorsi il loro lavoro ha attirato investimenti da venti milioni di euro che  da soli sarebbero bastati a pagare gli stipendi dei ricercatori per oltre quattro anni. Considerando che il loro stipendio base è di circa duemila euro al mese. Alcuni di essi (circa cento) potrebbero essere assunti a tempo indeterminato nella primavera prossima attraverso un concorso che il Miur aveva promesso di avviare ma, fino a questo momento, di questo bando non c’è alcuna traccia. La loro mancata riassunzione farebbe risparmiare al Ministero per l’Università e la Ricerca 4 milioni e 800 mila euro l’anno. Meno di un quarto dei fondi che il loro lavoro, fatto di sacrifici e privazioni, ha attratto negli anni. Un mancato rinnovamento, semmai avvenisse, che griderebbe vendetta al cospetto di Dio.

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UN PROBLEMA DI SICUREZZA NAZIONALE

Dove operano questi precari che dovrebbero veder rinnovato il loro contratto di lavoro? L’80% opera nelle colonne fisse e mobili sparse su tutto il territorio italiano. Il 50% di essi si trovano all’osservatorio Etneo di Catania e a quello Vesuviano di Napoli. Gli altri in tutte le sedi dell’Ingv sparse per tutto il territorio italiano: Bologna, Roma, Palermo e Milano.

All’Aquila non esiste un centro di rilevazione dei terremoti. Per questo motivo in occasione del sisma del sei aprile del 2009 per istallare la colonna mobile e misurare l’intensità delle scosse partirono quattro ricercatori: tre si essi erano precari e arrivavano dalle sedi di Roma e ora fanno parte di quei 200 che attendono ancora il rinnovo del contratto.

Cosa accadrebbe quindi se i contratti non venissero rinnovati? Verrebbe a mancare quasi la totalità di quegli uomini che monitorano il territorio nazionale. In pratica senza i precari sarebbe difficile stabilire il grado di pericolosità dei terremoti e dei movimenti vulcanici di tutta l’Italia creando quella che può essere definita una vera e propria emergenza. In caso di una scossa sismica grave è la rete mobile che si sposta sul territorio interessato che va a istallare nuovi macchinari per rilevare altri fenomeni. Senza questi precari è impossibile controllare l’evoluzione sismica dell’Italia.

E’ sotto gli occhi di tutti il danno che potrebbe essere arrecato alle vite umane in tal caso. E’ facile, senza operatori sul territorio, arrivare a informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione.

Che in pratica è il capo d’imputazione del processo che ha portato la Commissione Grandi Rischi sul terremoto aquilano nel quale sono stati condannati in primo grado a sei anni di reclusione Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi.

Senza ricercatori sul posto sarebbe più facile dire alla popolazione di restare nelle proprie case quando il pericolo è alto ma non può essere dimostrato.


IL PRIMO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELL’INGV

La gravità di questa situazione ha portato, per la prima volta nella loro storia, i lavoratori dell’istituto di geofisica e vulcanologia a  incrociare le braccia e manifestare  nei giorni scorsi davanti alla sede della Funzione pubblica in Largo Vidoni a Roma.  

Una protesta che ha unito le sigle sindacali della conoscenza di Cgil, Cisl e Uil che hanno chiesto risposte per i lavoratori che intendono conoscere quale sarà il loro futuro. Nelle scorse ore  però non sono arrivate anche a causa della recente crisi di governo che mette ancora una volta  nelle priorità dell’agenda politica i problemi di alleanze e casta facendo passare sotto silenzio quello che invece rischia di diventare un allarme sociale. 

L’istituto– rilevano i leader sindacali – sarà soggetto a una nuova pratica di reclutamento da effettuare tramite selezioni pubbliche nazionali. Lo scenario di rinnovamento di sette mesi prospettato dalla Funzione Pubblica oltre ad essere una sola dichiarazione d’intenti e non risolve la grave situazione dell’Ingv e di tutti gli altri enti. Occorre un provvedimento all’interno della legge di stabilità che proroghi tutti i contratti precari in scadenza nella pubblica amministrazione”.

 

IL SILENZIO DELLA POLITICA E L’INTERVENTO DELL’IDV

Sulla situazione dei 200 dipendenti dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia si è verificato il silenzio più assordante di tutta la politica nazionale. Nessun partito ha detto la sua su quella che potrebbe diventare una vera e propria emergenza.

Gli unici  a scendere in campo in favore dei precari sono i dirigenti dell’Italia dei Valori che hanno manifestato insieme a chi rischia il posto di lavoro.

L’Italia dei Valori è al fianco dei lavoratori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – hanno dichiarato Di Pietro e la responsabile del settore cultura Giulia Rodano – che manifestano a Roma per salvare un ente di ricerca essenziale per il Paese, dalla scure dei tagli indiscriminati e dall’incompetenza dei vertici. Di vulcani e terremoti, purtroppo, l’Italia ne ha conosciuti fin troppi e, per questo motivo, ha un estremo bisogno di ricercatori e tecnici indipendenti e in grado di suggerire, a chi governa, come prevenire e difendersi dagli effetti delle catastrofi naturali. Ancora una volta si fa pagare il costo della crisi ai poveri e agli onesti e, per fare cassa o, peggio, per insipienza burocratica e disinteresse, si mettono in discussione diritti dei lavoratori, competenze e capacità essenziali per l’Italia e le condizioni stesse della sua ripresa e del suo sviluppo”.

Amen. Alla prossima tragedia ci ricorderemo di queste parole.

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