POST ELEZIONI/ Ingovernabilità, la soluzione? Far decidere il premier a Grillo

Bersani ha aperto (seppur in maniera velata) al Movimento 5 Stelle. Tra Grillo e Berlusconi, insomma, il segretario Pd ha preferito il primo al secondo. Non tutti, però, nel partito sono d’accordo con la linea adottata da Bersani: non sono pochi, infatti, coloro che avrebbero preferito una larga coalizione con Monti e stralci del Pdl. In questo tourbillon di ipotesi, però, si fa strada anche quella lanciata da Michele Emiliano (e sposata anche da De Magistris): alleanza Pd-Cinque Stelle con premier deciso direttamente da Grillo, poiché capo di quello che nei fatti è il primo partito in Italia. Insomma, per molti l’unica strada possibile è quella di una salda alleanza con i Cinque Stelle. A cominciare, ad esempio, dalla nomina del Presidente della Repubblica…

 

di Carmine Gazzanni

Si è da pochi minuti concluso l’atteso intervento di Pier Luigi Bersani dopo la vittoria-non vittoria di ieri. Il segretario Pd pare avere le idee più che chiare: governeremo, nonostante il risicato numero di vantaggio in Senato (solo 123 seggi). La domanda, a questo punto, diventa però un’altra: da dove cominciare? A chi rivolgersi? Anche se in maniera velata sembrerebbe che Bersani, tra i suoi necessari interlocutori, Grillo e Berlusconi, abbia preferito il primo al secondo. Insomma, il Pd, nelle parole del suo segretario, ha strizzato l’occhio al Movimento 5 Stelle.

L’idea, secondo quanto detto da Bersani, sarebbe quella di organizzare un cosiddetto governo di scopo, con una lista di riforme da attuare (tagli anticasta, riforma della politica, sostegno alle classi più disagiate, conflitto d’interessi, legge elettorale), cercando di raggiungere un accordo (o quantomeno una vicinanza) con i 54 attivisti che, tra poche settimane, vedremo entrare a Palazzo Madama. È questa, d’altronde, l’unica ipotesi condivisibile che possa essere attuata.

Sul tavolo di Bersani, infatti, le altre due alternative sarebbe state disastrose tanto per lo stesso Pd quanto per il Paese. La prima sarebbe stata quella di tornare al voto appena dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il che, però, avrebbe certamente aumentato lo scontento tra i cittadini (anche perché si sarebbe tornati alle urne con l’attuale legge elettorale), a tutto vantaggio di Beppe Grillo. La seconda sarebbe stata paradossale: un governissimo Pd-Pdl in ottica anti-M5S. Una soluzione, questa, illogica e controproducente: i voti dell’elettorato di sinistra si sarebbero infatti definitivamente spostati, ancora una volta, in favore dei Cinque Stelle.

bersani_grillo_premier_al_m5sInsomma, non solo per una possibile stabilità del Paese, quanto anche per una nuova rinascita (perlomeno in termini di credibilità) del Partito Democratico, la soluzione “obbligata” per Bersani era proprio quella di aprire – seppur in maniera velata – al pur tanto criticato Beppe Grillo. Senza dimenticare, peraltro, che questa sarebbe la strada che comporterebbe meno perdite, in quanto alcuni eletti del Pd hanno già fatto sapere che non voterebbero mai un governissimo con il Pdl (per fare solo un esempio: il siciliano Corradino Mineo), mentre l’alleato Nichi Vendola non appoggerebbe nemmeno un esecutivo con i montiani, che sono comunque insufficienti per la maggioranza a Palazzo Madama. E poi perché la prospettiva a cinque stelle incrocerebbe gli umori della base, mentre quella di un governo con il Cavaliere non verrebbe assolutamente compresa dall’elettorato.

Ora, però, la domanda è un’altra: tra i democratici sono tutti d’accordo con la mossa del segretario? Il suo, infatti, rischia di essere un appello destinato a rimanere inascoltato al Nazareno, almeno per ora. Intenzione del segretario, invece, è come abbiamo detto partire dai grillini. In questo è sostenuto dai suoi e dall’alleato Nichi Vendola. Ma nel Pd c’è chi non scarta l’idea di aprire anche al Pdl, prospettiva compatibile con i tanto amati montiani.

Il caos, insomma, regna sovrano in casa democratici. In questo tourbillon di dichiarazioni, però, ne spicca una, decisamente interessante non solo per la concretezza dell’ipotesi formulata, ma anche per il peso del personaggio politico che l’ha formulata. Stiamo parlando di Michele Emiliano, sindaco Pd di Bari, uno di quelli certamente più votati al rinnovamento in casa Pd. Ebbene, questa mattina, nell’indifferenza generale di tutti, Emiliano ha pubblicato un tweet decisamente esplicativo per la forza con cui fotografa la situazione all’indomani del voto: “Il PD-SEL è la prima coalizione d’Italia, ma non c’è maggioranza al Senato senza Mov5Stelle. Occorre far scegliere premier a Grillo”.

Insomma, secondo il sindaco di Bari la palla dovrebbe passare in mano al comico genovese, unico modo per giungere ad una stabile alleanza tra democratici e Cinque Stelle. Unica strada, peraltro, per cercare di risollevarci dallo stallo di ingovernabilità a cui ci ha condannato una iniqua legge elettorale, per cercare di rifondare la cultura politica italiana, evitando di ricadere (ancora) vittime del berlusconismo.

La proposta, sebbene come detto non sia stata rilanciata da nessuno, ha trovato d’accordo anche Luigi De Magistris. Il sindaco di Napoli, infatti, nel riconoscere i tanti limiti di Rivoluzione Civile (a differenza dello stesso Ingroia, per De Magistris “il movimento Rivoluzione Civile è finito”), ha anche riconosciuto lo straordinario successo del Movimento 5 Stelle ed ha auspicato che “il presidente Napolitano” dia “l’incarico a Beppe Grillo che è il vero vincitore di queste elezioni”.

Insomma, non sono poche le voci, interne e vicine al Pd, che ritengono che, probabilmente, l’unica strada da seguire sia quella di una salda alleanza con gli attivisti Cinque Stelle. Anche perché non bisogna dimenticare che Grillo si è detto assolutamente contrario a logiche di inciuci e coalizioni. Le cose, però, potrebbero cambiare se si rendesse il comico protagonista (ovviamente insieme al Partito Democratico) della nuova legislatura. A cominciare, ad esempio, dalla nomina del Presidente della Repubblica. I Cinque Stelle hanno lanciato il nome di Dario Fo. Ed è ancora Emiliano che, con un altro tweet, si è detto assolutamente favorevole: “La proposta di Grillo di Dario Fo al Quirinale é una proposta di sinistra che può essere accettata anche dal PD – SEL se salute lo consente”. Appunto: se salute consente.

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