POLITICHE 2013/ Se la “mafia” non è da campagna elettorale: chi ha paura di Messina Denaro & Co.?

Che fine ha fatto l’argomento mafia in questa campagna elettorale? Presi da strampalate promesse, ricatti sottobanco e attacchi tanto sterili quanto bassi, nessuno – ad eccezione dell’ex pm Antonio Ingroia – parla della questione. Tutti stanno ben attenti a non toccare il tasto criminalità. Né Bersani (nonostante abbia candidato la Capacchione in Campania), né Berlusconi, né Monti, né tantomeno lo stesso Beppe Grillo. Perché?

 

di Carmine Gazzanni

Mario Monti neanche a pensarci. Silvio Berlusconi che ci si pensa a fare. Beppe Grillo preferisce scagliarsi contro i nemici giurati del Parlamento. Pier Luigi Bersani, dopo le scelte – un po’ pubblicitarie – di candidare  Rosaria Capacchione in Campania e Piero Grasso nel Lazio, non è più tornato sull’argomento. Il quadro, dunque, è chiaro: l’argomento mafie non si tocca. È meglio di no. Non conviene: non “tira” tanto. Ad eccezione di Antonio Ingroia che ha fatto a giusta ragione, vista anche la sua storia personale e professionale, dell’antimafia la bandiera sua e della sua lista, gli altri candidati tacciono.

Meglio puntare sul risarcimento Imu (vedi Berlusconi), sul low profile per non rischiare di perdere voti (vedi Bersani), sugli attacchi diretti ai rivali politici consci dell’appoggio dei grandi d’Europa (vedi Monti), sulle invettive contro la Casta, i suoi sprechi, i suoi intrallazzi (vedi Grillo).

Anche per tutto questo non c’è dubbio che questa che stiamo vivendo si avvia ad essere, probabilmente, la campagna elettorale più bassa e gretta degli ultimi tempi. Nessuna proposta concreta, tante promesse strampalate nella consapevolezza di non poterle in alcun modo mantenere, attacchi gratuiti e senza senso. Come ha detto lo storico Guido Crainz nell’intervista rilasciata qualche giorno fa a L’Espresso, “siamo ricaduti nella politica-spettacolo anni ‘80. Si è rimossa la questione della moralità della cosa pubblica. E siamo ancora tra le macerie della Prima e della Seconda Repubblica”.

Nulla di più vero. I tratti di questa campagna elettorale sono decisamente speculari a quelli delle campagne precedenti: Silvio Berlusconi che sfrutta anche il suo ruolo di proprietario del Milan per cercare di accaparrare voti (come, appunto, ha fatto anche in passato) e che poi lancia la proposta-shock del risarcimento dell’IMU come in un grande spettacolo televisivo; Mario Monti che non sa più chi attaccare per recuperare qualche punto percentuale (addirittura, si è scagliato contro Maurizio Crozza. Un comico!); Beppe Grillo che, ormai totalmente convinto che l’unico grande male del nostro Paese sia la classe dirigente, si lancia in turpiloqui e facili battute perché sa che “tirano”.

la_mafia_in_campagna_elettorale_2013Non c’è che dire: la Casta, ovviamente, rimane uno dei tratti perversi del sistema Italia. Infiltrato.it è stato uno dei giornali che più di ogni altro ha monitorato sprechi e scandali della classe dirigente. Eppure ritenere che tutto il male risieda in Parlamento è fuorviante, errato, assolutamente controproducente. Non bisogna dimenticare, infatti, che il nostro èche piaccia o noil Paese (anche) delle mafie, della criminalità sanguinaria, dei periodi stragisti, di pagine nere, di fatti ancora poco conosciuti, della ‘ndrangheta che ha colonizzato tutto il Nord, della camorra che scende a patti con la politica locale e nazionale (come sembra stia emergendo in questi giorni dalle deposizioni di diversi pentiti nel processo che vede tra gli imputati Nicola Cosentino).

Nonostante tutto questo, in Italia, in piena campagna elettorale, il morbo “mafie” passa totalmente in secondo piano. Anzi: non se ne parla affatto. Chiacchierare dell’IMU può spostare molti più voti, biascicare parole sulla necessità di essere europeisti è molto più “attuale”. Vomitare promesse, facili slogan, motti populisti: questa è la strategia giusta per poter sperare di vincere la corsa a Montecitorio.

Ecco. Qui si mostra in tutto il suo degrado cosa sia la politica oggi in Italia. Una partita. Una gara. Niente di più. I problemi (quelli veri) non sono per nulla affrontati. Anzi, la mafia (o affini) si preferisce inserirla nelle liste. Non c’è dunque nemmeno un richiamo morale.

Nemmeno una vocina che dica a questo o quel politico che, forse, sarebbe meglio evitare di inserire persone sulle quali pesa anche solo il minimo dubbio di qualche legame con quella cosca, quella famiglia o quella ‘ndrina.

Niente di tutto questo. Meglio mettere in campo strategie pubblicitarie, campagne di marketing, opportunismi elettorali. Bisogna vincere. Nulla di più. È una lotta. Una battaglia in cui i cittadini, i loro problemi reali sono tagliati fuori. Tanta spettacolarizzazione e nulla più. Semplicemente una gara che di politico – nel senso pieno del termine – non ha nulla. E allora in bocca al lupo. Che vinca il migliore.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.