POLITICHE 2013/ Il caos delle liste e dei movimenti sconosciuti mantenuti (anche) da un solo senatore

Avete mai sentito parlare del Megafono? E di Fratelli d’Italia? E del nuovo Centro Democratico? Sono soltanto tre delle decine di movimenti che stanno nascendo (e morendo) in vista della corsa per le politiche 2013. Solo oggi probabilmente dovrebbe essere definitivamente licenziato il decreto che fissa il nuovo numero di firme indispensabili a una lista per presentarsi alle elezioni. Tra tutti, stando al testo, i più avvantaggiati potrebbero essere le ben diciotto componenti – un record assoluto – riconosciute all’interno dei Gruppi Misti di Camera e Senato. E anche qui abbondano nomi di movimenti sconosciuti, alcuni dei quali mantenuti in piedi da un solo senatore: da Partecipazione Democratica a Siamo Gente Comune, dai Repubblicani Azionisti fino al Movimento dei Socialisti Autonomisti.

 

di Carmine Gazzanni

Tutto incredibilmente caotico. Nemmeno una settimana fa Mario Monti rassegnava le sue dimissioni. Tutti avrebbero pensato che pochi giorni dopo la salita al Colle dell’ormai ex premier il quadro politico sarebbe stato più chiaro. E invece neanche per sogno.

Cominciamo dal Partito Democratico. Come sappiamo, il 29 e il 30 dicembre (sabato e domenica prossimi) il centrosinistra sceglierà tramite primarie i suoi candidati. In realtà il sistema è meno orizzontale di quanto appaia: oltre il 10% dei candidati – 125 democratici su 945 – saranno scelti direttamente da Bersani e inseriti nel suo listone; i capilista saranno scelti dalla direzione nazionale a prescindere dai voti raccolti nelle varie circoscrizioni; infine tutti i candidati dovranno comunque essere certificati dalla direzione.

governo-parlamento-caosProbabilmente, dunque, solo a fine gennaio saranno resi noti i candidati ufficiali di Pd e Sel. Il campo del centrosinistra, però, è ben più ingarbugliato di quanto si possa pensare. Oltre i partiti di Bersani e Vendola, infatti, sono in via di formazione anche una Lista dei Moderati – che dovrebbe raccogliere movimenti civici e amministratori locali e il cui leader dovrebbe essere Giacomo Portas – e il nuovo movimento Centro Democratico che venerdì presenterà il suo nuovo logo e che raccoglierà diversi transfughi, dall’ex Udc Bruno Tabacci a Massimo Donadi e gli altri ex dipietristi. In vista delle politiche sembra si stia dando da fare anche Rosario Crocetta con una lista tutta nuova – Il Megafono – il cui capolista dovrebbe essere Beppe Lumia.

Certamente non va meglio sul fronte del centrodestra. Al momento, infatti, un solo dato è certo: sarà Silvio Berlusconi il candidato alla Presidenza del Consiglio. Non si sa se tale leadership, però, verrà alla fine accettata anche dalla Lega. Al momento, infatti, un accordo tra i due partiti sembra lontano. Intanto Alfano ha parlato (e minacciato) chiaro: o con noi alle politiche o senza di noi anche in Lombardia, Veneto e Piemonte. Va registrata, inoltre, anche la presenza del neonato partito che fa capo a Ignazio La Russa, Guido Crosetto e Giorgia MeloniFratelli d’Italia – che possono contare già su un consistente gruppo parlamentare sia alla Camera che al Senato. Non solo. Pare che anche Gianfranco Miccichè si stia muovendo autonomamente con una lista che dovrebbe imbarcare alcuni parlamentari uscenti che il Pdl preferisce non candidare direttamente: sono dati per certi il condannato e pregiudicato Marcello Dell’Utri e l’indagato Nicola Cosentino.

Manovre in corso, intanto, anche al centro. Dopo che Monti ha dato la sua piena disponibilità a patto che si sposi in pieno la sua Agenda, ora la discussione è tutta incentrata su come presentarsi alle urne: unico listone o diversi movimenti che corrano da soli ma che riconoscano tutti come capo politico il premier uscente? Al momento sembrerebbe che i più propendano per liste separate alla Camera e un unico listone per Palazzo Madama. Il motivo è presto detto: Udc, Fli e la lista Verso la Terza Repubblica di Montezemolo, presi singolarmente, difficilmente raggiungeranno l’otto per cento (questa la soglia di sbarramento per il Senato). Ecco, dunque, la necessità di riunirsi assieme per sperare in qualche seggio anche a Palazzo Madama. Intanto Mister Ferrari, per mettersi al sicuro, ha cominciato autonomamente a raccogliere le sottoscrizioni via internet per consentire alla sua lista di competere alle politiche. È infatti Montezemolo, tra i montiani, quello che parte più svantaggiato: l’Udc, poiché presente in questa legislatura in entrambi i rami parlamentari, non avrà necessità di raccogliere alcuna firma; per il partito di Fini, invece, secondo il decreto licenziato dal cdm prima delle dimissioni di Monti (e che dovrebbe essere approvato definitivamente oggi), la riduzione è addirittura fissata al 60 per cento (dalle sei mila firme di partenza). Tremila sottoscrizioni necessarie invece per la lista Verso la Terza Repubblica.

Quella che ne potrebbe uscire fuori dunque è una corsa profondamente caotica. A onor del vero, però, anche le regole, per il momento, sono tutt’altro che chiare. Soltanto oggi, come detto, il Senato licenzierà il decreto che fissa il nuovo numero di firme indispensabili a una lista per presentarsi alle elezioni. Come già documentato da Infiltrato.it, l’esecutivo, con quest’ultimo testo, è riuscito a regalare un ultimo regalo al professor Monti, sfruttando l’esigenza di ridurre il numero di sottoscrizioni per garantire il diritto ad ogni movimento di correre per le politiche del 24 febbraio. Infatti, se il testo prevede la riduzione a 30 mila firme (invece che 60) per i partiti e movimenti non presenti in nessuno nei due rami parlamentari (tra gli altri, Sel e Movimento 5 Stelle), si stabilisce anche l’esonero dalla sottoscrizione non solo per tutte quelle forze politiche presenti sia alla Camera che al Senato (Pd, Idv, Pdl, Udc e Lega), ma anche per le componenti politiche interne costituite all’inizio della legislatura al momento della convocazione dei comizi. Da regolamento le “componenti politiche” sono quelle presenti nel Gruppo Misto. Nulla vieta, però, di far riferimento – come ha denunciato il piddino Giandomenico Bresso – anche ai montiani del Pdl e di altre forze politiche che potrebbero confederarsi appunto in altre “componenti politiche”, poco prima della scadenza della legislatura.

Un regalo, peraltro, confezionato non solo per Monti, ma anche per le ben diciotto componenti – record assoluto – presenti nei gruppi Misti di Camera e Senato. D’altronde non c’è da sorprendersi dato che bastano solo tre deputati per fondare un nuovo movimento riconosciuto come componente politica. A Palazzo Madama, addirittura, basta un solo senatore. Il che è tutto dire: come detto, infatti, le componenti, nel caso in cui decidano di correre alle politiche, non devono raccogliere alcuna sottoscrizione. Possono gareggiare di diritto. Un importante punto a favore, ad esempio, per le ben tre formazioni meridionaliste (Autonomia Sud, Grande Sud e Alleati per il Sud), per le tre liberali (Iniziativa liberale, Liberal Democratici e Liberali per l’Italia) e le due repubblicane (Repubblicani Azionisti e Partito Repubblicano Italiano). Ma è al Senato che la questione rasenta il paradosso con il gruppo Siamo Gente Comune formato da soli due senatori, Partecipazione Democratica mantenuto in piedi dal solo Giuseppe Astore, il Partito dei Pensionati con Giacinto Boldrini, Diritti e Libertà con l’ex Idv Stefano Pedica, il Movimento dei Socialisti Autonomi del senatore Tedesco. Altri monogruppi, ancora, sono La Destra e l’Unione Democratica dei Consumatori.

Insomma, tutti movimenti che potrebbero rinfoltire la già caotica corsa ai seggi parlamentari. Paradossalmente l’unica certezza in questo mare magnum, è il mare magnum stesso che accompagnerà la campagna elettorale. Si salvi chi può.

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