POLITICHE 2013/ Fiat, Marchionne molla Monti e sposa Berlusconi. Gli operai? Chissenefrega…

Una Fiat da sempre politicizzata, sin dai tempi di Gianni Agnelli che si schierò contro Berlusconi negli anni ‘90 (“non prende nemmeno il 3%”) ora tenta di sdoganarsi, almeno apparentemente, dai giochi politici. Lo fa con Marchionne, intervenuto all’inaugurazione dello stabilimento Maserati di Grugliasco. Al contrario di 40 giorni fa, quando si presentò a Melfi in compagnia di Monti, ora tenta – almeno agli occhi della gente – di fare un passo indietro e sposare la linea berlusconiana, probabilmente più efficace da un punto di vista mediatico.

 

di Viviana Pizzi

 LE DICHIARAZIONI DI MARCHIONNE ALLA MASERATI

Presentando una Fiat in salute Marchionne ha rassicurato anche sul fatto che non chiuderà alcun stabilimento in Italia.  Poi sulla politica ha aggiunto: “Confondere i compiti e le responsabilità del mondo politico con quelli di un’industria, usare l’una per colpire l’altra non solo è assurdo ma è soprattutto dannoso. Le energie spese per attaccare la Fiat e gli sforzi spasmodici per trasformarla in un’arena politica sarebbero forse più utili per il risanamento del Paese”.

Sergio Marchionne parla così forse dopo essere stato costretto a chiudere per due mesi proprio lo stabilimento di Melfi. Lo stesso da cui in pratica aveva lanciato la campagna elettorale di Mario Monti. Cosa potrebbe averlo spinto a tornare, almeno in apparenza, sui suoi passi? Di certo la speranza di avere un trattamento di riguardo dalla politica italiana nonostante proprio un mese fa aveva evitato di chiedere aiuti all’Italia.

 

IL GELO NEI CONFRONTI DI MONTI

Cosa è successo nel frattempo nei rapporti col Governo Monti? Quando Marchionne è dovuto ricorrere alla chiusura e alla cassa integrazione nei confronti degli operai di Melfi da parte del professore non è arrivata alcuna nota. Di tutti i ministri solo Elsa Fornero si chiede come mai la richiesta degli ammortizzatori sociali non sia ancora arrivata al suo Governo.

A questo gelo di Monti nei confronti della situazione di Melfi ne corrisponde uno uguale e contrario da parte dell’amministratore delegato  Sergio Marchionne che parla dagli States anche nei giorni scorsi. Le dichiarazioni che ha fatto sul premier tecnico sono riportate dal quotidiano L’Unità.

Dove potevo aiutare il Governo di emergenza l’ho fatto in modo aperto, d’ora in poi la scelta è degli elettori italiani”. Appoggio negato anche a Passera e Montezemolo che li scarica come “scelte personali. Eppure fu proprio Cordero di Montezemolo a proporre Marchionne al vertice della Fiat. E proprio mentre stringeva accordi con Obama e il governo brasiliano ecco che è arrivato il no all’appoggio ufficiale a Monti, quel professore appartenente al Bilderberg e alla stessa trilaterale di cui faceva parte lo stesso Gianni Agnelli. Cos’altro può averlo ridotto a un ruolo così neutrale? Certamente l’avvicinamento alla sua azienda da parte di un altro competitor delle elezioni del 24 febbraio: Silvio Berlusconi.

 

LE DICHIARAZIONI DI B. CHE INCANTANO MARCHIONNE E IL TRADIMENTO AD AGNELLI

marchionne_berlusconi_elezioni_2013Il Cavaliere è ospite di Porta a Porta e nel salotto di Bruno Vespa ha tentato di incassare un endorsement importante: quello di Sergio Marchionne e della Fiat. Era il 18 gennaio quando in soli 33 secondi di video ha pubblicamente detto del manager dell’azienda automobilistica torinese: “è uno serio, gli auguro tutto il bene del mondo e spero che riesca a portare a termine il progetto di continuare a produrre in Italia e non chiudere alcuno stabilimento” .

Per Berlusconi sarebbe importante acquisire consensi nella roccaforte storica di Mario Monti e a quanto pare, almeno ufficialmente, con la neutralità degli ultimi giorni di Sergio Marchionne è riuscito quantomeno a togliere, nella facciata esterna, l’endorsement a Monti.

Con la sua neutralità dimostrata Marchionne rompe apparentemente anche con un passato importante fatto dalla linea politica dettata dall’avvocato Agnelli che nell’inverno del 1994 si rivolse nei confronti del Cavaliere con la famosa frase “se vince vinciamo tutti, se perde perde solo lui.

 

AGNELLI E IL GELO NEI CONFRONTI DEI BERLUSCONES

Marchionne forse ha paura di commettere lo stesso errore politico che commise Agnelli diciannove anni fa. Quando la Fiat dopo aver appoggiato ufficialmente Giolitti, Mussolini, Fanfani e Craxi non ha fatto lo stesso con Berlusconi perdendo la sua egemonia sul mondo dell’industria. In caso il “progetto Monti fallisca si vuole ritrovare con la faccia pulita.

Cosa accadde però nel 1994?  Che la Fiat smarrisce autorevolezza e presa nel mondo imprenditoriale, comincia la crisi del settore dell’auto e l’ascesa di altre industrie. Fino al 2011 non serviranno a nulla i tentativi di riconciliazione. Berlusconi infatti non aveva mai dimenticato che Gianni Agnelli in Confindustria ebbe la faccia tosta di chiamare gli alleati del Cavaliere “berluschini”.

Un gelo che aveva portato molti uomini vicini alla Fiat a cominciare a lavorare a una lista politica con a capo Mario Monti proprio nel 2011 quando il berlusconismo sembra finito tra i fischi ricevuti quando è salito al Quirinale a rassegnare le sue dimissioni da premier. Ma perché è stato pensato a Mario Monti è presto detto.

 

MONTI E I LEGAMI CON LA FIAT

 L’appoggio a Mario Monti era stato concesso per una serie di motivi che convincevano non solo Marchionne ma anche Elkann. Il suo nome compare sia nel consiglio di amministrazione che nel comitato strategico della Fiat fino al 1993 quando si dimise all’improvviso. Durante il primo Governo Berlusconi fu nominato a Bruxelles come commissario al mercato interno. Le sue dimissioni però coincisero con una serie di eventi negativi che caratterizzarono proprio la Fiat. Dalle accuse per aver pagato tangenti a Craxi per assicurarsi i lavori della metropolitana di Milano, fino all’incriminazione e alla successiva assoluzione del dirigente Cesare Romiti.  Un buio che comunque dura per molti anni.

 Ora però, nel 2011, come sostiene Roberto Mania di Repubblica, Marchionne decide che vuol contare ancora dal punto di vista politico anche all’interno dei confini nazionali.

 Il giornalista specializzato in cronaca di Confindustria sostiene che ci sono troppe delicate partite aperte e quindi Marchionne abbia deciso di candidare persone del suo endorsement nelle liste di Mario Monti con Montezemolo che funge da anello di collegamento. Tra questi Alberto Bombassei, presidente della Brembo, che lavora per conto terzi fornendo i freni alla Ferrari e membro board di Fiat Industrial.

 

 E la fabbrica torinese c’entra qualcosa anche nella decisione di Monti di proporre e ottenere la nomina a dirigente della Rai di Luigi Gubitosi, che prima di passare ai telefonini era stato anch’egli nel direttivo della Fiat.

 Tornerà mai indietro Sergio Marchionne soltanto dopo essere stato folgorato da dichiarazioni d’amore di Silvio Berlusconi? Noi pensiamo che non sia del tutto possibile e che il dirigente potrebbe far finta di essere neutrale soltanto per paura che il progetto Monti fallisca. Intanto però il professore perde un endorsement ufficiale e per la sua campagna elettorale certo è un brutto colpo. 

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