POLITICHE 2013/ È ancora una banca a far tremare la Repubblica: dall’Ambrosiano al Mps, nulla cambia

Era il 1982 quando il crack del Banco Ambrosiano scatenò una serie di reazioni a catena che ebbero conseguenze indelebili nella vita politica e culturale dell’Italia. Il fallimento dell’istituto scoperchiò un calderone di traffici, relazioni  borderline, corruzioni e tangenti che minarono alle fondamenta la Prima Repubblica. Sette milioni di dollari del Banco Ambrosiano finirono direttamente al Psi di Bettino Craxi come “ringraziamento” per il denaro ottenuto dall’Eni, all’epoca fuedo dei socialisti. Oggi, con lo scandalo del Monte Paschi, la storia si ripete….

 

di Simona Tenentini

La somma, nascosta per ben 12 anni dietro la sigla misteriosa del conto “Protezione”, sconvolse, per sempre, i contorni e le stabilità consolidate della politica italiana.

Niente fu più come prima.

Ebbe inizio, infatti, un silenzioso terremoto sotterraneo che si mostrò definitivamente, in tutta la sua potenzialità distruttiva, con l’esplosione di Tangentopoli dieci anni dopo, nel 1992.

In un’intervista rilasciata in quegli anni, Antonio Di Pietro, magistrato simbolo dell’inchiesta, commentò amaramente: “…..Per me Tangentopoli è stata una città virtuale, fatta di malaffare, di lottizzazione, raccomandazioni e voti di scambio, dove la gestione della politica era finalizzata agli interessi personali o di parte, piuttosto che agli interessi generali”.

Tutto ebbe inizio con l’arresto di Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una mazzetta dall’imprenditore milanese Luigi Magni, che vessato da continue richieste di soldi si rivolse, disperato, alle forze dell’ordine.

Chiesa, uomo del Psi, espulso dal partito in seguito all’arresto e definito “un mariuolo” da Bettino Craxi, dopo un mese di carcere crollò ed iniziò a svelare un complesso mondo sotterraneo fatto di tangenti, di mazzette e corruzione che coinvolgeva, in maniera trasversale, esponenti della politica, della finanza e dell’economia.

Il ciclone Mani Pulite travolse, inevitabilmente, gran parte degli strati sociali e le elezioni che si tennero ad aprile portarono allo scoperto tutto il malcontento che serpeggiava nella Penisola. Le urne infatti segnarono il crollo epocale di Democrazia Cristiana e Partito Socialista, che scomparvero definitivamente dallo scacchiere politico, e, contemporaneamente, decretarono il trionfo delle due neonate formazioni: Lega Nord e La Rete che, cavalcando il tema della moralizzazione e del rinnovamento, riuscirono a conquistare la grande maggioranza dei consensi.

Ora, a distanza di vent’anni, la situazione si ripropone, in maniera a tratti straordinariamente identica, anche ai giorni nostri.

ambrosiano_monte_paschiL’intricata vicenda del Monte dei Paschi di Siena, rischia, ancora una volta, di spazzare via equilibri e situazioni che sembravano ormai consolidate in maniera inossidabile.

Di nuovo, al centro della scena, il complesso legame tra politica e finanza, tra interessi personali e ipotesi di corruzione.

E anche oggi la bomba esplode durante il periodo elettorale, con rimpalli di accuse e responsabilità tra volti noti ed apparenti comparse nel panorama politico italiano.

Sorprendenti le analogie ed i legami tra le due vicende: Londra, ad esempio, svolge un ruolo di primo piano in entrambi i casi.

Se il banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano venne trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra, è sempre in un istituto della capitale inglese che, nel 2007, vennero depositati 2 miliardi di euro, ovvero una presunta tangente per l’acquisto di Antonveneta.

Ed è altrettanto sconvolgente il paragone tra vecchio e nuovo: il bisogno di rinnovamento e moralizzazione che torna nel tormentone del Movimento 5 Stelle.

Recenti sondaggi al riguardo sono eloquenti: lo scandalo che ha coinvolto il Monte dei Paschi ha spostato l’ago della bilancia dei consensi in maniera più che rilevante.

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Tutto a favore del movimento di Beppe Grillo.

I delusi che, all’epoca della Prima Repubblica, trovarono un porto sicuro nel vessillo verde della Lega Nord ora si ritrovano nelle piazze toccate dallo Tsunami Tour ad ascoltare, fomentandosi, le arringhe del comico.

E mentre Bersani respinge ogni addebito dichiarandosi “…pronto a sbranare chiunque lasci intendere qualcosa di men che corretto da parte nostra su Mps”, è innegabile che, nel territorio senese, il legame tra banca e politica ha un carattere quasi simbiotico.

Basti solo pensare che il Monte dei Paschi è controllato dall’omonima Fondazione che, fino allo scorso anno, deteneva più del 50% delle azioni.

Dei sedici membri che compongono la Deputazione Generale, quattordici sono di nomina politica. Nello specifico, otto sono eletti dal comune di Siena, cinque dalla Provincia, uno dalla regione Toscana, uno dall’Università e uno dall’Arcidiocesi.

Visto che praticamente a Siena da cinquant’anni esiste un unico partito, ovvero l’ex Pci, ex Pds, ex Ds e attuale Pd, si stenta a credere che tra i due soggetti non vi sia alcun tipo di rapporto. Sono in molti, ora a Siena, a parlare addirittura di “massoneria bancaria”.

In definitiva, risulta difficilmente attendibile un segretario di partito che, in un certo senso, rinnega la sua storia. E questo gli elettori lo hanno capito. A tal punto che, con Mps, rischia di franare pesantemente anche la stessa credibilità del Partito Democratico.

Che sia, insomma, nuovamente una banca a segnare il destino di un’epoca e, con essa, anche il fallimento della Seconda Repubblica? Nihil novum sub sole.

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