POLITICHE 2013/ Chi ha paura del voto degli studenti Erasmus?

Le ‘pecore nere’ di quel che resta della democrazia italiana sono proprio gli studenti Erasmus. Oltre ai vari tagli economici che il progetto ha subìto negli anni e finanziamenti mai arrivati, ora gli studenti, che sono all’estero per motivi di studio, saranno esclusi alle prossime votazioni. Viene così negato il diritto di voto a ben 22 mila giovani che il 24 e 25 febbraio 2013 non saranno in Italia: una scelta dal sapore razzista. Intanto i giovani, risorse per il futuro, non ci stanno e protestano con appelli diretti al Presidente Napolitano ed al Ministro degli Esteri Giulio Terzi, attraverso il web e sottoscrivendo una petizione. L’Italia non è il Paese che investe nella cultura, e questo l’avevamo tristemente capito già da un po, ma chi teme il loro voto? Forse una classe politica ‘pro casta’ e ancora troppo moderata.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Che democrazia è quella in cui si nega uno dei principi fondamentali del nostro Paese, ovvero il diritto di voto?

Leggiamo l’articolo 48 della Costituzione Italiana: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. E fin qui tutto nella norma: votare è un diritto e gli studenti Erasmus sono maggiorenni. Continuiamo la lettura: “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.” La Costituzione specifica quindi gli unici casi in cui si nega il diritto di voto: o per incapacità psicofisiche o per condanne penali irrevocabili. Per tutti gli altri il diritto al voto è sacrosanto, tranne per gli studenti Erasmus esclusi dalle elezioni 2013. E delle ‘amare’ storie degli studenti Erasmus al voto già ne avevamo parlato.

 

STUDENTI ERASMUS, GRANDI ESCLUSI – Non è la prima volta che alle elezioni politiche italiane gli studenti che sono fuori Paese non hanno la possibilità di votare. O comunque ce l’hanno ma con dei vincoli. Lo leggiamo con più chiarezza nel decreto legge n.226/2012 dove si specifica chi potrà ‘votare per corrispondenza’: i militari delle Forze Armate e di Polizia impegnati nelle missioni all’estero, i dipendenti delle amministrazioni pubbliche ed i professori e ricercatori che sono all’estero per almeno 6 mesi. Solo i cittadini italiani che vivono all’estero da 12 mesi potranno votare iscrivendosi all’AIREAnagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Per tutti gli altri che si trovano fuori da meno di un anno sarà necessario comunicare la volontà di votare al consolato. Chi non l’avrà fatto e comunque tornerà in Italia durante le elezioni, non sarà ammesso al voto. I grandi esclusi alle prossime votazioni saranno i 22 mila studenti Erasmus, un esercito elettorale, tagliati fuori già altre volte come era accaduto per i referdum del 12 e 13 giugno 2011.

voto_erasmus_elezioni_2013Nella D.L 226 è scritto in modo chiaro e inequivocabile che: ‘Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge NON prevede alcun tipo di rimborso. Per cui lo studente Erasmus, regolare cittadino italiano e idoneo elettore, se vuole esercitare un suo diritto costituzionale deve pagare di tasca propria il rientro in Italia. Continuando a leggere si sottolinea che: ‘I cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie (militari,dipendenti pubblici, ricercatori/professori)sopraindicate potranno votare esclusivamente recandosi in Italia’. Quindi è chiaro che se uno studente vorrà votare all’estero non potrà farlo ma dovrà tornare in Italia, senza nessun rimborso da parte dello Stato: scelta quasi impossibile viste le ristrettezze economiche in cui vivono gli studenti Erasmus.

 

PROGETTO ERASMUS – I ragazzi che aderiscono al progetto Erasmus –della durata di 3/12 mesi– sono una risorsa per il futuro del nostro Paese. Per contrastare la fuga dei cervelli, programmi come questo andrebbero incentivati di più ed invece, come spesso accade, in tempo di crisi i primi tagli sono per i giovani e la cultura. Il Progetto Erasmus, per il 2013, è in un limbo di incertezza. La denuncia parte dal Presidente francese della Commissione Bilancio del Parlamento Europeo Alain Lamassoure che allerta sulla criticità di alcuni fondi: i primi a farne le spese saranno il Fondo Sociale, il Fondo per la Ricerca ed il Programma Erasmus. Una preoccupazione, questa del blocco del progetto Erasmus, condivisa anche dalla Commissione Europea e dal Vice Presidente on. Antonio Tajani. In un’interrogazione mossa dalla piddina Vittoria Frano si chiede, con preoccupazione, come il Governo italiano deciderà di intervenire per evitare la paralisi dell’Erasmus. Già nel 2009 sono stati ridotti i fondi delle borse di studio che sono passate da 71 milioni di euro a 67,4 milioni, creando non pochi disagi ai giovani che si mantengono all’estero con le borse di studio. Oltre ai tagli subìti, la Frano sottolinea anche un ‘anomalia’: l’Agenzia Nazionale Italiana Erasmus ha comunicato di aver ricevuto solo una parte dei finanziamenti previsti nel 2012, ovvero l’80%. Che fine ha fatto l’altro 20% destinato al progetto Erasmus?

Studenti Erasmus che già vivono in situazioni di precarietà e che, con le ostili condizioni per votare, vengono declassati come cittadini italiani. Un esercito di 22 mila giovani che non ‘deciderà’ per il futuro dell’Italia. A chi fa paura il loro innovativo voto? Forse ad una classe politica che professa tanto la renovatio e poi, in fondo, resta ‘pro casta’ e moderata. Intanto i giovani non ci stanno e protestano con gruppi creati su face book, appelli diretti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Ministro degli Esteri Giulio Terzi e sottoscrivendo una petizione.

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