POLITICHE 2013/ Berlusconi, Monti, Bersani: ecco tutte le false promesse della campagna elettorale

Una gara a chi la dice più grossa. In sintesi questa sembra essere la linea direttrice di questa campagna elettorale. Ogni giorno sentiamo dai diversi candidati alla carica di premier promesse sempre più gonfiate (e, nei fatti, irrealizzabili). Monti, Bersani, Berlusconi: tutti sembrano aver perso il lume lanciandosi in slogan populisti ai quali – si spera – non credono nemmeno loro. E anche Grillo non è da meno: i suoi 20 punti programmatici lanciati alcuni giorni fa sono semplici slogan che mancano di una benché minima spiegazione circa la loro (presunta) realizzabilità. Ecco, punto per punto, i motivi per cui dietro le promesse di Monti, Bersani, Berlusconi e Grillo c’è solo tanta demagogia e poca concretezza.

 

di Carmine Gazzanni

Promesse, promesse, promesse. Nulla di più. Gli slogan sui tagli alle tasse continuano a scandire la campagna dei leader in campo per la conquista di Palazzo Chigi. Dopo l’annuncio di Silvio Berlusconi sul risarcimento dell’Imu si pensava si fosse già toccato il baratro di una politica condita di tanto populismo mediatico e poca (se non nulla) concretezza. Invece no. Non c’è mai limite al peggio. Ecco allora la giornata di ieri, in cui tutti i tre candidati più favoriti – lo stesso Berlusconi, Mario Monti e Pier Luigi Bersani – hanno dato prova di grande capacità nel costruire balle colossali.


BERLUSCONI, IL CAMPIONE DI BALLE. L’ACCORDO CON LA SVIZZERA “A SUA INSAPUTA” – Dopo Imu e condono totale è arrivato il turno dei giovani: per loro, promette il Cav, sono pronti quattro milioni di posti di lavoro. Da dove possano crearsi, però, resta un mistero. Quanta fiducia, d’altronde, può essere data all’uomo che oggi dichiara di voler abolire l’Imu (addirittura risarcendo le famiglie entro solo un mese dalla formazione del suo ipotetico governo) ma che mesi fa, quando era il momento di votare per l’introduzione di quest’imposta in Parlamento, non ha avuto nemmeno un tentennamento ad esprimere il suo parere favorevole?

Proprio ieri, peraltro, è stata smascherata la bufala. A detta del Cav, infatti, i soldi per l’operazione anti-Imu sarebbero stati recuperati dal famoso concordato con la Svizzera sui capitali esportati. Aveva anche assicurato, nel corso dell’intervista rilasciata a Giovanni Floris nell’ultima puntata di Ballarò, di aver “già trovato l’accordo con la Svizzera”. Peccato però non sia affatto così. Secondo quanto appurato da Il Fatto Quotidiano, infatti, la Confederazione elvetica non saprebbe assolutamente nulla. Stefano Viscovi, il consigliere economico dell’ambasciatore svizzero Bernardino Regazzoni ha dichiarato che “il problema è che le stesse condizioni quadro dell’accordo sono ancora tutte da definire: a partire dalla consistenza dei patrimoni occulti, dai tassi applicati e dai tempi dell’accordo”. Insomma, la situazione è la stessa da anni. Nulla è cambiato, al contrario di quanto detto da Berlusconi. Senza dimenticare, peraltro, che un anticipo dei versamenti sarebbe impensabile: “non siamo più nelle condizioni di fornire un anticipo di qualche miliardo, come abbiamo fatto con l’Inghilterra e la Germania alle quali abbiamo dovuto dimostrare immediati benefici dell’accordo. Ora il sistema è rodato, chi viene prima è servito meglio”. Neppure un anticipo, dunque. Altro che 30 miliardi subito, come propinato dal Cav.


MARIO MONTI, L’UOMO CHE DIMENTICA CHI HA GOVERNATO NEGLI ULTIMI 13 MESI – A leggere la nota di Scelta Civica si rimane interdetti: “Per rilanciare i consumi e l’economia – si legge – la nostra proposta è ridurre la pressione fiscale sul reddito da lavoro, attraverso una progressiva riduzione del carico fiscale dell’IRPEF, a partire dai redditi medio-bassi. Ci proponiamo nell’arco della legislatura una riduzione del rapporto tra gettito IRPEF e PIL del 2%. Stimiamo che alla fine della legislatura la nostra proposta porterà ad una riduzione del gettito IRPEF di oltre 15 miliardi di euro rispetto ai livelli attuali. Non prevediamo di aumentare ulteriormente l’IVA dopo il 2013”. Per sostenere il mondo delle imprese “ci proponiamo di ridurre progressivamente ma significativamente l’IRAP durante la legislatura. L`obiettivo primario è eliminare il monte salari dalla base imponibile dell’IRAP. La nostra proposta implica che nel 2017 il gettito IRAP sarà circa 11.2 miliardi meno del livello attuale (in pratica un dimezzamento del peso IRAP sul settore privato). Non prevediamo di modificare le aliquote IRES”. Per favorire i redditi più bassi, le famiglie e gli anziani, ancora, “proponiamo di intervenire sull’IMU a partire dal 2013: aumentando la detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro, raddoppiando le detrazioni per figli a carico da 50 a 100 euro per figlio, introducendo una detrazione di 100 euro per anziani soli e persone con disabilità, il tutto fino ad un massimo di 800 euro. Complessivamente la riduzione del gettito IMU sarà di circa 2.5 miliardi di euro”. Il Prof, insomma, ha le idee chiare. Se dovesse essere lui a vincere la corsa elettorale, sarebbe pronto una piano di riduzione fiscale articolato in alcuni punti ben precisi: riduzione Irpef, Imu e Irap e nessun aumento dell’Iva.

tutte_le_bufale_elettoriali_di_berlusconi_monti_bersaniLe domande, però, nascono spontanee: ma non è stato proprio lui, il Professore, ad introdurre l’Imu, ad alzare al 21 per cento l’Iva e l’Irpef dallo 0,90 all’1,23 per cento? Credere a Mario Monti sarebbe come affidare il reparto trasfusionale a Dracula. Come può essere passibile di fiducia chi oggi dichiara di voler abbassare quelle stesse tasse alzate proprio da lui pochi mesi fa?


ANCHE BERSANI CACCIA LA SUA BUFALA DAL CILINDRO – Mancava solo il leader democratico a cacciare il suo coniglio dal cilindro. E l’ha fatto proprio ieri. L’idea di Pier Luigi Bersani è quella di accantonare dieci miliardi l’anno per cinque anni per ripianare i debiti delle piccole e medie imprese con la pubblica amministrazione emettendo titoli di Stato. Una cosa non facile dato che i debiti contratti dallo Stato ammontano a circa 100 miliardi di euro. Con tale proposta, dunque, secondo il segretario Pd si estinguerebbe la metà dei debiti.

In realtà anche quest’idea, oltreché nei fatti dannosa (e vedremo perché), è irrealizzabile. Bisogna infatti tener presente che il debito contratto con le imprese è, per così dire, occulto. Non viene rilevato dalla statistiche Eurostat. Ergo: non rientra nel debito pubblico che soltanto pochi mesi fa ha sfondato quota duemila miliardi di euro. Ora, considerando che si vorrebbe risanare parte di questo debito delle PA (50 miliardi su 100 complessivi) emettendo come detto titoli di Stato, ciò equivale a dire che si vuole estinguere un debito con un altro debito tramite l’emissione di BTP.

Le conseguenze potrebbero essere tutt’altro che positive. Emettere debito pubblico (BTP) per pagare il debito della pubblica amministrazione potrebbe significare sfondare abbondantemente il muro del 130 per cento del rapporto debito/Pil, se non peggio.  Se così fosse, altro che pareggio di bilancio: non si riuscirebbe minimamente a rispettare il pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact. Ecco, dunque, la bufala: stando così le cose, Bersani sa bene che non potrebbe mai mettere in piedi una tale strategia, essendo il Pd stesso favorevole all’incredibile norma del Fiscal Compact che, nei fatti, annulla l’autonomia economica dei singoli Stati.


GRILLO: TANTO POPULISMO E ZERO CONCRETEZZA. BASTA PER “USCIRE DAL BUIO”? – Il capopopolo del Movimento 5 Stelle vuole rivoluzionare la politica. Chiaro il suo messaggio lanciato nella lettera agli italiani in cui elenca gli obiettivi programmatici per “uscire dal buio. È paradossale, però, che più che un uscire quello di Grillo sia un entrare nel buio. Per carità: tutti i 20 punti stilati dal comico (o ex comico) sono condivisibili. Peccato manchi una benché minima idea su come realizzare ogni singola proposta. In altre parole – non se la prendano gli attivisti Cinque Stelle – le proposte di Grillo non divergono (perlomeno in linea di principio) dal populismo berlusconiano del risarcimento dell’Imu: bella proposta, ovvio, ma come realizzarla nel concreto?

Per capirci, entriamo nel merito della questione. Scrive Grillo sul suo blog: “Venti punti per uscire dal buio: Reddito di cittadinanza; Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa; Legge anticorruzione; Informatizzazione e semplificazione dello Stato; Abolizione dei contributi pubblici ai partiti; Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni; Referendum propositivo e senza quorum; Referendum sulla permanenza nell’euro; Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese; Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti; Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato; Massimo di due mandati elettivi; Legge sul conflitto di interessi; Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica; Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali; Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza”. Alcune domande, legittime, bisogna necessariamente farsele. Reddito minimo: bene. Ma come? Con quali soldi? Dove prenderli? Rilancio della piccola e media impresa: lo dicono praticamente tutti. Ma cosa vuol dire nel concreto? Legge anticorruzione: c’è già. In cosa dovrebbe cambiare? Abolizione dell’IMU sulla prima casa: guarda un po’, lo dice anche il Cavaliere. In cosa differisce il populismo del primo da quello del secondo se mancano in concreto le modalità per la realizzazione del progetto? Non pignorabilità della prima casa: stupenda idea. Peccato che, se così fosse, i tassi per i mutui gioco forza schizzerebbero alle stelle e diventerebbero inaccessibili per chiunque. Eliminazione delle province: lo dicono tutti, dalle ere delle ere. Domanda: come si fa, in concreto, a realizzarlo?

La conclusione non può che essere una: caro Grillo, lo sai bene anche tu che questi altro non sono che sterili (e populisti) slogan. Parli di finanziamenti, incrementi, fondi. Ma da dove pensi di prendere i soldi? Dagli introiti dei tuoi spettacoli? Dispiace dirlo, ma non bastano.

Serve concretezza, ma nessuno la assicura. Soltanto marketing e linguaggio mediatico. La campagna più deprimente che la storia repubblicana ricordi.

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