POLITICA/ 1° Congresso Nazionale di SEL: nasce il partito dell’Italia migliore?

Una lettera piena di passione e speranza, quella di Paola Pediconi sul 1° Congresso Nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà.

 

sinistraelibertassembleaNasce a Firenze il partito di Sinistra Ecologia e Libertà, nel Congresso che dal 22 al 24 di ottobre ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo nella storia della sinistra italiana e nasce sotto i migliori auspici, nella culla della nostra lingua, dell’arte e della civiltà illuminata, come storicamente la città di Firenze rappresenta nell’immaginario di tutti noi.

È un appuntamento carico di attese, di entusiasmi, di partecipazione e già i numeri sono un indizio preciso, più di 1.500 delegati, per gli oltre 40.000 tesserati in tutte le regioni d’Italia, con una percentuale di presenze pari al 93% dei delegati, un dettaglio che sorprende, se si guardano le sparute percentuali dei Congressi più recenti. Partecipazione ed entusiasmo in ogni momento, nella sala gremita ed esultante di applausi, felice di essere lì, nella chiara e forte percezione di assistere ad un vero cambiamento epocale, un passo in avanti nella storia della Sinistra italiana e insieme di tutto il nostro Paese.

C’è una umanità variegata che si incontra, sguardi che si incrociano e si sorridono, si salutano senza conoscersi, una comunità affiatata a prescindere, che si identifica e unisce nelle parole chiave di questo movimento che si accinge a diventare partito: Pace, Lavoro, Passione, Dignità, Uguaglianza; Beni Comuni, Libertà, Bellezza, parole colorate, come testimoni cubitali impressi di promesse sugli striscioni che tappezzano la sala del Congresso.

Il Congresso inizia e vediamo, vicino a Nichi che parla, l’interprete gestuale per i non udenti e già l’animo si espande di gratitudine e stupore, non siamo abituati, nel mondo che abitiamo fuori i difetti si nascondono, le minoranze stanno ai margini e nessuno si occupa di loro. Capiamo invece subito che in questo futuro prossimo che ci sta aspettando tutti hanno pari dignità, si deve misurare così la civiltà di un popolo, ognuno è una risorsa, una ricchezza, i diversamente abili, i migranti, gli emarginati, i diversi, gli antagonisti, persino noi delusi dalla politica che stiamo qui a riprenderci i sogni.

“C’è un’Italia migliore!” dice Vendola riferendosi a chi è lì, certo, ma anche a tutti quelli che sentono l’urgenza, il bisogno impellente di un cambiamento, forte, incisivo dell’”eterno presente” in cui l’Italia vive, impoverita del passato, nella negazione della memoria che i nuovi sistemi culturali impongono e privata del futuro, nell’assetto sociale che si è instaurato, dove la precarietà e la povertà diventano assiomi ineludibili e tristi indicatori di una crisi che prima che economica è politica, culturale, ideologica e sociale.

Il Congresso è il racconto di questa Italia, senza retorica e senza nostalgie, tutto proteso in avanti, verso un cambiamento reale e consapevole, che deve partire dall’analisi lucida e profonda della realtà, fuori dal carosello propagandistico che nasconde le urgenze e chiude le percezioni. Così la realtà si rianima e finalmente coincide con quello che accade intorno, rivive senza scollamenti e allora risaltano forte i diritti negati, le libertà compresse, il futuro inibito e precluso, in un Paese dove la cultura, la ricerca, il progresso, la modernità vengono intesi quasi come sovrastrutture, accessori, non come risorse inalienabili, “la riforma della Gelmini un omicidio premeditato della cultura”, dove chiudono i teatri lirici, “nel Paese di Mascagni e di Puccini”, un paese che “sta uscendo dalla propria storia”, dove il lavoro è “marginalizzato, piegato, umiliato, estromesso dal centro del palcoscenico sociale”, dice Vendola durante il suo intervento appassionato.

Così la realtà ritorna, riappare finalmente nei tanti racconti, dei delegati di Terzigno, de L’Aquila, che vivono tragicamente lo straniamento nella dimensione parallela della vita vissuta e di quella raccontata, o in quelli dell’isola dei cassaintegrati dell’Asinara, ormai dimenticati dalla ribalta, invisibili, che durante il collegamento inondano la sala di orgoglio e dignità, di bellezza, direbbe Vendola, come è sempre la vita vera.

Ma c’è vita con una forza sincera anche nell’intervento di Epifani, Segretario nazionale della CGIL, in quello di Landini della Fiom, che la vivono accanto agli operai della Fiat di Termini Imerese, a Melfi e a Pomigliano e che l’hanno vista esplodere il 16 ottobre nella manifestazione di Roma in una bellezza e una tenacia tutta nuova, quella di una lotta di classe determinata e indomita che esiste come perché c’è lo sfruttamento, la negazione dei diritti elementari, con 100.000 incidenti sul lavoro ogni anno, in un’Italia dove “la libertà viene lasciata come uno zainetto fuori dalle fabbriche”.

Impareggiabili le metafore di Vendola, efficaci e suggestive, in un linguaggio politico nuovo, chiaro, scelto, che restituisce dignità al dialogo e alla politica e se qualcuno arriccia il naso perplesso è solo perché non è più abituato ad ascoltare manifestivendolasinistraelibertapersonaggi pubblici con un vocabolario appena più esteso delle più ovvie e volgari banalità.

“C’è un disperato bisogno della Sinistra nel nostro Paese” dice ancora Vendola, “e invece la Sinistra, per paura di perdere si è persa”.

Ma è una nuova  ideologia quella di Sinistra Ecologia e Libertà, che non vuole riesumare un cadavere, “tornare in un luogo antico”, né restare in una nicchia ideologica, autoreferenziale, depositaria di verità ormai vecchie, superate, ma confrontarsi con ogni alleato possibile, aprirsi ai movimenti, al diverso, al nuovo, sostituire la competizione con la cooperazione, dove il diverso non è un nemico, ma un’opportunità di arricchimento, perché solo così si può creare una politica che sia vita, capace di accogliere il mondo complesso che ci circonda e veder nascere finalmente una Sinistra dove ritrovarsi nella missione di un progetto per l’Italia.

Certo, avverte Vendola, incombono su questo nuovo partito tutti i mali della Sinistra, bisogna dirlo per vincerli, le chiusure, la diffidenza, le tensioni, è fisiologico e in diverse regioni questi incidenti rallentano il salto nel nuovo corso, ma “è male, malissimo, non serve avere i paraocchi, usare l’alibi del trasformismo, del gattopardismo per serrare le file e chiudersi al nuovo, bisogna vedere bene i rischi del basismo, perché questo partito ha senso solo se ha come obiettivo la sinistra del futuro, del 21° secolo”.

È credibile Vendola in questo ammonimento, lui che ha lasciato il partito di Rifondazione Comunista perché era diventato per lui “una casa snaturata” e lo ha fatto per dedicarsi “a ricostruire una sinistra curiosa del mondo che cambia, all’altezza delle sfide del tempo presente, fatta di sentimenti buoni, di capacità di stare nella realtà”, questa la promessa dell’epoca, che si è concretizzata oggi in Sinistra Ecologia e Libertà.

E anche questo nuovo partito è un soggetto politico credibile, se nello Statuto aderisce al Codice di autoregolamentazione per le candidature approvato dalla Commissione Antimafia, che esclude finalmente dalla politica i condannati e rinviati a giudizio, se sempre per Statuto, “promuove la partecipazione delle nuove generazioni alla politica” e “si impegna a rimuovere ogni ostacolo alla piena partecipazione politica delle donne nei suoi organismi dirigenti ed esecutivi, nella scelta delle candidature nelle assemblee elettive”, perché, come dice Vendola, limitare la presenza delle donne nei posti di lavoro e di potere è un enorme pregiudizio per lo sviluppo del nostro Paese e un indice di arretratezza che non ammette sconti.

È credibile ancora a cominciare dai dirigenti, figure politiche serie e dignitose nel panorama italiano, testimoni della continua ricerca, nel loro percorso, di un’idea della politica e della Sinistra che fosse altro rispetto alle anguste stanze di un partito blindato nelle vecchie ideologie, che per coerenza hanno compiuto scelte di coraggio e quando il loro partito ha perso i connotati che li univano per diventare qualcosa di estraneo, si sono fatti da parte e hanno cercato nuove strade.

Quindi uomini come Claudio Fava, compagno di Vendola in tante battaglie e nell’idea che qui è diventata partito, una figura politica rigorosa e responsabile (al Parlamento Europeo, come deputato, è stato il politico con la più alta percentuale di presenze), che parla dei clandestini, del sistema inadeguato che il Governo ha scelto per gestire l’immigrazione come dell’ennesima prova di barbarie del Paese che siamo diventati, dello sfruttamento e la negazione dei diritti umani elementari, dell’indifferenza che indigna, se restiamo impassibili di fronte ai 12.000 morti nel mar Mediterraneo.

Oppure uomini come Fabio Mussi, che inizia il suo intervento ricordando il turbamento, la delusione di vedere il suo partito di allora rinunciare persino nel nome alla parola “sinistra” e poi con un sorriso “oggi vi dico che sono molto felice di essere qui e non lì”.

O ancora la Francescato, o Mattioli, dei Verdi, sin dall’inizio con Vendola in questo progetto, a conferma della centralità del tema ambientale nel profilo di questo nuovo partito, come scelta consapevole di un nuovo paradigma di sviluppo, di economia, di società che non può più permettersi di eludere l’urgenza delle questioni ambientali e deve riconoscere, per conquistare un modello di civiltà moderna giustamente proiettata nel futuro, un  rapporto di rispetto ed armonia con la natura e l’ambiente.

vendola-congressoE intorno, insieme, in questo partito un organismo perfetto di uomini e donne di passione, di conoscenza, che lavorano, sostengono e costruiscono il futuro, come è stato evidente al Congresso, nei tanti interventi così ricchi di progetti e di entusiasmo. È una speranza che prende corpo, un’attesa che si realizza, un luogo dove “compagni” si dice con fierezza e col sorriso, non si mormora più sotto i baffi e a malincuore, è il capovolgimento di una prospettiva, da cui si ricomincia, per trovare a Sinistra un’alleanza innovativa, passando attraverso le primarie, dice Vendola “ per consentirci un dissequestro della politica, che torna una proprietà pubblica, un bene comune”, in cui ognuno è protagonista di una scelta e diventa parte della storia che si sta costruendo ora.

È una nuova occasione, “ci eravamo persi e ci siamo ritrovati”, dice Vendola alla chiusura del Congresso e il boato di entusiasmo che è esploso nella sala dice forte che è proprio così.

Se la paura ruba l’anima, come ha detto Nichi citando Fassbinder, la diffidenza che ne deriva uccide ogni occasione di futuro e questa è la vera sfida della nuova Sinistra, che senza fiducia è ancora una volta e forse per sempre fuori dalla storia.

 

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