PIERFERDINANDO CASINI/ Quirinale o Palazzo Chigi? La truffa della nuova legge elettorale per eliminare gli “intransigenti”

Leggendo l’organigramma dell’Udc non è nessuno: non compare nella segreteria nazionale, nei dipartimenti, negli uffici. Eppure Casini, il cui nome per giunta campeggia anche sul simbolo del partito, è al centro della vita politica. Con due strade che gli si aprono, entrambi percorribili: Quirinale e Palazzo Chigi. L’importante, per il momento, è far fuori le ali intransigenti che non lo digeriscono. Ed ecco, allora, la truffa della nuova legge elettorale.

di Carmine Gazzanni

pier_casiniPierferdinando Casini ha una grande dote. Sublime, quasi. Riuscire a parlare per ore senza dire, nei fatti, nulla di concreto. Eppure, a distanza, col senno di poi, le sue dichiarazioni assumono un valore eloquente. Alcuni giorni fa, in un incontro con i giovani del suo partito, aveva dichiarato: “Dopo il Governo Monti, nulla sarà più come prima e noi lavoreremo perché cambi nella sostanza la politica italiana e probabilmente, per fare questo, dovremo anche sacrificare il nostro partito (Udc, ndr), perché bisogna andare oltre quello che c’è, occorre creare qualcosa di nuovo”. Se realmente Pierferdinando Casini sia disposto a ripudiare lo scudo crociato col suo nome in bella vista (anche lui, come altri, ha un’immagine personalista della politica), lo vedremo. Fatto sta che realmente Casini sta lavorando “perché cambi nella sostanza la politica italiana”.

A che titolo lo faccia, però, non è dato sapere. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, Casini non ricopre alcuna carica all’interno del partito. La domanda, allora, nasce spontanea: perché è il suo nome a campeggiare sul simbolo del partito? E, soprattutto, perché è Casini a presentarsi agli ormai famosi incontri istituzionali con i colleghi Alfano e Bersani e con Monti? Perché, invece, non si reca il segretario Lorenzo Cesa? O il presidente del partito Rocco Buttiglione? O il portavoce Antonio De Poli? Nei fatti la stranezza del comportamento centrista sussiste, anche perché, se si va a spulciare l’organigramma del partito (reperibile sul sito internet ufficiale), è facile notare che Casini non è membro dell’esecutivo nazionale, non è membro della segreteria nazionale, né dei dipartimenti e degli ufficiali nazionali di partito.

Ebbene, nonostante questa grossa particolarità, Casini sta tessendo le fila del futuro politico italiano. Nascerà realmente “qualcosa di nuovo”? Si vedrà. Certamente, però – e non è un mistero – le mire del leader (nei fatti) dell’Udc sono alte. Non sono pochi, infatti, quelli che ritengono che Casini possa giocarsi, nel futuro prossimo, due carte importanti. Una che lo condurrebbe a Palazzo Chigi (o comunque per la via di qualche ministero), l’altra, invece, che lo porterebbe al Quirinale.

Cominciamo proprio da quest’ultima possibilità. Con la scadenza proprio nel 2013 del mandato di Giorgio Napolitano, è facile supporre che, così come accadeva nella Prima Repubblica, anche tra un anno la carica di Presidente della Repubblica entri di peso nelle trattative politiche di alleanze, coalizioni e via dicendo. In questo caso Casini, nome per altro già avanzato da alcune frange centriste, potrebbe salire al Colle e, vista la sua giovane età (55 anni appena), potrebbe pensare anche a richiedere il mandato. Con il risultato di essere Presidente della Repubblica per la bellezze di 14 anni. Non sembra, però, un’ipotesi plausibile (sebbene non scartabile, visti gli sviluppi politici e il peso sempre più determinante di Casini) data la sua età e la presenza di nomi che potrebbero raccogliere forte consenso, come Romano Prodi da una parte e dall’altra l’ombra imperitura di Silvio Berlusconi.

È la seconda opzione, invece, che sembrerebbe certamente più percorribile, anche perché, a quanto pare, sia Alfano che Bersani non vogliono rinunciare ad un’eventuale alleanza con il Centro, con la conseguenza inevitabile che entrambi coccolano Casini. Il quale, però, ha un’idea precisa, una strada preferenziale che vuole percorrere, sfruttando proprio la benevolenza dei leader di Pd e Pdl: creare una grande coalizione centrista, in cui il Terzo Polo giochi un ruolo di rilievo.

Dopo il mattarellum e il porcellum , ecco infatti l’inciucium. Così potrebbe essere definita la nuova legge elettorale presentata, seppur ancora in maniera molto aleatoria, dal trio ABC (Alfano, Bersani e Casini). Una legge i cui punti di forza sono essenzialmente due: far sì che siano sempre le segreterie di partito a nominare deputati e senatori, facendo però credere che sia il cittadino nell’esercizio della sua libertà; buttar fuori dall’agone politico i partiti che non sposano l’idea di un governo centrista (per intenderci, Di Pietro, Vendola e Bossi).

Nella bozza, che prende il nome del suo ideatore, Luciano Violante, si parla infatti di un’intesa raggiunta dai tre che prevede che la coalizione di governo si formi dopo le elezioni politiche, alle quali i vari partiti si presentano da soli. In pratica, nessuna regola che oggi porta i partiti a legarsi tramite un patto d’alleanza prima del voto, dichiarando intenti e programma. Si corre da soli. Poi, nelle segrete stanza, saranno i partiti a formare la coalizione. Con la conseguenza paradossale che il cittadino non avrà più la certezza matematica che, nel caso in cui il partito da lui votato riceva più voti degli altri, il leader di quello stesso partito diventi Presidente del Consiglio. Il motivo di questa decisione? Per assurdo (e neanche tanto) si può ipotizzare anche che Bersani, Alfano e Casini si dicano peste e corna durante la campagna elettorale correndo da soli, ma poi, a prescindere dai risultati, si uniscano assieme riproponendo così una grande coalizione, come quella che sorregge oggi Monti. Con l’immediata conseguenza di mettere fuorigioco i partiti che non digeriscono, da una parte e dall’altra, la svolta centrista: Italia dei Valori e Sel, e Lega Nord.

Un vero e proprio inciucium. O, se volete, Casinum. Sia per la situazione che si verrebbe a creare, e sia – soprattutto – per il ruolo che il leader dell’Udc giocherebbe in un sistema come questo. Alla luce dei fatti, il futuro centro di Casini sarebbe il perno di qualsiasi governo scegliendo di volta in volta, e sempre dopo le elezioni, con chi allearsi.

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