Perde il lavoro perché senza cittadinanza: il calvario di un orafo palestinese a Milano dal 2004

Si chiama Saad Tarazi ha 32 anni e vive a Lissone in provincia di Monza: proviene da Gaza ed è un rifugiato politico. Oggi, dopo nove anni di soggiorno in Italia iniziati il 30 dicembre 2004, vorrebbe ottenere la cittadinanza italiana. Finora però, nonostante una lettera del sindaco del Comune dove risiede al Capo dello Stato, nulla si è mosso. Il giovane continua a non essere italiano e a vivere nella sua condizione ormai cristallizzata da tempo. Per questo perde occasioni di impiego nel Canton Ticino e dal 2005 non vede i parenti emigrati in Australia.

 

di Viviana Pizzi

saad_taraziDi religione Greco- Ortodossa è stato costretto a lasciare la Palestina per le atroci guerre che dilaniano quel territorio. Il 30 dicembre 2004 ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di studio durante il quale si laurea in Scienze e tecnologia Orafe all’Università Milano Bicocca. Successivamente ha frequentato il Master in Ingegneria nel settore orafo al Politecnico di Torino nella sede di Alessandria.

Ora il suo lavoro è quello di mediatore culturale in una casa dello studente del Comune di Lissone. Vive bene nel paese in provincia di Monza ma con uno stipendio di 700 euro al mese. E’ arrivato a tutto questo mantenendosi presso la Fondazione “la Vincenziana” dove tuttora svolge servizi di guardiano notturno. A ottobre del 2008 ha presentato domanda per l’asilo politico, ottenendo lo status di rifugiato il 6 novembre dello stesso anno.

 

IL CALVARIO DELLA CITTADINANZA NEGATA

Siamo al 9 settembre 2010 e Saad presenta domanda per diventare cittadino italiano alla Prefettura di Milano.

La risposta è arrivata dopo un anno nella quale l’Ufficio territoriale di Governo dichiara che per ottenere lo status non bisognava contare gli anni di permanenza in Italia ma la data in cui si è ottenuto quello di rifugiato politico. Il nostro palestinese è diventato tale dal 6 novembre 2008 quindi potrà diventare nostro connazionale soltanto dal 6 novembre 2013. Dovrà quindi attendere altri 7 mesi.

Si è appellato al Tar contro questa decisione e ha vinto. Il 26 aprile 2012 l’avvocato difensore di Saad ha inviato tutti i documenti alla Prefettura di Milano e ad oggi non ha ancora ricevuto alcuna risposta.

Sono convinto– questo il suo grido di doloreche se fossi stato un calciatore o uno scrittore avrei ottenuto più facilmente la cittadinanza”.

IL PERCHÈ DELLE SUE SOLLECITAZIONI: NON POTER OTTENERE UN LAVORO IN SVIZZERA  E NON VEDERE I SUOI FAMILIARI IN AUSTRALIA

Gli studi ed il master effettuato ad Alessandria avrebbero permesso a Saad di ottenere un lavoro in Svizzera. Si trattava di un impiego in una importante azienda orafa nel Canton Ticino nella quale avrebbeguadagnato circa 1500 euro. Il doppio dello stipendio attuale e un qualcosa attinente alla sua specializzazione.

Ecco però la beffa: il suo status di rifugiato politico è incompatibile con la normativa dell’ufficio svizzero di immigrazione. Quindi niente di niente Saad resta a Lissone.

Se avessi la cittadinanza italiana – ha aggiunto-  potrei lavorare come “frontaliero”, senza neppure togliere la possibilità di impiego ad alcuno in Italia. Sono molto amareggiato e mi domando come non sia possibile trovare un rimedio che consentirebbe, a me, di risolvere una questione vitale, alla società svizzera di trovare il collaboratore tecnico che da tempo cercava e allo Stato italiano di applicare le imposte sulle mio reddito in quanto residente in Italia”.

C’è di più: Saad non può accedere a nessun dottorato di ricerca che si tiene al di fuori del territorio italiano. Il 32enne è solo a Lissone, la sua famiglia è in Australia, qui in Italia non ha né moglie né figli. Qualche tempo fa l’orafo palestinese voleva raggiungere i suoi parenti. Ma all’ambasciata di Sidney gli hanno negato il visto sempre per lo stesso motivo: è un rifugiato politico in Italia.

Non vedo la mia famiglia dal 2005 – ha sottolineato- ma non posso farlo. E’ inutile dire che i miei cari mi mancano molto”.

 

IL SINDACO DI LISSONE SCRIVE AL QUIRINALE

lissone-concetta-monguzziNel 2012 il sindaco di Lissone scrive al Quirinale. Che a sua volta invia la documentazione al Ministero dell’Interno che risponde il 3 settembre 2012 negando ancora una volta la possibilità a Saad di diventare italiano a tutti gli effetti.

Il primo cittadino Concettina Monguzzi – aggiunge Saad –  mi ha riferito che la settimana scorsa ha ricevuto una telefonata dal Governo dicendo che il Presidente della Repubblica non si occupa di questi casi per cui hanno rigettato la mia domanda”.

Il problema  rimane lo stess : per la concessione della cittadinanza occorre conteggiare cinque anni dalla data del riconoscimento dell’asilo politico oppure dieci anni dalla data del primo permesso di soggiorno.

Dovrà purtroppo attendere novembre perché, anche i calciatori a cui lui si riferisce come cittadini facilitati, riescono a diventare italiani prima del decennio quando hanno un avo nato nello Stivale oppure una moglie nata e cresciuta in Italia. La legge è uguale per tutti, in questo caso anche per i giocatori di calcio.

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