Pensioni, se la controriforma Damiano farà più danni della Fornero

I danni della Riforma Fornero sono evidenti: allungando l’età del pensionamento non si è fatto altro che aumentare il numero di esodati, lavoratori tra i 50/55 anni troppo giovani per andare in pensione, troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro. Persone che si ritrovano senza stipendio e senza pensione. Arriva così la ddl di Cesare Damiano del Pd che vuol essere il ‘salvagente’ per chi si trova – come gli esodati – in media res. Invece la controriforma Damiano rischia di essere peggio di quella Fornero: incerti i costi – visto che i ricavati si prenderebbero dalle lotterie e giochi online; un gettito di copertura iniziale troppo alto – 5 miliardi di euro ed una proposta di legge che taglia e decurta tutto, penalizzando solo i cittadini. Alla fine dei conti anche con l’ex ministro del Lavoro Damiano si rischia una ‘pensione utopia’ in un Paese per vecchi.

 

di Maria Cristina Giovannitti

pensioni-Damiano-ForneroL’Italia è un Paese per vecchi e questo è assodato. Il problema è che alle riforme – si veda l’ultima della Fornero – si aggiungono controriforme che vengono presentate come “migliori” ma tra le righe, rischiano di  peggiorare la situazione già precaria.

Parliamo in questo caso della proposta di legge  pensionistica – già presentata nella scorsa legislatura – del parlamentare Pd, primo firmatario, Cesare Damiano . E’ una controriforma che ha ricevuto l’ok dalla Commissione Finanze di Montecitorio, ed ora è al vaglio della Camera.

LA CONTRORIFORMA SENZA NESSUNA CERTEZZA : TUTTE LE OMBRE – L’ex Ministro del Lavoro durante il governo Prodi, Cesare Damiano del Pd è dalla scorsa legislatura che cerca di rimpiazzare la riforma Fornero con questa sua proposta di legge. La proposta del piddino Damiano comprende un solo articolo diviso in due punti principali che sottolineano il ritorno alla “vecchia legge pensionistica” che procede per tappe o per gradini. La grande novità è che se con la riforma Fornero si va in pensione a 42 anni ed un mese di contributi, con la proposta Damiano i tempi si accorciano: a decorrere dal 1 gennaio 2014 i lavoratori che hanno compiuto 62 anni di età ed hanno 35 anni e 5 mesi di contributi potranno andare in pensione ma con un disincentivo del’8% – una penalizzazione prevista anche nella riforma Fornero.

Nella controriforma l’età pensionabile sarebbe di 66 anni ma per tutti coloro che volessero scegliere il prepensionamento devono sottostare ad una penalizzazione: viene decurtato il 2% per ogni anno di ‘pensione anticipata’. Questo vuol dire che se il lavoratore sceglie di andare in pensione a 65 anni, riceverà l’assegno pensionistico ridotto del 2%; se sceglie il prepensionamento a 64 anni, dalla pensione sarà tolto il 4% e così via. Il discorso vale anche al contrario: per coloro che dopo i 66 anni di età volessero continuare a lavorare, potranno beneficiare dell’incentivo del 2%.

pensioni_regime_internazionale_inpsQuesta penalizzazione a carico dei cittadini appare di per sé ingiusta e sembra rivelarsi un flop annunciato perché, stando ai dati dell’Inps, nel 2012 solo 8 mila lavoratori hanno deciso di ritirarsi dal lavoro e subire le penalizzazioni sul loro assegno pensionistico.

Ancora più ingiusta la situazione delle lavoratrici donne – che dovrebbero andare in pensione a 57 anni di età e 35 di contributi – alle quali, secondo la proposta di legge, sarà decurtato il 25/30% di denaro dalla pensione. Davvero un penalizzazione eccessiva ed ingiustamente discriminante.

La grande ombra che emerge è quella di una controriforma che taglia ovunque, riducendo già esigue pensioni e favorendo – come al solito – solo persone che hanno cominciato a lavorare presto.

Inoltre, con la ddl Damiano si pone come il paladino degli esodati e ritiene che questa sia una riforma per aiutare soprattutto loro, quell’esercito di 350 mila persone senza lavoro e senza stipendio – specifica con precisione. In realtà questo è un dato errato, fa sapere Mauro Nori, direttore generale dell’Inps, che specifica come per ora sia impossibile ancora avere il numero preciso di esodati.

Altro ‘buon proposito’ della proposta Damiano sembra essere il risparmio che potrebbe però, rivelarsi un altro blaff. Con la Riforma Fornero in 5 anni lo Stato dovrebbe spendere 5 miliardi di euro però, considerando che la legge sulle pensioni è ancora in via sperimentale, secondo le previsioni si potrà arrivare a spendere anche 30 miliardi di euro in 10 anni. Secondo Damiano con la controriforma, invece, sarà alto solo il gettito iniziale di 5 miliardi di euro, tutto il resto del denaro verrà ricavato, invece, dai guadagni di giochi online e della lotteria. Il problema è che le entrate nelle casse dello Stato con la lotteria sono molto variabili e non permettono di avere delle certezze per il futuro quindi sembra azzardato parlare solo di una spesa iniziale.


esodati3_damiano_pensioneRESOCONTO ALL’ITALIANA: DAGLI ESODATI ALLA CASTA CON ‘BABY PENSIONI’ MENTRE PER I GIOVANI LA PENSIONE E’ UTOPIA – Una nuova controriforma per ‘vecchi’ che allontana ancora di più una utopica pensione: già solo questo è il grande flop della controriforma Damiano. Consideriamo che in Italia ci sono 17 milioni di pensionati. Una grande fetta sono i cinquantenni che crogiolano senza stipendi e pensioni – gli esodati – e poi c’è la casta, quella dei ‘baby pensionati’circa 100 mila che ci costano annualmente 13 miliardi di euro –  che con soli 2 anni di legislatura hanno diritto a pensioni dalle uova d’oro di circa 10 mila euro. Anche nella controriforma Damiano, come già in quella Fornero, nessun accenno a penalizzazioni su questi privilegi: se solo si dimezzassero queste pensioni, portandole a 5 mila euro – che non è affatto una miseria – lo Stato italiano incasserebbe ogni anno 7 miliardi di euro.

Le uniche certezze sembrano essere: una pensione che continua ad essere utopia ed una proposta di legge che tutela sempre la casta.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.