PDL/ Tremonti, Fede, i rottamatori, gli irriducibili. Fino a Samorì, il nuovo Cav. Cosa succede nel Pdl?

Cosa sta succedendo all’interno del Pdl? La domanda non è di facile risposta. Mentre infatti a sinistra le primarie decideranno chi correrà alle prossime politiche, nel centrodestra a situazione è decisamente più ingarbugliata. Dopo la decisione di Berlusconi di rinunciare ad una sua candidatura a premier (sarà vero?) crescono i movimenti interni al partito. Dalla lista di Tremonti delle 3L, agli ex An, ai sindaci che chiedono un radicale rinnovamento, al movimento di Emilio Fede fino agli irriducibili berlusconiani. Senza dimenticare il nuovo Cavaliere, Gianpiero Samorì.

di Carmine Gazzanni

9539e06fb9bd482d3527629af978b44b_immagine_ts673_400Giulio Tremonti vuole puntare tutto su un nuovo programma di politica economica appoggiandosi soprattutto sulla società civile e su grossi imprenditori moderati e cattolici come Roberto Mezzaroma. Quagliariello, Sacconi e il resto del vecchio apparato FI premono su una ripresa dei temi classici del centrodestra – difesa della vita, difesa della comunità, riforma della giustizia – per rilanciare il partito e, soprattutto, Silvio Berlusconi. Sindaci e giovani militanti chiedono invece una rivoluzione interna: via la classe dirigente e primarie anche interne per rinnovare e rinnovarsi. E poi tante liste di opinione – così sembra si chiamino – come quella di Emilio Fede: un modo come un altro per tentare, per quanto possibile, di rilanciare anche culturalmente il centrodestra dopo i tanti scandali, nazionali e locali, che hanno devastato il partito. E, infine, persone nuove che, tuttavia, sembrano rievocare un passato affatto remoto. È il caso di Gianpiero Samorì, imprenditore vicino (ma non troppo) a Berlusconi che, come il Cavaliere vent’anni fa con la sua discesa in campo, ha esordito affermando orgoglioso: “L’Italia è il Paese che amo”.

TREMONTI E IL MANIFESTO DELLE 3L – Il 6 e 7 ottobre a Riccione l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha scoperto le sue carte: si presenterà alle prossime politiche con un nuovo movimento. Una proposta elettorale, quella di Tremonti, che cerca di raccogliere il malcontento di tanti e tanti cittadini. Non a caso il “Manifesto 3L” – appunto Lista Lavoro e Libertà – si basa prioritariamente su questione economiche, crisi finanziaria e possibilità di uscire dal tunnel. Ruolo centrale, ad esempio, è rivestito dai titoli di Stato che, per l’economista, dovrebbero essere esentati da imposte europee. Critiche a spada tratta, poi, alle politiche economiche di Bce e Fed responsabili, come si legge, di una “moneta cattiva”.

Insomma, riforma profonda del sistema economico. Questo è l’obiettivo centrale del movimento di Tremonti, che farà forza soprattutto sui cittadini di tradizione cattolica e socialista. Non manca, però, l’appoggio anche dei grossi imprenditori. Come rivelato da Nello Trocchia su Il Fatto tra i simpatizzanti della Lista Lavoro e Libertà, spicca anche il palazzinaro romano Roberto Mezzaroma che, intanto, col suo Comitato dei 500, sta pensando a candidarsi alle regionali del Lazio.

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IL MALCONTENTO DEGLI EX AN. SCISSIONE VICINA – Forti cambiamenti, però, potrebbero avvenire anche all’interno del Pdl con gli ex An che non hanno nei fatti mai appoggiato la linea del segretario Angelino Alfano. Molti di questi – basti pensare ad Alessandra Mussolini e Maurizio Gasparri – non hanno mai digerito l’appoggio spesso incondizionato alle politiche di Mario Monti. Stesso dicasi anche per Gianni Alemanno, toccato in primis dai tagli del governo alle spese amministrative dei Comuni.

Ecco perché tutti gli ex An, guidati da Ignazio La Russa, hanno lanciato un evento per il prossimo 17 novembre. Indiscrezioni rivelano che sarà allora posta la prima pietra per un nuovo soggetto politico che, probabilmente, sarà un remake della defunta Alleanza Nazionale, sebbene – è bene ricordarlo – all’evento siano stati invitati comunque tutti i vertici di via dell’Umiltà. Al momento il quadro non è molto chiaro. La Russa e Meloni sembrerebbero decisi a formare un nuovo partito, altri invece (come lo stesso Gasparri) sono più attendisti e preferiscono attendere gli sviluppi nel Pdl. E soprattutto le mosse del Cav.

I CONSERVATORI DI SEMPRE: DIFESA DELLA VITA, TRADIZIONE. E BERLUSCONI – Ovviamente ci sono anche gli irriducibili. Sono tutti coloro – dalla Santanchè a Quagliariello fino alla Gelmini – che non vogliono abbandonare l’idea di una candidatura a premier di Silvio Berlusconi, consci del fatto che, senza il Cav, il Pdl rischia di perdere parecchi seggi. Ecco allora che quelli che la stampa italiana ha ribattezzato come “conservatori” hanno firmato – anche loro – un documento, il “Manifesto per il bene comune della Nazione”. A promuoverlo il vicepresidente del gruppo PdL al Senato Gaetano Quagliarello, l’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, il governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni, l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella. I temi, ovviamente, sono quelli classici: la difesa della vita, della famiglia, della comunità, con una “rielaborazione delle idee liberali e comunitarie” per “i valori della nostra tradizione nazionale”. Punto imprescindibile, però, sebbene non sia scritto esplicitamente nel manifesto, è l’appoggio incondizionato a Berlusconi nel caso in cui decidesse di “ri-discendere in campo”. Non a caso a livello istituzionale i conservatori auspicano l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e una riforma della giustizia. Due provvedimenti che il Cav tanto avrebbe voluto prendere durante la sua ultima legislatura.

I SINDACI, IL CAMBIAMENTO, LE PRIMARIE – A muoversi, però, non sono solo gli altri vertici del partito. Grande fermento c’è anche nella base. Basti girare sui social, d’altronde, per rendersi conto che i giovani Pdl chiedono a gran voce – inascoltate per ora – le primarie. Non a caso, un gruppo di sindaci e amministratori locali del Pdl hanno scritto un manifesto – “Insieme per l’Italia” – che i cittadini possono sottoscrivere tramite una petizione: “L’Italia chiamò.

La base, insomma, avverte l’esigenza di un radicale rinnovamento nel partito, soprattutto dopo gli scandali regionali dato anche che tutti (o quasi) hanno toccato proprio il Pdl: Lombardia, Lazio, Molise e Calabria su tutti. I punti principali del manifesto, d’altronde, parlano più che chiaro: azzeramento dei vertici del partito e istituzione immediata delle primarie.

Se ci fosse ancora qualche minimo dubbio sulle intenzioni di questi sindaci e amministratori locali, basti soffermarsi sull’hashtag tramite cui sono conosciuti su Twitter: #FormattiamoilPdl. Inequivocabile.

ANCHE EMILIO FEDE SCENDE IN CAMPO –Vogliamo vivere”. Questo sarà il nome del movimento – per ora sembrerebbe solo di opinione – messo su da Emilio Fede, il quale, dopo essere stato sbattuto fuori dal Tg4, con un processo (Rubygate) a carico, cerca l’avventura politica. Il suo obiettivo è presto detto: raccogliere i malumori dei fuoriusciti dal Pdl dopo la caduta di Berlusconi e l’appoggio al Governo tecnico. Insomma, ricompattare il Pdl. A breve ne sapremo senz’altro di più dato che i ben informati dicono che il logo già sarebbe pronto e, addirittura, depositato. D’altronde non c’è tempo da perdere: siamo già nel vivo della campagna elettorale. Tra un po’ vedremo le città tappezzate con manifesti di Emilio Fede, spille e bandiere sventolanti il logo e la scritta “Voglio Vivere”. C’è da giurarci.

IL NUOVO BERLUSCONI: GIANPIERO SAMORÌ – Non è uno scherzo, anche se potrebbe sembrare. Gianpiero Samorì ha tutte le carte in regola per diventare il nuovo Silvio Berlusconi. Ne è cosciente. E, soprattutto, l’idea non gli dispiacerebbe affatto. Nemmeno una settimana fa Samorì ha presentato il suo nuovo partito, i Moderati Italiani in Rivoluzione (e, casomai, un giorno spiegherà anche come facciano i moderati ad essere rivoluzionari), e lo ha fatto in perfetto stile berlusconiano. Arrivato con l’elicottero, doppiopetto e poi via con barzellette e stereotipi che, in periodo elettorale, fanno sempre bene. Avvocato, docente universitario di diritto penale, Samorì è soprattutto proprietario di tv, giornali, assicurazioni e banche. E, per non farsi mancare niente rispetto all’amico Berlusconi, è anche indagato dalla Procura di Bologna per un  presunto accesso abusivo al sistema informatico della Banca  finalizzato.

Ma sono soprattutto le sue dichiarazioni a ricordare un passato non troppo lontano. “Ho fatto politica da ragazzo fino a 26 anni nella Dc, con la cosiddetta sinistra sociale (e anticomunista) di Donat Cattin. Ma non riuscivo a mantenermi e ho preferito studiare. Oggi sono ricco, soddisfatto, e voglio restituire qualcosa al Paese che mi ha realizzato”. E ancora: “Io amo il mio Paese. Davvero. Con Silvio mi incontro tutte le settimane, ma il mio è un progetto nuovo”. Non ho interessi personali da difendere e non sopporto questa situazione così deludente, specie sotto il profilo ideologico. Dunque eccomi: è un investimento enorme, a perdere. Aumenteranno le spese e i nemici, l’esito è incerto. Non ho fatto sondaggi, mi fido dell’istinto”. Insomma, un nuovo Berlusconi che avanza. Anche le amicizie sono le stesse: a suo tempo, Samorì era vice di Marcello Dell’Utri nella formazione di quei circoli territoriali che poi furono il retroterra indispensabile per il lancio di Forza Italia. Impeccabile. Al prossimo appuntamento comincerà anche con le barzellette sulle “donnine”?

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