Pdl, per il dopo Silvio si pensa alla Santanchè, Regina delle contraddizioni

Silvio Berlusconi non è stato ancora condannato in maniera definitiva ma il Pdl ha il dovere di pensare al proprio futuro. E per il dopo Cavaliere la lotta è tutta tra Daniela Santanchè e Angelino Alfano. La prima però pecca nel settore fedeltà. Nel 2008 come avversaria lo accusò di scarso rispetto per le donne per poi cambiare idea e sostenere di fidarsi talmente di lui da mandare sua figlia alle cene di Arcore. E poi sconfinare in una banale guerra tra sessi che nasconde la gravità politica di quello che accade. Demonizzando le giudici che lo hanno condannato e soffermandosi sulla non perfetta forma fisica di Ilda Boccassini definita “ingrassata e gonfia”. Il Pdl nelle sue mani non si libererà mai del Bunga Bunga style. Governo Letta a rischio? Senza la riforma della giustizia certo che sì.

 

di Viviana Pizzi

Il ministro degli interni Angelino Alfano ha intimato a Berlusconi di tenere duro. Daniela Santanchè ha invece tenuto a sottolineare che ilsantanch_per_il_dopo_silvio governo è al sicuro perché Berlusconi non abbandonerà la leadership del partito.

C’è però chi dice che per il Cavaliere la pacificazione sia finita e che se si vuole salvare il governo bisogna pensare immediatamente a una riforma della Giustizia.

Senza la quale l’azione del Governo Letta perderebbe di efficacia e l’invito di Napolitano di andare avanti con questo esecutivo potrebbe risultare vano. In questi giorni il premier dovrà incontrare sia Epifani che lo stesso Berlusconi per fare un punto della situazione e decidere insieme gli obiettivi comuni.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: TUTTO PER CAMBIARE LE REGOLE DI ELEZIONE DEI MAGISTRATI IN POLITICA E SEPARARE LE LORO CARRIERE

In cosa consiste la riforma della Giustizia che vuole Berlusconi per mantenere in vita il Governo Letta.

Passa tutto attraverso i disegni di legge presentati alle Camere nella diciassettesima legislatura ma anche in quella precedente. Nel quale ci sono delle norme contra iudicem sulle quali possiamo scommettere che il Cavaliere non transigerà. Per i magistrati in carica sarà più difficile passare dal loro status a quello di politico e viceversa.

Le norme si faranno più severe mettendo l’accento sull’impossibilità dei giudici di essere candidati nei territori dove hanno prestato servizio e anche di ritornare a lavorare in zone dove si sono giocati un posto in parlamento oppure alle regioni, province e comuni.

Una riforma della giustizia che passa anche per la separazione della carriera dei magistrati: non si potrà passare da giudice giudicante a giudice inquirente e viceversa. E un’infinità di leggi svuota carceri come questa del senatore Lucio Baranic per i quali alle misure cautelari va sostituita la libertà vigilata: tra le persone più favorite quelle che hanno agito sotto l’effetto di sostanze alcoliche.

Insomma si troverebbero di fronte a un pacchetto di norme da approvare subito. In caso contrario il governo potrebbe cadere susantanch_per_il_dopo_silvio_2 una buccia di banana e tornare al voto anticipato già dal prossimo autunno. Certo questa sarebbe la soluzione per Berlusconi che potrebbe ancora candidarsi e perché no essere eletto. Se non dovesse accadere come si andrebbe a finire? Con un Pdl che si potrebbe disintegrare e ritornare a Forza Italia come lo stesso Alfano aveva anche suggerito. Oppure arrivare fino a una possibile condanna definitiva per il caso Mediaset e dover cambiare per forza di cose il proprio leader. Oltre allo stesso vicepremier, che sta tentando il tutto per tutto per evitare il peggio, si sta pensando anche a Daniela Santanchè. Lei ovviamente non ne vuole parlare e si limita semplicemente a presenziare al tribunale di Milano il giorno della condanna. Tutto però farebbe pensare al contrario, a una voglia di potere della parlamentare che le fa rinnegare anche il suo passato e la porta a pericolosi segnali di misoginia.

DANIELA SANTANCHE’ IN TRIBUNALE: VOLEVO VEDERE IN FACCIA LE DONNE CHE USANO ALTRE DONNE PER DISTRUGGERE UN UOMO. LA BOCCASSINI? MEGLIO DI NO E’ INGRASSATA

Chi è però Daniela Santanchè? Non è certo un’amica di Berlusconi della prima ora. Basti pensare che alle elezioni politiche del 2008 era la candidata premier del partito “La Destra” di Francesco Storace.

E nei riguardi del Cavaliere non usava certamente parole tenere scendendo anche in polemica con Alessandra Mussolini che all’epoca era il difensore ufficiale del femminismo berlusconiano.

Ecco le dichiarazioni ufficiali rilasciate a marzo 2008, un mese prima delle politiche che portarono il Cavaliere a vincere contro Romano Prodi: “Le donne per andare in Parlamento lo possono fare solo con me. Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perchè Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali. Non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno. Ha detto a quella ragazza precaria di sposare un miliardario: non è questa la risoluzione del precariato. Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare”.

Un’antiberlusconiana doc quindi era Daniela Santanchè. Tanto da provocare la reazione di Alessandra Mussolini che gli rispose per le rime in questo modo sulle colonne di PanoramaPer decenza è l’unica a non dover aprire bocca sull’argomento poiché rappresenta la perfetta incarnazione della donna “politicamente” orizzontale. Infatti, la sua storia politica è l’esempio contrario di quello che una donna deve fare per contribuire all’affermazione della democrazia paritaria. Nel partito ove è stata sino a qualche settimana fa (riferito al 2008 ed era An, ndr) la Santanchè è sempre stata protetta a discapito del merito a partire dalla elezione in Parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente grazie ad un posizionamento d’onore nel listino bloccato, l’ultima volta dietro a Fini. Oggi, ancora una volta orizzontalmente, in quanto scelta come candidato premier da un protettore politico, ha la pretesa di voler indicare alle donne chi meglio le rappresenta”.

La trasformazione di Daniela Santanchè, che nel 2008 si definiva una femminista d’acciaio, si è compiuta invece nel suo rapporto con il magistrato che ha sostenuto l’accusa contro Silvio Berlusconi, Ilda Boccassini. Parallelamente con la sua uscita ufficiale da “La Destra”e il suo ingresso nel Pdl.

Era il 13 marzo 2013 quando Berlusconi diventava il paladino delle donne e la Santanchè si schierava ufficialmente al suo fianco dichiarando: “se la  Boccassini da della puttana a tutte coloro che vanno ad Arcore allora anche io lo sono visto che ci sono andata moltissime volte”.

E poi convinta della moralità del Cavaliere aggiunge: “Ad Arcore ci manderei volentieri anche mia figlia” per poi sottolineare anche: “le donne che non sono disponibili non vengono mai corteggiate”.

Il meglio di se però l’ha dato prima e dopo la sentenza di condanna a Berlusconi. Non appena venuta fuori la pesante sentenza di 7 anni di reclusione per santanch_per_il_dopo_silvio_3concussione e prostituzione minorile ha dichiarato: “ Volevo guardare in faccia le donne che usano le donne per attaccare un uomo”.

Facendo passare, quello che è stato definito come un reato grave per il quale Berlusconi dovrebbe solo dimettersi, come una banale guerra tra i sessi dove donne vendicative si rifanno contro l’uomo oppressore. Prendendosi quasi gioco dei loro ruoli. L’offesa a Ilda Boccassini poi le supera tutte. In un’intervista a Repubblica Tv sostiene di “non aver voluto vedere la Boccassini perché gonfia e ingrassata”.

Svilendone l’immagine di giudice che sa il fatto suo e, in perfetto stile Bunga Bunga, puntando esclusivamente sull’aspetto fisico esprimendo poi un parere del tutto soggettivo.

Possiamo pensare che il Pdl possa finire di male in peggio nelle mani della Daniela Nazionale. Fatto sta però che la sua improvvisa difesa di un uomo che considera le donne solo orizzontali desta qualche sospetto. Chi è in realtà la Santanchè? Quella misandrica del 2008 che attacca il Cavaliere o quella misogina di oggi che attacca la Boccassini solo per qualche chilo di troppo? Noi crediamo che nessuna delle due sia la reale Santanché ma che cambi in base alle amicizie politiche del momento. Il futuro del Pdl nelle sue mani? Meglio di no dovrebbero dire le donne del partito di Berlusconi.

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