PDL/ Il 21% degli eletti non versa quota al partito. E il bunga-bunga lo pagano i cittadini per 2 mln di euro

Un buco da quasi sei milioni di euro. A tanto corrisponderebbe il “rosso” del Pdl secondo quanto comunicato in una nota ufficiale dall’ex sottosegretario Rocco Crimi e dal suo collega Maurizio Bianconi. Il motivo è presto detto: tra consiglieri, assessori, parlamentari ed europarlamentari, il 21% degli eletti (circa uno su cinque) non ha versato un quattrino nelle casse del partito. Ma c’è dell’altro: la mancanza di liquidità interna ha portato il Pdl a spendere oltre quattro milioni di soldi pubblici (entrati tramite i rimborsi) per “mantenere” non solo la sede in Via dell’Umiltà, ma anche Palazzo Grazioli, la sede romana del Cavaliere, divenuta famosa per cene e bunga bunga. Tutto pagato, dunque, con i soldi dei cittadini.

 

di Carmine Gazzanni

congresso_pdlSoltanto pochi giorni fa parlavamo di quanto emerso da un rapporto della Corte dei Conti: su 2,2 miliardi di euro di soldi pubblici entrati nelle casse dei partiti tramite i rimborsi elettorali, solo 580 milioni sono stati spesi. Ergo: circa 1,6 miliardi di euro sono ancora in mano a questo o quel movimento politico. Un vero e proprio “tesoretto” che – continua ancora la Corte – viene utilizzato per finanziare progetti e movimenti-satellite, pagare affitti, sedi, consulenze e stipendi. Tutto, dunque, tramite i soldi dei cittadini.

La vicenda, però, comincia ad infittirsi. Ad essere tirato in ballo questa volta è il Pdl. Un’altra grana che si aggiunge alle tante collezionate dal partito dopo la caduta di Silvio Berlusconi: dopo scandali a iosa e sconfitte elettorali che preannunciano la scomparsa, arriva anche la questione bilancio interno. A lanciare l’allarme, peraltro, sono stati proprio i rappresentati legali del Pdl: l’ex sottosegretario Rocco Crimi e il suo collega Maurizio Bianconi. Secondo i due nel bilancio in entrata del partito comparirebbero quasi cinque milioni che in realtà non sono stati mai versati. La responsabilità è da attribuire a quell’esercito di eletti – dai consiglieri agli assessori, dai parlamentari agli europarlamentari  – che, per distrazione o per furbizia, si sono “dimenticati” di versare il loro contributo mensile al partito. In totale sarebbero il 21%, circa uno su cinque. E dire, peraltro, che comunicati in passato c’erano stati. Ma niente da fare. I berlusconiani continuano a non pagare. Tanto che in questi giorni, appunto, l’invito dei due rappresentanti legali del Pdl è ritornato “ancora una volta e con maggior vigore”. Non solo. Si chiede anche al vertice un gesto forte, accompagnato anche – semmai ce ne fosse bisogno – “da interventi di carattere politico”.

I numeri, in effetti, sono decisamente allarmanti. Circa il 21% dei parlamentari, non avendo in pratica mai versato nulla, hanno maturato un debito complessivo di oltre 2 milioni (2.561.900). Ancora peggio la situazione per i consiglieri regionali: il 51% non ha pagato gli arretrati, il 21% non ha mai versato un becco di un quattrino. Per un totale di oltre 4 milioni (4.646.307).

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Si dirà: poco male, problemi interni al partito, che non riguardano né i cittadini né le loro tasche. In realtà così non è. Il Popolo della Libertà, infatti, comunque ha dovuto far fronte a tante e tante spese, come d’altronde precisato dagli stessi Crimi e Bianconi. Domanda: in che modo si sono affrontate tali spese? Ma con i soldi pubblici entrati tramite i rimborsi elettorali. Come ricordato dalla Corte dei Conti, infatti, il Pdl ha un attivo di ben 24 milioni di euro dopo anni e anni di finanziamenti pubblici.

Nonostante questo, però, i due rappresentanti legali hanno deciso di intraprendere una sorta di spending review interna al partito. Soprattutto per quanto riguarda i costi di mantenimento delle sedi nazionali. In effetti quattro milioni spesi nel 2011 soltanto per due immobili è davvero troppo. Anche per il partito di Silvio Berlusconi. Ma ecco il punto. Come rivelato dall’AdnKronos alcuni giorni fa, i due immobili in questione sono la sede nazionale del partito in Via dell’Umiltà e – udite uditePalazzo Grazioli.

Insomma, il Pdl ha pagato e mantenuto la residenza romana privata dell’ex premier, quella stessa residenza divenuta famosa per le cene, i festini, le donnine e il bunga bunga. Urge a questo punto ribadire una piccola precisazione. Già perché, come abbiamo detto, gran parte del finanziamento interno tramite il contributo mensile degli eletti non è mai arrivato – per negligenza o furbizia degli stessi eletti – nelle casse de partito. Ergo: i due immobili sono stati mantenuti in gran parte con i soldi pubblici entrati tramite i rimborsi elettorali. Conclusione del discorso: i cittadini si sono ritrovati a pagare le cene mondane (e qualcosa di più) organizzate da Berlusconi e amici. Ma sottolineiamo anche il lato inverso della medaglia: il Cavaliere per sollazzarsi tra champagne e barzellette non ha mai versato un soldo. Tutto pagato dagli Italiani.

Ma a quanto ammonta la spesa? Sono gli stessi Crimi e Bianconi a rivelarla: “Nel 2011 – scrivono i tesorieri – i costi della locazione riferiti alla sede legale di via dell’Umiltà 36, sono stati pari a 1 milione 871 mila 712 euro”. Considerando che il costo di mantenimento di entrambi gli immobili ammonterebbe a circa 4 milioni, Palazzo Grazioli è costato a Berlusconi (ovvero al partito, ovvero ai cittadini) oltre due milioni di euro.

Insomma nel Pdl nessuno degli eletti vuole pagare (a cominciare da B.). Nessuno se la sente di pagare la sua quota associativa mensile. Tanto che problema c’è finchè si può comunque infinocchiare il cittadino? L’ultimo imbarazzante regalo di Silvio Berlusconi al popolo italiano.

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