PD-MONTI/ Accordo vicino, resta l’incognita Vendola: tradirà se stesso per la poltrona?

Ecco perché l’accordo tra Bersani e Monti c’è già. Con Vendola che sembra interpretare il ruolo del Sor Tentenna…

 

di Viviana Pizzi

MONTI E VENDOLA: IL PROFESSORE FINGE DI CHIUDERE MA APRE

All’apparenza sembra parlar chiaro Mario Monti quando dichiara che “le opinioni di Vendola sono rispettabili ma non in linea con gli interessi del nostro Paese”. Questa frase però il Professore l’ha dovuta pronunciare proprio nelle ultime ore per tentare di mascherare ancora una volta quello che verrà smascherato dopo le elezioni, quando spera di avere ancora voce in capitolo nelle alleanze. Due giorni fa infatti la sua posizione sembrava un’altra quando invocava un’intesa per le riforme “ perché in fondo le persone possono cambiare idea”.

Vendola aveva ringraziato ma per non perdere il suo elettorato ha sottolineato che il concetto di riforma era diverso da quello del Professore.

Cosa ha fatto successivamente Monti per non avvalorare la tesi del grande inciucio? Non ha fatto altro che ricordare che non c’è nessuna forma di apertura verso Vendola ma poi ha aggiunto  le parole che confermano un accordo quanto mai vicino: “ se le opinioni cambiassero chi lo sa”.  Dialogo quindi tutt’altro che chiuso quello tra Monti e Vendola necessario tra l’altro per suggellare definitivamente l’asse Bersani Monti.  Un confronto aperto che manda a mare tutte le differenze che hanno sempre evidenziato i due contendenti. Innanzitutto sul piano del lavoro in cui Monti ha esaltato la Riforma Fornero mentre Vendola ha lottato per il ripristino dell’articolo 18.

Differenze che riguardano anche le banche per le quali Monti lotta strenuamente mentre Vendola ha sempre espresso i suoi timori riguardo alla loro egemonia sull’economia italiana.

Per finire poi agli argomenti tanto cari al Presidente della Regione Puglia che sono quelli sociali. Come potranno mai convivere Monti e Casini che si sono espressi in maniera contraria ad ogni forma di tutela dei diritti degli omosessuali, con Nichi Vendola che non soltanto è gay dichiarato ma che ambisce non soltanto al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto ma anche al matrimonio? Pensiamo che queste siano posizioni inconciliabili tra i due protagonisti della politica. L’unico modo per andare d’accordo, e Monti lo ha sottolineato benissimo, è quello che Vendola cambi radicalmente idea su questi argomenti.

Il leader di Sel lo farà? Se sì non lo dichiarerà mai prima del voto perché potrebbe subire una pesante penalità: quella di perdere i voti di chi lo ama proprio per questi valori. Per farlo Vendola dovrebbe prima di tutto rinnegare se stesso. Riuscirà a guardarsi allo specchio nei giorni successivi? Se dovesse rinnegarsi speriamo proprio di no.

 

BERSANI INTANO FA L’ATTENDISTA: PRIMA GONGOLA E POI ATTACCA IL PROFESSORE

Cosa aveva detto Bersani all’indomani delle parole di apertura di Monti nei confronti di Vendola? Aveva commentato con gioia la cosa “registrando con piacere la correzione nell’atteggiamento del Professore nei confronti di Vendola”.

Frasi inequivocabili di un marito (Bersani) contento perché la moglie (Vendola) e l’amante (Monti) si erano avvicinate risolvendogli la parte più spinosa dei suoi problemi. Sembrava pronto al grande inciucio e lo aveva anche fatto trasparire senza problemi. Rendendosi conto che Carnevale è finito.

Il finto dietrofront di Monti successivamente gli ha ricordato che la campagna elettorale non è ancora finita. Ha quindi ripreso immediatamente il ruolo del coniuge innamorato della moglie  sottolineando : “Andarsela a prendere sempre con Nichi è esagerato”. Così facendo ha ricordato agli elettori che l’alleanza con Vendola è salda e quella con Monti è un’unione che non s’ha da fare. Una frase quella di Bersani che porta anche il presidente della Puglia a dichiarare apertamente il suo amore per il Pd dicendo: “Di Bersani mi fido, mi sento sicurissimo tanto è vero che tra pochi giorni parleremo insieme in una manifestazione unitaria a Milano”. Quella stessa città dove si vota anche per le elezioni regionali e dove proprio qualche giorno fa più di qualche montiano ha assicurato il suo appoggio al candidato di centrosinistra Umberto Ambrosoli dichiarando pubblicamente di optare per il voto disgiunto.

E se non è questo un simbolo di unione di fatto non vediamo quali altri ce ne possano essere in questo delicato momento di campagna elettorale dove si lotta per ottenere maggioranze (Camera, Senato e Regione) che potrebbero essere risicatissime.

 

monti_bersani_vendola_maxi_inciucioINCIUCIO BERSANI- MONTI? L’IPOTESI INVADE ANCHE LE ELEZIONI REGIONALI LOMBARDE

In questo caso l’endorsement è stato fatto immediatamente e ha visto come protagonisti alcuni candidati delle liste montiane. Ilaria Borletti Buitoni, capolista di Scelta Civica alla Camera lo ha dichiarato apertamente: “Alla Regione voterò per Ambrosoli”.

Insieme a lei si è schierato apertamente a favore del voto disgiunto anche Lorenzo Dellai, capolista di Monti alla Camera per il Trentino che aggiunge: “Votare Ambrosoli alle elezioni regionali in Lombardia e Monti a Senato e Camera è una scelta di coraggio che va nell’interesse della Regione. Si tratta di una scelta coerente con le nostre idee perché è il momento di voltare pagina”.  A questa serie di endorsement si aggiunge anche quello di Savino Pezzotta il candidato Udc alla scorsa tornata elettorale lombarda che dice: “Monti ha fatto male ad appoggiare la candidatura di Albertini perché è un candidato a perdere. Il voto disgiunto è un bene per tutta la Lombardia”.

Come loro la pensano Enrico Marcora, Giorgio La Malfa, Valerio Bettoni e Franco Spada. La risposta del centrosinistra a queste dichiarazioni d’amore è tutt’altro che tiepida. E’ arrivata attraverso un messaggio video che parlava chiarissimo in cui si diceva: “ E’ il momento di rigenerare la classe politica e il ruolo del centro popolare lombardo è importante per un elettorato moderato che chiede punti di riferimento”.

Due le nostre ipotesi sull’argomento: un voto disgiunto avrebbe portato di certo qualche vantaggio elettorale a Monti in zone dove la coalizione di centro è meno forte. Potrebbe provocare una sorta di accordo nascosto nel quale sarebbero gli stessi sostenitori di Bersani ad indicare la strada montiana. Oppure, è la seconda possibilità che intravediamo, tutto questo potrebbe portare Mario Monti ad ottenere qualche buona poltrona a livello governativo o parlamentare qualora il voto disgiunto nei confronti di Ambrosoli abbia “l’effetto vittoria”.

 

LA RABBIA DI ALBERTINI E L’ENNESIMO DIETROFRONT DEL PROFESSORE

Gabriele Albertini, alla luce di queste dichiarazioni si è davvero inalberato. Lui che ha tradito Silvio Berlusconi per una candidatura tutta montiana al Governo della Lombardia si trova all’improvviso boicottato dal suo stesso elettorato.

Fa le sue dovute rimostranze che porteranno il sempiterno Mario Sechi, candidato al Senato e responsabile della campagna elettorale di Scelta Civica a dover censurare il comportamento dei colleghi. Il suo compito sarebbe quello di “ristabilire la verità” ma in questo caso si riduce a dover registrare l’ennesimo dietrofront del professore. Che deve pensare innanzitutto a recuperare credibilità col suo elettorato per ottenere il numero di voti necessario per arrivare al governo e fare gli interessi della sua classe sociale: i ricchi e le banche.

Per farlo ha dovuto smentire qualsiasi voce di voto disgiunto in Lombardia. E sostenere che l’unico candidato da votare sia Albertini.

Non c’è alcuna spaccatura – ha dichiarato Mario Monti a Tgcom 24- siamo persone che pensano con la propria testa”. Una frase che lascia aperta la porta dell’inciucio ma che dovrebbe rassicurare Albertini quando ad essa aggiunge che “ è naturale pensare che chi vota Scelta Civica voti Albertini in Lombardia”.

Monti in questo caso dice di non condividere la logica del voto utile aggiungendo che è vero il pericolo Maroni ma è vero anche che Albertini toglierà più voti alla destra che alla sinistra ed aiuterà a contribuire che la civilissima Lombardia non vada in mano a Maroni. Un Albertini al governo che garantirebbe alla Regione l’uscita dal potere della Lega.

L’appoggio di Monti ad Albertini tuttavia ci appare davvero tiepido e dato soltanto dopo che i suoi candidati avevano lanciato alla grande l’ipotesi del voto disgiunto.  Delle dichiarazioni del Professore la cosa ce ci appare più veritiera è quella di voler togliere alla Lega Nord lo scettro del potere. Tutto questo è in linea con gli ultimi tredici mesi di governo nazionale nei quali Maroni, Bossi e gli altri hanno adottato una linea di lotta dura contro il montismo.

Allo stesso tempo non si può non pensare che Monti e Bersani si siano presentati ufficialmente con due candidati diversi ma che il loro unico intento lombardo sia quello di uccidere politicamente la  “fastidiosa” Lega e sconfiggere Berlusconi.

E che per farlo adotterebbero la tattica del principe machiavellico secondo il quale “il fine giustifica i mezzi”. Anche se sono quelli del grande inciucio che si cerca di mascherare almeno fino al 26 febbraio quando i giochi delle urne saranno conclusi sia per il Parlamento che per la Regione Lombardia.

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