PARLAMENTO/ Eletti altri due onorevoli: 19.000 euro per un mese a Randi (Pdl) e Sudano (Udc)

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Precisamente un mese di non-lavoro per i due nuovi deputati del Parlamento italiano. Esatto, avete capito bene. Ieri, nell’ultima seduta alla Camera (oramai deputati e senatori vengono convocati a domicilio), sono stati proclamati due nuovi deputati. Stiamo parlando di Eugenio Randi (Pdl) e Domenico Sudano (Udc), entrambi subentrati perché i due onorevoli dimissionari – Pippo Gianni e Antonio Fontana – dopo cinque anni in Parlamento, essendo stati eletti in Sicilia, si sono trasferiti a prendere altri lauti stipendi da deputati regionali siciliani (nove mila euro mensili). Per i due nuovi onorevoli, invece, 19.730 euro mensili senza fare assolutamente nulla.

 

Eugenio Randi e Domenico Sudano, onorevoli per un giorno. Detta così, sembrerebbe una di quelle trasmissioni in cui si realizzano i sogni di Tizio o di Caio. E invece no. Ieri, infatti, nel corso di quella che molto verosimilmente dovrebbe essere l’ultima seduta dell’assemblea parlamentare (durante cui è stato approvato il decreto sulla gestione rifiuti), sono stati nominati anche i due nuovi deputati. Incredibile, ma vero.

Lo diciamo subito: la colpa non è imputabile a nessuno. È il regolamento delle Camere che lo prevede: in caso di dimissioni di un onorevole entra il primo non eletto della stessa circoscrizione. Una tesi tutto sommato condivisibile. Il caso, però, ha voluto che tutto questo succedesse ora che il Parlamento non approva più nulla, non presenta più nulla, non vota più nulla. Nei fatti, non fa più nulla. Insomma, quanto successo è una sorta di ciliegina sulla torta: suggella la legislatura che, più di ogni altra, ha segnato l’antipatia dei cittadini verso una classe dirigente sprecona e spendacciona e, nonostante questo, privilegiata.

Tutto è avvenuto perché due onorevoli – Pippo Gianni (Udc) e Antonio Fontana (Pdl) – hanno pensato bene, in scadenza il mandato parlamentare, di candidarsi nella loro amata Sicilia, vincere e, ora che non si può più prendere nulla dalle casse centrali, andare a racimolare qualcosa in quelle siciliane. In altre parole, dopo cinque anni praticamente pieni, i furbi Gianni e Fontana non hanno perso minimamente tempo ed ora si trasferiranno a prendere altri lauti stipendi, questa volta da deputati regionali siciliani.

Insomma, chi dice che la politica sia diventata una vera e propria professione, oggi ne ha la conferma. Una professione, peraltro, molto ben remunerata. I due deputati, l’uddiccino e il pidiellino, godranno di uno stipendio che, tra indennità e rimborsi spesa, potrà arrivare anche a nove mila euro. Mica male per chi, fino ad ora, ha percepito stipendi stellari da onorevole.

Certamente non potranno lamentarsi nemmeno Randi e Sudano. Senza che sia chiesto loro alcunché potranno intascarsi, volenti o nolenti, uno stipendio da capogiro. Le dimissioni di Gianni e Fontana, infatti, hanno scorrere la lista dei primi non eletti nella circoscrizione XXIV (Sicilia 1) di Pdl e Udc, fino appunto a Eugenio Randi e Domenico Sudano, entrati solo ieri ufficialmente nel novero dei parlamentari della sedicesima legislatura. Un non-parlamento, come sappiamo, dato che proprio ieri è stato approvato quello che molto verosimilmente dovrebbe essere l’ultimo provvedimento del governo Monti. Ergo: da oggi in poi non ci saranno più sedute assembleari, né di commissione. Niente di niente. Né sarà chiesto ai deputati e ai senatori di recarsi a Montecitorio o a Palazzo Madama (le convocazioni, ora, sono a domicilio).

Ciononostante i parlamentari percepiranno il loro lauto stipendio fino all’insediamento dei nuovi inquilini. E, tra tutti gli stipendiati, anche ovviamente Eugenio Randi e Domenico Sudano. Mai se lo sarebbero immaginati, probabilmente.

Eppure i due neodeputati godranno, per un giorno effettivo di lavoro e un provvedimento approvato, di circa undici mila euro (11.293 euro) mensili lordi  a cui ovviamente si aggiungeranno tutti i benefits parlamentari: 3.500 euro esentasse per le spese di vitto e alloggio a Roma, 1.337 euro esentasse per le spese di trasporto (cui si aggiunge la libera circolazione marittima, autostradale, ferroviaria e aerea: in pratica questi 1.337 servono per pagare i taxi a Roma), altri 3.600 euro per pagare collaboratori e staff.

Il calcolo è più che rapido: in un mese i due deputati potranno arrivare a racimolare oltre 19 mila euro (per la precisione 19.730 euro). Considerando che, come detto, i deputati percepiranno stipendio fino all’insediamento dei nuovi parlamentari e che, votandosi a fine febbraio, il passaggio del testimone avverrà non prima di metà marzo, stiamo parlando di uno stipendio netto assicurato per Randi e Sudano. D’altronde, costa fatica una mezza giornata di attività parlamentare.

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