PARATA 2 GIUGNO/ Gli sprechi, la “sobrietà” e la Festa al Quirinale: Di Pietro attacca Napolitano

Lo sappiamo bene: questo è il governo della sobrietà. Si è detto appena insediato; si dice ora, in occasione della tanto discussa parata militare (perché di questo si tratta) del 2 giugno. Una sobrietà costata “appena” 2,9 milioni di euro. Senza dimenticare, peraltro, la  festa al Quirinale con duemila invitati del 31 maggio. Intanto, mentre le truppe sfilavano con i politici in pompa magna, i terremotati dell’Emilia rimanevano nelle loro tende, pensando alle loro case andate distrutte, nella paura e nell’incertezza che quanto vissuto in questi giorni possa ripetersi nuovamente. Stando ai nostri politici (e Napolitano in testa) dicesi “senso di responsabilità”.

di Antonio Acerbis

parata_2_giugno_di_pietro_vs_napolitanoLa parola più inflazionata di quest’esecutivo è sicuramente sobrietà. Non c’è dubbio. Qualsiasi cosa accada, qualsiasi evento richieda un taglio alle indecenti spese pubbliche e amministrative, basti dire che si cercherà di essere sobri e tutti i problemi svaniscono, come per magia.

Anche per la festa del 2 giugno Giorgio Napolitano ha immediatamente parlato della necessità di essere sobri perchè poco lontano c’è un terremoto da affrontare, morti da seppellire, decine di migliaia di sfollati da soccorrere. Tanto è bastato per smorzare le polemiche: alla parata erano praticamente presenti tutti. Il Governo e – ça va sans dire – la maggioranza con Pd, Pdl e Terzo Polo. Qualcuno ha storto il muso, come Nicola Zingaretti che ha dovuto digerire un boccone amaro (“Sono perplesso”), ma alla fine è dovuto andare per evitare l’ennesimo caos in casa Partito Democratico. E chi ha deciso di non andare, Antonio Di Pietro, si è buscato i rimproveri – sia chiaro: sobri – dei tanti e tanti politici che, con la solita puzza politichese sotto il naso – hanno bacchettato i dissidenti. Il leader dell’Italia dei Valori, infatti, ha parlato di “sagra degli sprechi”, una “mancanza di rispetto”, non solo nei confronti delle popolazioni terremotate, ma anche “dei principi della Repubblica”. “Mi chiedo – ha continuato – se, chi ha deciso di confermare la parata di oggi, si renda conto di quale contradditorio messaggio simbolico invia ai cittadini una simile sagra dello spreco e dell’insensibilità sociale”. Ecco perché l’Idv ha deciso di non recarsi alla parata, ma di andare in Emilia “per capire cosa possiamo fare, come partito e come parlamentari, per alleviare la loro sofferenza, fronteggiare questa emergenza, fare in modo che la ricostruzione non finisca come all’Aquila”. Una posizione ineccepibile.

Ma non per tutti. Per molti altri rappresentati della Repubblica (quella stessa Repubblica oggi festeggiata) il senso di responsabilità è tutt’altra cosa. È assistere ad una parata costata ben 2,9 milioni di euro, nonostante una tragedia che non sembra essere ancora finita. Casini, via twitter, ha dichiarato: “Molti politici disertano la parata del 2 giugno. Destra e sinistra sull’onda della demagogia! C’è da mettersi le mani nei capelli: c’è chi pensa di guadagnare popolarità non venendo qui. Questa è veramente una cosa ridicola”. Né poteva mancare il commento del sobrio Napolitano che ha tagliato secco: “Non sa di che parla”.

Ma allora andiamo a vedere quanto sobria e responsabile sia stata la festa sobria e responsabile della sobria e responsabile Repubblica italiana. Alcuni tagli ci sono stati, sia per quanto stabilito dalla spending review, sia per quanto accaduto in Emilia: cancellati i cavalli, i sistemi d’arma e le Frecce Tricolori (che hanno un costo di 20 mila euro l’ora). Il numero dei militari e civili impiegati scende così da 3.200 a 2.500. Totale della spesa: 2,9 milioni di euro a fronte dei 3 stanziati. Insomma, tanto rumore per una sobrietà di soli 100

mila euro.

Senza dimenticare, per giunta, che, oltre alla parata, il 31 sera c’è stata anche una festa (sobria) al Quirinale. Giorgio Napolitano l’ha voluta fare a tutti i costi. Peccato non sia riuscito ad avvertire i circa duemila invitati sulla necessità di presentarsi con abiti sommessi (ad eccezione di Paolo Villaggio che è arrivato con un saio). Scrive Franco Bechis su Libero: “Il costo del grande evento non è naturalmente cambiato di un centesimo rispetto al budget di una settimana prima: i contratti sono contratti e vanno rispettati, altrimenti si pagano penali praticamente uguali al preventivo”. Per rispettare la sobrietà, però, gran parte degli invitati hanno deciso di mettersi in completo nero: così Lorenza Lei, così gran parte dei ministri. Presenti, oltre a Monti, Corrado Clini, Piero Giarda, Paola Severino, Annamaria Cancellieri, Fabrizio Barca e Francesco Profumo. In più tra gli altri Massimo D’Alema, Francesco Rutelli, Angelino Alfano, Gianni Letta, Gianfranco Fini e Renato Schifani.

Tanto basta per dormire sonni tranquilli su sette cuscini. Sobri. Come sempre.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.