OPERAZIONE PULIZIA/ Politici obbligati alla trasparenza sui redditi: dati accessibili a tutti

Il provvedimento è arrivato in tempi brevissimi ed è stato varato il 22 gennaio dal Consiglio dei ministri. Si tratta di una vera e propria operazione trasparenza per i politici italiani e per i parenti fino al secondo grado di parentela. La pacchia potrebbe finire…

 

di Viviana Pizzi

Tutto questo significa che non soltanto chi appartiene alla casta è costretto a dover dichiarare quanto guadagna. Dovrà rendere pubblici anche i redditi dei genitori e dei figli (parenti di primo grado) e dei fratelli o nipoti (parenti di secondo) . Tutto regolarmente dichiarato.

 

TEMPI RAPIDI PER RECUPERARE CREDIBILITÀ

Il provvedimento era in realtà già previsto in attuazione della delega contenuta nella recente legge anticorruzione del diventata tale quando il 31 ottobre la Camera ha approvato definitivamente il testo su cui era stata confermata la fiducia il giorno prima a Montecitorio. I voti a favore sul disegno di legge sono stati 480, contrari 19, astenuti 25.

Il decreto legislativo appena applicato in materia di pubblicità, di trasparenza e diffusione di informazioni da parte della pubblica amministrazione costituisce invece un elemento cardine della politica del governo Monti nella lotta anticorruzione. Uno strumento che, al pari del redditometro però, controlla al millimetro i guadagni del politico.

Dovranno essere pubblicate notizie su procedimenti amministrativi, costi di opere e servizi e monitoraggio sul rispetto dei tempi. Tutte le istituzioni dovranno avere l’indirizzo di posta elettronica per comunicare con i cittadini.

E inoltre chi ha svolto ruoli dirigenziali nella pubblica amministrazione non potrà svolgere ruoli con privati che lavorano proprio con le istituzioni pubbliche.

Il governo Monti strutturandolo si è ispirato ai Freedom of Information Acts statunitensi. Una trasparenza che significherà accessibilità al 100% delle informazioni su ogni aspetto dell’organizzazione e dell’attività amministrativa.

Sarà alla luce del sole anche il perseguimento delle funzioni istituzionali e dell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Tutte le informazioni obbligatorie dovranno essere disponibili in formato aperto e conosciute gratuitamente. Tra questo ci sono gli atti, i documenti e le informazioni di cui è obbligatoria la pubblicazione ma che devono essere resi noti sui siti istituzionali.

 

CHI POTRÀ ACCEDERE ALLE INFORMAZIONI

operazione_trasparenza_politiciChiunque potrà avere accesso alle informazioni riguardanti la pubblica amministrazione. Per fare in modo che questo accada in maniera più agevole possibile l’accesso ai documenti e ai dati che interessano il cittadino, le amministrazioni dovranno prevedere una sezione apposita chiamata “Amministrazione trasparente”.

È completamente vietata ogni forma di filtri o di altre tecniche utili a impedire ai motori ri ricerca classici per indicizzare i dati ed effettuare ricerche.

 

TUTTO A DISPOSIZIONE DI TUTTI: LE SANZIONI CAMBIANO

E’ inoltre prevista la trasparenza sugli atti contabili e di spesa delle amministrazioni pubbliche.

Un maggior riguardo deve essere applicato ai dati relativi ai trasferimenti di fondi pubblici ad altri soggetti pubblici e privati. Vengono riorganizzate e riordinate più organicamente le sanzioni e le responsabilità per chi manca, ritarda o provvede in maniera non esatta all’adempimento degli oneri di pubblicazione.

Cosa accade a chi non adempie agli obblighi che la nuova legislazione impone? La legge prevede l’inefficacia dei provvedimenti e l’annullabilità degli atti di gara in caso di mancata pubblicazione.

In caso vadano avanti c’è anche il divieto di corrispondere la retribuzione prevista dalla gara viziata.

Nel provvedimento diventa anche obbligatorio pubblicizzare la spesa dei soldi dei cittadini e i redditi dei manager pubblici.  Per l’attuazione della legge manca solo il parere del garante della privacy e del garante della privacy.

 

I PRECEDENTI DI CAMERA E SENATO

Per quanto riguarda invece i deputati e i senatori già dal giugno del 2012 era possibile conoscere la situazione patrimoniale di alcuni pezzi da 90.

Sul sito della Camera dei Deputati era possibile conoscere i redditi di Pierluigi Bersani, Pierferdinando Casini, Antonio Di Pietro e di Roberto Maroni. Non ci sono invece quelli di Umberto Bossi, Angelino Alfano e Silvio Berlusconi.

Le dichiarazioni, su supporto cartaceo, sono comunque consultabili dai cittadini presso il Servizio delle prerogative, delle immunità parlamentari e del contenzioso a Palazzo della Sapienza

Si trattava comunque di un’iniziativa volontaria alla quale non tutti avevano aderito.

A Montecitorio, tra i presidenti dei gruppi registrati a giugno ci sono più sì che no: online, infatti, sono i redditi di Benedetto Della Vedova, di Massimo Donadi di Dario Franceschini di Silvano Moffa , di Gian Luca Galletti. Non hanno dato l’assensoil capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, il presidente dei deputati della Lega Gianpaolo Dozzo e il presidente del gruppo Misto Siegfried Brugger, della Svp.

Al Senato i trasparenti vincono per 5 a 3. Hanno detto di sì, infatti, il capogruppo di Coesione nazionale Pasquale Viespoli, il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, quello dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, il presidente dei senatori dipietristi Felice Belisario, il capogruppo Udc Gianpiero D’Alia.

Non sono in rete i redditi del capogruppo del Carroccio Federico Bricolo, quelli di Giovanni Pistorio, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, e quelli del presidente dei senatori del Terzo Polo e leader di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli, che però ogni tre mesi pubblica la propria situazione patrimoniale e il saldo dell’estratto conto sul suo profilo facebook.

Quanto al governo, Monti ha imposto per tutti, se stesso compreso, la pubblicazione online dei redditi. E così è stato. Ora però, con la nuova legge per la Trasparenza, dovranno adeguarsi tutti. Volenti o nolenti.

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