NO AL BAVAGLIO/ Ecco l’ultimo colpo alla libertà d’informazione

Questa e’ una protesta e al tempo stesso una lettera aperta a coloro che solo a parole si battono contro il bavaglio all’informazione. Da domani possiamo tutti abbassare le saracinesche, ma nessuno ha mosso un dito. E’ entrata in vigore la norma che inserisce il reato di diffamazione fra le controversie che, in sede civile, debbono essere obbligatoriamente affidate in via preventiva ad una societa’ di mediazione. Quali sono gli effetti?

di Rita Pennarola  – La Voce delle Voci

legge-bavaglioIl potente di turno che si sente diffamato si rivolge ad una agenzia di mediazione, alla quale chiede di valutare la controversia, per esempio, in non meno di 1 milione di euro.

Senza essere tenuta a spiegarti quali sono le ragioni della citazione da 1 milione di euro come danni (ne’ specificare se ci sono stati errori, e quali, nell’articolo), la societa’ di mediazione ti comunica in una lettera che solo per poterti sedere al loro tavolo devi sborsare oltre tremila euro, in proporzione alla somma valutata per la presunta diffamazione dallo stesso denunciante. Naturalmente poi ti occorre un buon avvocato.

Se non ti presenterai all’incontro, il giudice cui sara’ affidata la causa civile per diffamazione considerera’ tale elemento come pregiudizievole ai fini della sentenza.

Fine della fiera.

Cari presidenti dell’Ordine dei giornalisti e del sindacato, l’Italia e’ da sempre il Paese in cui per la diffamazione si puo’ arrivare a sei anni di carcere e per la strage colposa da percolato (reato di sversamento di sostanze tossiche nell’ambiente) la pena massima e’ di sei mesi. E la liberta’ di stampa, l’articolo 21, gia’ da sempre irriso e mortificato dalla nostra legislazione, diventa da oggi ufficialmente carta straccia.

Visto che la categoria dei giornalisti, a quanto pare, non ha nulla da dire sulla introduzione della diffamazione fra le liti affidate ai mediatori, c’e’ almeno uno fra i nostri deputati o senatori che intenda far sentire in proposito la sua voce, sollevando la questione dinanzi al Parlamento e ricordando che, a differenza delle liti automobilistiche o condominiali, le controversie sulla diffamazione attengono ai pilastri democratici di un Paese?

 

Tratto da La Voce delle Voci di Luglio 2011

 

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