NICHI VENDOLA/ Il Casini di sinistra? Ma i giovani minacciano il partito se si va col Pd

Nichi Vendola, il Casini di sinistra. Tanto diversi, così uguali. Sembrerebbe un’eresia, ma dopotutto non lo è. Sono passati mesi dalla rottura ormai incolmabile tra Pd e Idv, ma il leader di Sinistra e Libertà rimane a guardare. E, ora con una dichiarazione conciliante ad uno, ora con un occhiolino strizzato all’altro, rimane in mezzo. A metà strada tra Bersani e Di Pietro. Il motivo, dicono dall’interno del partito, è che gran parte del vertice del partito, ex Rifondazione, dopo l’esperienza disastrosa di Sinistra Arcobaleno, questa volta sarebbe disposta a barattare i propri ideali pur di entrare in Parlamento. Anche a costo di allearsi con Casini. Ma i giovani di Sel (e non solo) promettono rivolta in caso di alleanza col Pd (e Udc).

di Carmine Gazzanni

vendola-casini1Camera e Senato hanno chiuso i battenti a inizio mese. I lavori per deputati e senatori non riprenderanno se non ai primi di settembre. Eppure poche estati sono state calde come questa. Con le elezioni politiche alle porte, tutte le forze politiche si stanno muovendo per cercare di arrivare preparate all’appuntamento di aprile (sempre che non ci siano le pur poco probabili elezioni anticipate). Tutti i partiti stanno preparando nel dettaglio i loro tradizionali raduni: Atreju (Pdl), Chianciano (Udc), Reggio Emilia (Pd), Vasto (Idv). È da questi appuntamenti infatti che si avrà un quadro più chiaro su possibili alleanze e programmi di governo.

C’è anche però chi rimarrà a guardare ancora a lungo. Probabilmente più per convenienza che per vera indecisione. Nichi Vendola, leader di Sel, sta giocando da ferrato democristiano in questi ultimi mesi nella sua non-scelta tra i due partiti – Pd e Idv – che lo corteggiano. Un atteggiamento, quello del Governatore della Puglia, che non è da tutti. Forse solo il Casini più in forma riuscirebbe in tanto: nonostante siano stati mesi infuocati quelli trascorsi tra Pd e Idv, sempre sul piede di guerra ora per la questione della trattativa Stato-mafia, ora per le iniziative del governo Monti, Nichi Vendola è rimasto sempre al suo posto. Qualche parola ogni tanto. Qualche frase. Un accenno di dichiarazione. Ma niente che potesse pregiudicare l’alleanza con o la vicinanza a.

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Non solo. Anche quando è stato costretto (mannaggia!) a schierarsi, è riuscito nel suo intento di non far male a nessuno (per non far male a sé). Un colpo al cerchio e un altro alla botte. Quasi fosse un casiniano di lungo corso.

Partiamo da lontano. Il 29 giugno Nichi Vendola partecipa ad un incontro con Di Pietro. Le sue parole sono limpide: “Dobbiamo costruire il centrosinistra. Un’alleanza basata su un accordo tra Pd e Udc non mi interessa […] L’alleanza di centrosinistra o sarà insieme a Di Pietro oppure non sarà”. Più chiaro di così di muore. Qualcosa, però, è andato storto. Da allora Vendola non si è esposto più. Finchè, il primo agosto, non ha deciso di partecipare ad un altro incontro. Questa volta, però, con Pierluigi Bersani. Le dichiarazioni rilasciate dal leader di Sel sono suonate un po’ diverse rispetto a quelle del 29 giugno, parlando di “un polo della speranza che costruisca l’alternativa a 30 anni di liberismo che hanno portato l’Italia in grande crisi”. Un polo in cui non rientrerebbe l’Idv perché “ha fatto la sua scelta da un po’ di tempo, ha scelto un’altra strada”, aggiungendo peraltro che “le sue continue polemiche e il suo propagandismo esagerato rischiano di portarlo alla deriva”. Rientrerebbe, invece, per ammissione dello stesso Vendola, l’Udc.

Non passano nemmeno 24 ore e il leader di Sel ci ripensa. E con un tweet smentisce una possibile alleanza con Casini: “Nessuna svolta, nessuna apertura all’Udc”. Non solo. Il giorno dopo, lanciando la sua candidatura a leader della coalizione di centrosinistra, altro tweet. Questa volta nei confronti direttamente di Antonio Di Pietro: “Continuo a pensare che Di Pietro e il popolo di Idv debbano stare nel centrosinistra e penso che sia possibile”. Insomma, l’ultima posizione (per ora) di Vendola è chiara: l’Udc è fuori, Di Pietro è dentro.

Ennesimo dietrofront, dunque. I dubbi che dietro questi continui ripensamenti ci sia ben altro che semplice indecisione, però, sono forti. E le voci che giungono dall’interno del partito non fanno che confermare questa tesi. Sono in molti a pensare, infatti, che se fosse per Vendola sarebbe scontato il niet ad una Grosse Koalition che lo veda alleato di Pierferdinando Casini. Il mantenersi sia di qua che di là fino all’ultimo dipenderebbe dal volere del vertice del partito. Gran parte della Presidenza Nazionale e dell’Assemblea Nazionale infatti sono ex Rifondazione. Alcuni addirittura ex PCI. Gente, insomma, che negli anni passati conosceva bene le stanze del potere.

Ebbene, molti di questi hanno vissuto la triste avventura della stagione di Sinistra Arcobaleno che, alle scorse politiche, non superò lo sbarramento. Un duro colpo per tanti che oggi non sono più disposti a restare fuori dal Parlamento. E che, dunque, sarebbero disposti a barattare i loro ideali (di una volta) con un posto sicuro (e di peso) nelle aule di Camera e Senato.

Ecco perché – denunciano anche sui social tanti giovani e affezionati a Sel – Vendola continua a traballare tra un’alleanza con l’Idv e una con il Pd (e Udc): da una parte spinto dalle proprie convinzioni, dall’altra frenato da coloro che non avrebbero problemi a chiuderle in un cassetto. Intanto, però, soprattutto i giovani tesserati al partito stanno cominciando a spazientirsi. Sebbene infatti il 2 agosto Vendola in una video-lettera abbia presentato come detto la sua candidatura a leader della coalizione, sono molti a ritenere che da parte del segretario del partito non ci sia stata una chiara e definitiva chiusura all’Udc o, perlomeno, un avvertimento al Pd. Tanti chiedevano infatti un aut aut da lanciare a Bersani: se ti allei con Casini sei tu fuori dal centrosinistra.

Quello di Vendola, dunque, continua ad essere un messaggio troppo conciliante. Bisognerebbe invece prendere una posizione più decisa, chiara, aperta. Bisogna correre il rischio. Altrimenti si resta nel limbo. Un limbo democristiano. Anzi, casiniano.

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