Napolitano bis, mai successo nella storia della Repubblica. E la piazza ribolle.

Non siamo d’accordo con chi sostiene la panzana che “Rodotà è stato fuori dai giochi politici” e che “Rodotà è il Presidente di tutti”. Al massimo sarà il Presidente della Rete, che è entità ben diversa dal tutti. In ogni caso mai nella storia della Repubblica si era arrivati a tanto, con una Casta partitocratica talmente in difficoltà da dover ricorrere ad un bis presidenziale. Che, probabilmente, è contro i principi costituzionali. Di fatto, sia dal punto di vista mediatico che politico, siamo nell’epoca del Presidenzialismo professato da Licio Gelli. L’Italia è matura per un passo del genere? O rischiamo di ritrovarci, il prossimo giro, Berlusconi al Colle? Il Sistema ringrazia. La piazza davanti a Montecitorio ribolle. Ecco la cronaca di un’altra pazza puntata di “Romanzo Quirinale.”

 

di Viviana Pizzi

montecitorio_golpe_piazza_ribolle1Una rielezione comunque storica quella del vecchio nuovo inquilino del Quirinale. In sessantasette anni di Italia repubblicana non è mai avvenuto che un Presidente della Repubblica in carica venisse riconfermato, che succedesse a se stesso. Lo Statuto Costituzionale però non lo vieta e lo ha riconosciuto anche lo stesso Stefano Rodotà quando Beppe Grillo ha parlato di Golpe.

La sua incoronazione, che sa di nomina, è stata salutata favorevolmente da quasi tutto l’emiciclo della Camera dei Deputati. Contestazioni solo dal Movimento Cinque Stelle che lo ha fischiato ampiamente al raggiungimento del quorum di 504 voti.

I numeri sono bulgari: su 996 votanti Re Giorgio ottiene 738 preferenze, Stefano Rodotà 217, Stefano De Caprio detto Ultimo 8, Massimo D’Alema 4, Romano Prodi 2.  I voti dispersi sono stati 6 le schede bianche 10 e le nulle 12.

Niente impallinatori quindi anche se sono arrivati comunque 48 voti in meno rispetto ai 786 previsti facendo la conta dei grandi elettori di Pd, Scelta Civica, Pdl e Lega. Tutto come previsto per Stefano Rodotà che incassa 10 voti in più rispetto ai 207 di Sel e Movimento Cinque Stelle. Il consenso quindi è stato ampio e ha dimostrato che ormai per l’Italia l’inciucio è servito e cambieranno per sempre le geografie politiche disegnate appena due mesi fa con le elezioni politiche di due mesi fa. I 48voti in meno fanno parte certamente di quel piccolo dissenso di piddini o di altre forze parlamentari che non avevano a cuore la rielezione di Napolitano. Si tratta comunque di una piccola frangia di deputati, nulla rispetto al caos di ieri.

 

I NUMERI DEL 2006 SUPERATI AMPIAMENTE, 195 VOTI DI DIFFERENZA

Nel 2006 venne eletto al quarto spoglio dopo giorni e giorni di trattative. Ottenne 543 voti tutti quelli dell’Unione. La Casa della Libertà votò scheda bianca. Fu irrilevante il ruolo dei franchi tiratori perché il centrodestra blindò il rispetto dell’indicazione di schieramento. Per farlo obbligò i suo grandi elettori a passare attraverso la cabina a tutta velocità per non avere il  tempo di scrivere nomi.

Dissenso alla luce del sole rispetto alle indicazioni di coalizione, ci fu da parte dell’ex segretario dell’Udc, Marco Follini che ha dichiarato di aver votato Napolitano così come Giulio Andreotti. Hanno ottenuto voti anche Bossi (42), D’Alema (10), Ferrara (7), Letta (6), Berlusconi (5), Pininfarina (3) e il sindaco di Trieste Di Piazza (3). Dieci le schede disperse, 347 le bianche, 14 le nulle

 

IL SI’ DI NAPOLITANO E LA POSSIBILE CONDIZIONE: GOVERNO DALLE LARGHE INTESE

L’inquilino attuale del Colle da più di un mese aveva  dichiarato in precedenza di non volere per se un secondo settennato soprattutto a causa dell’età avanzata. Alle 14 dopo il forte pressing di tutti i partiti Giorgio Napolitano ci ripensa e accetta la sua ricandidatura.

Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate – recita la nota ufficiale-  e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la Nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità

monti-mario_napolitano_2013Quali saranno le condizioni poste? Di certo la formazione immediata di un governo di larghe intese che sia basata su un’alleanza  simile a quello di Mario Monti, basato sull’appoggio da parte di quello che rimane del Pd, dal Pdl, dalla Lega e da Scelta Civica.

Il Presidente della Repubblica ha chiesto certamente la stabilità del Paese. Ora toccherà a lui fare il punto delle relazioni che i dieci saggi hanno effettuato in questi giorni, decidere quali devono essere le basi di un nuovo governo e nominare il nuovo premier che dovrà garantire la stabilità in questa fase delicata dell’Italia. Tra i possibili nomi per il nuovo Presidente del Consiglio ci sarà certamente quello di Giuliano Amato, ma non si esclude nemmeno un nuovo mandato per Mario Monti. Del resto, quando il premier venne proposto come presidente del Senato, Napolitano disse no per evitare sovrapposizioni di incarico.


DOPO IL TERREMOTO DEL PARTITO DEMOCRATICO LE TRATTATIVE PER IL  NAPOLITANO BIS

Come si è arrivati al nome di Napolitano? Dopo il terremoto nel Pd nella notte e nelle prime ore del mattino sono state frenetiche le manovre per chiudere la partita. Il Pd, completamente suonato e rimbambito dalla doppia sconfitta di nome Marini e Prodi, non aveva un candidato forte e si è orientato su secondo mandato del Presidente Giorgio Napolitano. Una soluzione che ha portato tutti i principali partiti dell’emiciclo parlamentare (Pd- Pdl – Scelta Civica e Lega Nord) ad arrivare a un accordo. Di qui, mentre alla Camera si votava per il quinto scrutinio sono partiti i faccia a faccia.

L’incontro tra  Pierluigi BersaniGiorgio Napolitano c’è stato alle 11 di questa mattina. E’ stato confermato direttamente da una nota stampa del Quirinale ma il contenuto del colloquio resta top secret. Dopo il segretario dimissionario Pd al Colle è salito anche Silvio Berlusconi per fare la stessa richiesta.  Dopo il leader del Pdl c’è stato l’incontro anche con Mario Monti e con la Lega Nord. Alle 12.30 a chiedere una ricandidatura di Napolitano sono andati anche i governatori regionali.

Il Movimento Cinque Stelle e Sel (dopo aver votato compatta R. Prodi al quarto scrutinio) tornano però  a sostenere il giurista Stefano Rodotà. Nichi Vendola esclude in maniera totale l’appoggio alla ricandidatura di Giorgio Napolitano.

Non ci si può congedare dalla seconda Repubblica– ha sottolineato- resuscitando la prima. Dobbiamo incamminarci verso la Terza Repubblica votando Stefano Rodotà dimostrando di voler bene al Paese. Ora invece è  in corso tessitura larghe intese. Sta vincendo ipotesi restauratrice, non riformista. Ha vinto Berlusconi. Sciagura per Paese”.  Ora a Vendola resta una sola strada: rompere con il Pd. Ma anche il partito di Bersani si spaccherà di certo con la possibilità che la parte dei duri e puri possa allearsi con Sel per la formazione di una vera sinistra radicale in Parlamento. E intanto convoca un’assemblea di Popolo per l’8 maggio. No a Napolitano anche da  Fratelli D’Italia. La sua leader Giorgia Meloni ha dichiarato a Rainews 24: “Siamo contro il grande inciucio e per questo motivo non possiamo sostenere il nome di Napolitano pur rispettandolo come Presidente”.

Rodotà dal canto suo si dice deluso dall’atteggiamento della politica. Arrivando al teatro Petruzzelli di Bari dove è in corso l’evento la “Repubblica delle idee” con Ezio Mauro ha commentato la ricandidatura di Napolitano: “La mia storia si riconosce in quella della sinistra italiana“.

 

QUINTA VOTAZIONE: IL PD  SVENTOLA “SCHEDA BIANCA”  MENTRE IL PDL NON HA PARTECIPATO

Alla quinta votazione, nella fase di impasse,  i partiti hanno scelto di non scegliere. Gli unici che hanno votato, come dicevamo, sono il Movimento Cinque Stelle e Sel che hanno sostenuto Rodotà. Rinnovando l’appello anche ai parlamentari del Partito Democratico per il giurista. Dai d’alemiani, probabili franchi tiratori anche di Romano Prodi, arriva il no secco perché “è un candidato che divide”.

bersani_idiota_senza_fineIl Pd, come aveva annunciato la sera prima dopo le dimissioni di Pierluigi Bersani, ha votato scheda bianca. Stessa soluzione voluta anche dalla Lega Nord e da Scelta Civica. Quest’ultimo, nonostante avesse a disposizione il nome di Anna Maria Cancellieri, non ha voluto bruciarlo tenendolo in  caldo per le prossime votazioni, quando potrebbe essere condiviso anche dalle altre forze politiche. Soprattutto il centrodestra che non ha fatto mistero di gradire questa candidatura, a patto che sia condivisa da tutti.

Il Pdl che cosa ha fatto invece? Non avendo a disposizione un nome su cui convergere (le trattative sono ancora lunghe) ha deciso di non presentarsi in aula non partecipando alla votazione. Nel frattempo, dopo aver smaltito la sbornia delle dimissioni di Bersani, i parlamentari si sono riuniti per decidere una rosa di nomi da proporre al tavolo delle trattative con gli altri partiti dell’emiciclo.

Questi i risultati del quinto scrutinio: Stefano Rodotà 210 voti, Giorgio Napolitano 20, Rosario Monteleone 15, Emma Bonino 9, Anna Maria Cancellieri 3, Massimo D’Alema e Franco Marini 2 Le schede bianche sono state 445 quelle nulle 17, voti dispersi 11 . I votanti in aula erano 741.

Una curiosità: tra i nomi strampalati dopo  Antonio Cabrini, Giovanni Trapattoni, Francesco Guccini, Rocco Siffredi, Fiorello e Sophia Loren arriva anche quello di Francesco De Gregori.

 

DA PIAZZA MONTECITORIO IL GRIDO E’ UNANIME: “L’INCIUCIO NON LO VOGLIAMO”

La situazione  pre Napolitano certamente non piaceva ai cittadini. Nella giornata di oggi infatti si sono ritrovati nuovamente in piazza i sostenitori del Popolo Viola e del Movimento Cinque Stelle che chiedevano l’elezione di Stefano Rodotà. 

Insieme a loro, ma per chiedere un nome condiviso, anche gli elettori del centrodestra. Non hanno indicato un nome, aspettano che lo facciano i partiti, ma chiedono che venga eletto qualcuno condiviso da tutti.

Non abbiamo preferenze– gridano gli elettori del Pdl– vogliamo che venga eletto un Presidente della Repubblica. Il Paese è allo sfascio e ha bisogno di un Capo dello Stato e di un governo stabile. Basta chiacchiere”.

Il centrodestra è stato accontentato, non i pentastellati e i vendoliani che hanno continuato a protestare non solo a Roma ma in tutte le piazze italiane anche dopo che Giorgio Napolitano ha accettato la sua rielezione.

Le urla sono state contro quello che è stato definito un “vero e proprio stupro della democrazia”. “Noi l’inciucio non lo vogliamo San Vittore pensaci tu” è un’altra frase gridata in piazza Montecitorio. In serata alla protesta si è aggiunto anche il leader maximo del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo partito alla volta di Roma già durante la sesta votazione. “Vi aspettiamo a Montecitorio per prenderci il maltolto. E’ in atto un colpo di Stato vi aspetto a milioni. Quattro persone, Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti – scrive scrive ancora Grillo – si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti“,  questa la sua dichiarazione.  L’appuntamento è alle 19.30.

Non si esclude che la protesta contro l’inciucio possa continuare anche nei prossimi giorni.

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