MONTI/ Se bis sarà ecco già pronta la legge ad personam per andare con Udc, ex Pdl e Fli

Ormai manca solo l’ufficializzazione. La candidatura di Mario Monti, che dovrebbe arrivare domenica dopo le dimissioni (venerdì) e lo scioglimento delle Camere (sabato), è ormai più che una realtà. A dimostrarlo, più di ogni altra dichiarazione, è il decreto licenziato tre giorni fa dal consiglio dei ministri che permette ai vari movimenti di presentarsi alle elezioni con uno “sconto” sulla raccolta delle firme. Se dovesse infatti nascere un movimento pro Monti, alla lista non servirebbe alcuna sottoscrizione. Nei fatti, una vera e propria legge ad personam.

 

di Carmine Gazzanni

È ormai solo questione di giorni. Bisogna aspettare questo fine settimana (non di più) per avere l’ufficialità della candidatura di Mario Monti alle prossime politiche. Il premier, domenica probabilmente, smetterà le vesti da tecnico e si farà vedere per quello che è sempre stato: un politico. Né più né meno. Nel bene e nel male. Ormai, infatti, siamo agli sgoccioli della legislatura. Quasi sicuramente venerdì Monti salirà al Colle per consegnare le sue dimissioni a Napolitano e sabato il Presidente della Repubblica scioglierà le Camere. A questo punto nessun altro motivo frenerà il Professore dal parlar chiaro e dall’annunciare i suoi propositi politici ed elettorali.

Intanto, in questi giorni, l’andirivieni da Monti è stato frenetico. Bisogna infatti stabilire gli ultimi dettagli prima del grande lancio del nuovo movimento a sostegno del premier che, secondo indiscrezioni, conterrà già nel logo l’espressione “per Monti” o, meglio, “Italia per Monti”. Proprio ieri è stato Montezemolo ad incontrarlo. Il Presidente Ferrari ha messo in chiaro un aspetto: niente grande coalizione, ma quattro liste che riconoscono tutte come “capo politico” appunto Monti. Il motivo è presto detto: Montezemolo vuole creare una lista di montiani doc possibilmente estranei alla politica. Facce nuove, dunque, che mal si concilierebbero nello stesso partito di Fini o di Casini.

monti_bis_leggi_ad_personamEcco allora che le quattro liste autonome (sebbene sotto lo stesso tetto) dovrebbero essere l’Udc di Casini, Fli di Gianfranco Fini, una lista di montiani doc presieduta appunto da Montezemolo e, infine, quella degli ex Pdl che già da tempo hanno giurato amore eterno al Professore preferendolo al Cavaliere (Pisanu e Schifani su tutti). Discorso diverso dovrebbe essere fatto invece al Senato: un unico listone per evitare di rimanere fuori essendo lo sbarramento più alto (non al 4% come alla Camera, ma all’8%) e, stando agli ultimi sondaggi, nessuna delle quattro liste, per vie autonome, riuscirebbe ad entrare.

Ma al di là di ogni dichiarazione è il decreto partorito dal consiglio dei ministri tre giorni fa a dare concretezza alla candidatura di Mario Monti. Il testo in questione, composto da un solo articolo, “modifica, in caso di conclusione anticipata della legislatura, alcune norme sul numero di sottoscrizioni per la presentazione delle liste di candidati”. In altre parole, è il decreto partorito “con urgenza” per garantire il diritto alla partecipazione alle prossime politiche a tutti quei movimenti e partiti non presenti in Parlamento (dal M5S a Sel) che avrebbero dovuto raccogliere 60 mila firme autenticate prima di ricevere l’ok per la propria presentazione.

Ebbene, il testo prevede “la riduzione della metà del numero delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e dei candidati”. Da 60 mila firme, dunque, a 30 mila per partiti e movimenti non presenti in nessuno ei due rami parlamentari. Non solo: la riduzione, si legge, “è aumentata al 60% per i partiti e i movimenti politici che alla data di entrata in vigore del decreto sono costituiti in gruppo parlamentare almeno in una delle Camere” (norma valida per Fli e pochi altri minori). Infine, il decreto prevede l’esonero dalla sottoscrizione per tutte quelle forze politiche presenti sia alla Camera che al Senato (Pd, Idv, Pdl, Udc e Lega).

Ma ecco il punto. Stando al comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio, infatti, l’esonero non vale solo per i partiti e “gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare”, ma anche per le “componenti politiche interne costituite all’inizio della legislatura al momento della convocazione dei comizi. La questione è molto controversa. Da regolamento, infatti, le “componenti politiche” sono quelle presenti nel Gruppo Misto. Nulla vieta, però, di far riferimento – come ha denunciato il piddino Giandomenico Bresso – anche ai montiani del Pdl e di altre forze politiche che potrebbero confederarsi appunto in altre “componenti politiche”, poco prima della scadenza della legislatura (o appena dopo, ma comunque facendo leva sul decreto approvato). Come hanno denunciato anche i vendoliani, si tratterebbe di un esplicito trattamento di favore “ai centristi amici di Monti”. In questo modo, infatti, non solo Fini e Casini, ma anche la lista degli ex Pdl si troverebbe avvantaggiata dato che non dovrebbe raccogliere alcuna sottoscrizione. Un grosso aiuto visti i tempi stretti.

Per quanto riguarda invece la lista di montiani doc di Montezemolo, si potrebbe semplicemente far entrare qualche deputato centrista di qua (a Montecitorio) e qualche altro di là (a Palazzo Madama) e il gioco sarebbe bello che fatto. I nomi non mancano, tanto nel Pdl quanto nel Pd. Si tratta solo di aspettare qualche giorno. Dopodiché tutto sarà più chiaro. Liste, nomi, candidati. Il leader, invece, quello già si sa: non più il Monti tecnico (o paratecnico), ma quello politico. Da capo a piedi.

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